Il documentario Naza: The real story, lungo 49 minuti e disponibile gratuitamente soltanto sul sito ufficiale, contesta da Israele il film di Yuval Abraham e Rachel Szor nei giorni del suo debutto in vari Paesi. La regia è del tenente colonnello Roi Danino, Hagai Gutman e Ariel Averbuch, come spiega il Jerusalem Post, che lo descrive come «una confutazione esplicita delle affermazioni fatte nel film originale da informatori anonimi».
Il confronto riguarda Naza, dedicato alla strategia sistematica dei raid dell’esercito israeliano a Gaza. Il documentario dei premi Oscar Abraham e Szor ha ricevuto il premio speciale della giuria all’83/a Mostra del Cinema di Venezia.
Da Israele arriva un film contro Naza
Il nuovo film è stato girato sui tetti di Tel Aviv ed è disponibile anche con sottotitoli in inglese. Raccoglie le testimonianze di alti ufficiali che hanno partecipato alla guerra di Gaza in diversi ruoli. Tra gli intervistati ci sono anche responsabili della catena di comando che autorizza i raid aerei e le altre operazioni.
Il documentario è stato realizzato con la collaborazione di comandanti e ufficiali dell’intelligence dell’Idf. Nella sezione di domande e risposte del sito, i realizzatori precisano: “Le testimonianze le diffondiamo così come le raccontano loro”.
Il film originale è stato contestato da una parte dell’opinione pubblica israeliana, da Netanyahu e da altri membri del governo. Ad Abraham e Szor sono arrivate anche minacce di morte.
Le tesi su Hamas e sulle regole per aprire il fuoco
La tesi del nuovo documentario è che Hamas combattesse dall’interno delle aree civili: miliziani senza uniforme, armi nelle case, nelle scuole, nelle moschee e in un ospedale, accessi ai tunnel dentro le abitazioni. Secondo il film, questa situazione avrebbe portato l’Idf a operare con regole d’ingaggio molto rigide.
Gli ufficiali intervistati, che compaiono in abiti civili, sostengono che i miliziani si togliessero uniformi e giubbotti per muoversi tra gli edifici come gli altri abitanti. Secondo una testimonianza, uno di loro si sarebbe persino finto ostaggio. A loro dire, la difficoltà di distinguere chi fosse armato avrebbe determinato le regole per aprire il fuoco.
Gli intervistati affermano che le autorizzazioni agli attacchi dipendevano dal grado, che le persone disarmate non dovevano essere colpite e che scuole e ospedali erano considerati siti sensibili. Sostengono inoltre che i civili venissero avvertiti di evacuare. Un ufficiale afferma che, in caso di dubbio, non sparavano.
Sull’emergenza alimentare, un intervistato sostiene di non aver mai visto un luogo in cui si patisse la fame o mancasse il cibo e attribuisce a Hamas l’appropriazione dei convogli umanitari. Sono le affermazioni dei militari raccolte nel documentario.
Gli incassi italiani e le uscite internazionali di Naza
In Italia il film di Abraham e Szor ha incassato oltre 2 milioni e 232 mila euro dall’esordio del 28 settembre, distribuito da I Wonder Pictures. Ha vinto anche il premio del pubblico per il miglior film europeo al Festival di San Sebastian.
La distribuzione nelle sale degli Stati Uniti si amplierà dal 9 ottobre, dopo il debutto a New York; l’uscita in Gran Bretagna è prevista a metà ottobre. Il film sarà disponibile gratuitamente a fine novembre sul sito del quotidiano britannico Guardian, che ne è coproduttore.
I Wonder Pictures ha smentito sui social la notizia, circolata sul web, di un imminente passaggio del documentario su RaiPlay e Rai Storia.
