Le mobilitazioni davanti alle scuole in Francia hanno provocato il ferimento di 65 dipendenti dell’Istruzione pubblica, tra cui 40 presidi, secondo il bilancio fornito venerdì mattina dal ministro Edouard Geffray. Anche 170 studenti sono rimasti feriti. Le proteste sono nate il 21 settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil, nella periferia di Parigi, dove gli studenti protestavano perché diversi posti da insegnante risultavano scoperti. Da lì i blocchi si sono diffusi spontaneamente ad altri licei dell’Île-de-France, anche attraverso social come Snapchat, Instagram e TikTok. Poi, si sono estesi al resto del Paese, accompagnati in diversi casi da incendi, aggressioni e scontri.
Il governo ha convocato una cellula di crisi e disposto la chiusura di oltre 400 istituti venerdì 2 ottobre, per i danni ai sistemi antincendio e i rischi per studenti e personale. Dove possibile, le lezioni proseguiranno a distanza.
Dalle richieste degli studenti agli incendi nelle scuole
Gli studenti e gli insegnanti denunciano professori assenti e non sostituiti, classi sovraffollate, edifici deteriorati e risorse insufficienti. La contestazione riguarda anche Parcoursup, la piattaforma per l’accesso all’università e all’istruzione superiore, accusata dagli studenti di aumentare la pressione negli ultimi anni delle superiori.
L’Union syndicale lycéenne chiede un reclutamento massiccio di insegnanti e un piano di emergenza per gli edifici scolastici. La mobilitazione interessava 338 licei martedì 29 settembre e 356 il giorno successivo. Giovedì, secondo Le Monde, erano coinvolti in forme diverse più di mille istituti, quasi uno su quattro nel Paese.
Gli scontri con le forze dell’ordine hanno interessato diverse città, tra cui Marsiglia, Nantes, Strasburgo e Tolosa. Un incendio ha distrutto il salone d’ingresso del liceo Nelson-Mandela di Nantes. A Marsiglia, il preside di un liceo e alcuni collaboratori sono stati aggrediti e cosparsi di benzina.
Il ministero dell’Interno ha registrato nella sola giornata di giovedì 305 feriti tra poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco, oltre ai bilanci relativi al personale scolastico e agli studenti.
I fermi in Francia e il ritiro delle quote d’iscrizione
Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha dichiarato che circa 2mila persone sono state poste in stato di fermo dall’inizio delle mobilitazioni: il 90% è minorenne. Circa un terzo dei fermati, secondo il ministro, è stato trattenuto per violenze contro le persone.
Il ministero dell’Interno aveva comunicato giovedì 1.949 arresti nella sola giornata, principalmente per violenze, assembramenti e aggressioni contro persone depositarie dell’autorità pubblica. Darmanin ha chiesto ai procuratori una risposta penale ferma e proposto di coinvolgere la responsabilità civile delle famiglie: i genitori dei minorenni responsabili delle devastazioni dovrebbero pagare i danni alle scuole.
Il governo ha anche ritirato una misura del bilancio 2027 contestata dagli studenti. Prevedeva quote d’iscrizione di 178 euro per i BTS e di 270 euro per le classi preparatorie alle Grandes Écoles, destinate agli studenti senza borsa di studio. Geffray ha annunciato il ritiro giovedì sera.
Il ministro ha riconosciuto la legittimità iniziale del movimento, sostenendo però che successivamente sia stato preso in ostaggio da gruppi violenti. Venerdì incontrerà le associazioni studentesche, i rappresentanti dei genitori e le organizzazioni del personale scolastico.
Le accuse a La France Insoumise di Mélenchon
Il governo ed esponenti della destra e dell’estrema destra hanno accusato La France Insoumise, il partito di Jean-Luc Mélenchon, di avere alimentato le proteste. Secondo quanto riferito da Reuters, durante la riunione di crisi i servizi di intelligence avrebbero indicato il partito e gruppi dell’ultrasinistra come soggetti che avrebbero contribuito ad avviare e sostenere la mobilitazione.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha sostenuto che alcuni protestanti si sarebbero spostati da una scuola all’altra per fomentare gli scontri. La France Insoumise ha respinto le accuse. Il deputato Louis Boyard ha invece accusato il governo di avere aggravato la situazione con la repressione delle manifestazioni e una retorica eccessivamente aggressiva.
Secondo Le Monde, alle proteste partecipano gruppi molto diversi fra loro: dagli studenti che chiedono risorse per la scuola alle persone estranee agli istituti coinvolte negli scontri. Le mobilitazioni stanno iniziando a interessare anche alcuni campus universitari.
Prevista la mobilitazione nazionale
Martedì 6 ottobre è prevista una nuova giornata di mobilitazione in tutta la Francia, indicata come il possibile “atto 3” della protesta studentesca. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha detto di temere nuovi episodi di “violenza urbana” in concomitanza con le manifestazioni
