Electrolux ha consegnato al Mimit un piano rivisto con 90 milioni di euro di investimenti e il ritiro dei licenziamenti unilaterali annunciati. Al posto dei tagli, l’azienda mette sul tavolo un percorso di uscite su base volontaria, sostenuto da incentivi mirati.
Nel dettaglio, il programma prevede 1.250 uscite in tre anni: fino a 600 impiegati e 650 operai potranno aderire agli schemi incentivati. In parallelo è previsto il ricorso agli ammortizzatori sociali per accompagnare la transizione e gestire i carichi produttivi nelle diverse fasi del riassetto.
I rischi del precedente piano con Electrolux uscite volontarie
Il progetto iniziale contemplava più di 1.700 licenziamenti e, secondo la valutazione del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, un rischio elevatissimo di delocalizzazione o di vendita degli stabilimenti, incluso quello di Porcia. «Questo per noi era inaccettabile perché configurava un disastro sociale», ha dichiarato il ministro al termine del tavolo sulla vertenza.
Di fatto, Ciriani attribuisce al lavoro del governo il cambio di impostazione e definisce l’esito del confronto «un notevole passo in avanti». La sua apertura resta cauta: l’accoglienza del nuovo schema è, nelle sue parole, «per il momento».
Accordo e tempi: obiettivo entro ottobre
Sul fronte industriale, il ministro ha indicato la centralità dello stabilimento di Porcia nelle prospettive dell’azienda: «Il mio impegno personale, come quello del governo, è mantenere Porcia centrale nelle prospettive di Electrolux».
Detto questo, l’intesa va ancora costruita nei dettagli. Da qui l’obiettivo operativo fissato da Ciriani: chiudere l’accordo con l’azienda entro la fine di ottobre, mantenendo «l’attenzione comunque altissima per tutelare al meglio i lavoratori e la prospettiva industriale del bianco».
