Tutti i bombardieri statunitensi schierati a RAF Fairford sono rientrati nelle loro basi negli Stati Uniti dopo una nuova minaccia ritenuta credibile, sopraggiunta a pochi giorni dagli arresti per un presunto piano iraniano contro l’installazione britannica. Un funzionario americano ha confermato il riposizionamento, precisando: “Possiamo ora riconoscere che tutti i bombardieri statunitensi che erano stati dispiegati a RAF Fairford sono stati ridislocati nelle loro basi di appartenenza negli Stati Uniti”.
La stessa fonte ha definito l’episodio un «incidente reale» e non ha offerto ulteriori particolari sulle motivazioni. Al tempo stesso, ha sottolineato quanto sia inusuale riportare i velivoli direttamente alle basi di origine invece di trasferirli in un’altra installazione della regione, un dettaglio che dà la misura della valutazione del rischio. Il ministero della Difesa britannico non ha rilasciato commenti.
Il ruolo di USA bombardieri RAF Fairford in risposta al piano iraniano
La base della Royal Air Force è punto di appoggio per i B-1 statunitensi impiegati nelle operazioni contro l’Iran ed è sede operativa dello US Global Strike Command, il comando responsabile delle capacità di attacco a lunga distanza. In parallelo, analisti e fonti militari leggono la scelta come segnale di cautela.
Alex Plitsas, esperto di sicurezza nazionale della CNN, ha stimato che sul sedime potessero essere presenti «diverse decine» di bombardieri. Intervistato da Ben Hunte a CNN Newsroom, ha collegato la portata del trasferimento alla minaccia: «Questo indica la credibilità e la gravità della minaccia complessiva alla base di cui stiamo parlando».
Gli arresti e i controlli sui veicoli
Il rientro è arrivato a ridosso degli arresti disposti nell’inchiesta sul presunto piano. Gli uomini fermati sono stati poi rilasciati su cauzione e la polizia ha chiarito che nei tre furgoni controllati non sono stati trovati esplosivi. Da qui anche le critiche pubbliche del presidente Donald Trump, sintetizzate in una frase: «Io non l’avrei fatto».
Nell’ambito delle stesse verifiche, un 25enne con doppia cittadinanza britannica e iraniana è stato arrestato giovedì. Il trasferimento dei velivoli è avvenuto mentre erano ancora in corso accertamenti e perquisizioni legate all’area della base.
Le accuse su Teheran e la smentita iraniana
Un’analoga valutazione della minaccia è arrivata da Marco Rubio, che in un’intervista a Fox News la scorsa settimana ha evocato «la mano di un attore straniero» dietro il presunto piano, senza indicare elementi di dettaglio. «Questo ci riporta alla realtà», ha aggiunto, richiamando i ripetuti avvertimenti legati agli interessi americani nel mondo.
Le autorità iraniane hanno negato qualsiasi coinvolgimento, definendo infondate le accuse. Giovedì, l’ambasciatore britannico a Teheran è stato convocato al ministero degli Esteri. Durante l’incontro, il viceministro Majid Takht-Ravanchi avrebbe esortato Londra a rivedere quello che ha definito un «approccio inappropriato» nei confronti dell’Iran.
