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Spagna, bocciati i decreti sulla casa. Sánchez sotto pressione

Dopo il voto alle Cortes cresce la richiesta di elezioni anticipate il 29 novembre, con migliaia di manifestanti ancora in piazza a Madrid

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Sánchez parla delle nuove misure sull'uso dei social per i minori in Spagna

Pedro Sánchez | Shutterstock - alanews

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Il governo di Pedro Sánchez incassa una nuova battuta d’arresto sul fronte dell’emergenza abitativa. Le Cortes hanno respinto questa mattina i due decreti legge approvati dall’esecutivo dopo lo sfratto dell’87enne Maricarmen, avvenuto la scorsa settimana e diventato in Spagna un caso simbolo, provocando un’ampia reazione dell’opinione pubblica. A risultare decisivo è stato il voto contrario di Junts de Catalunya, il partito di centro-destra dell’esiliato Carles Puigdemont, che aveva già annunciato la propria posizione alla vigilia.

La maggioranza di Sánchez non regge

La coalizione che sostiene il premier socialista non è riuscita quindi a raccogliere i voti necessari per approvare i provvedimenti. Dopo la bocciatura, aumentano le pressioni su Sánchez affinché convochi elezioni anticipate il 29 novembre, anche se questa data rimane per ora soltanto un’ipotesi.

Intanto la protesta contro l’emergenza abitativa prosegue anche nelle strade. Migliaia di persone sono ancora riunite nella centrale Puerta del Sol, a Madrid. Il Comitato delle inquiline, che coordina la mobilitazione, ha inoltre annunciato per domani, 3 ottobre, manifestazioni contemporanee nella capitale e in altre 22 città spagnole.

Cosa prevedevano i decreti sulla casa

Secondo il governo di coalizione formato da Psoe e Sumar, i due provvedimenti avrebbero dovuto contrastare le speculazioni immobiliari, frenare la crescita degli affitti turistici e impedire gli sfratti delle persone in condizioni di vulnerabilità. Uno dei punti più contestati dalle forze di destra era il meccanismo che avrebbe previsto il rinnovo automatico e senza una scadenza prefissata dei contratti di locazione. Junts aveva invece presentato una proposta alternativa, orientata a rafforzare le garanzie per i proprietari degli immobili.

L’esecutivo era riuscito a ottenere con difficoltà l’appoggio di quasi tutte le forze che compongono la propria maggioranza, tra cui il Partito nazionalista basco, Esquerra Republicana e Podemos. La scelta di Junts di votare contro ha però fatto venire meno i numeri necessari.

Rodriguez Garcia: “È il momento di fermare la speculazione”

Ad aprire il dibattito è stata la ministra per l’Edilizia abitativa Isabel Rodriguez Garcia, che ha posto l’accento soprattutto sulle difficoltà affrontate dai giovani nel mercato immobiliare. “I giovani sono sequestrati nel mercato degli affitti. È arrivato il momento di porre fine alla speculazione”, ha dichiarato la ministra. Nel suo intervento si è rivolta anche al Partito Popolare, attaccandolo sulla questione degli immobili acquistati dai grandi fondi. “Siete la peggiore destra di tutta l’Europa. Quando un fondo avvoltoio acquista un intero palazzo e butta fuori in mezzo alla strada gli inquilini per fare alloggi turistici, non chiede cosa votano”, ha affermato.

Il Partito Popolare: “Bisogna costruire nuove abitazioni”

Dall’opposizione è arrivata invece una contestazione centrata sulla necessità di aumentare l’offerta di abitazioni. Il vice-presidente del Partito Popolare, principale forza di opposizione di centro-destra, era intervenuto circa un’ora prima di Sánchez accusando socialisti e Sumar di non aver risolto l’emergenza durante gli otto anni trascorsi al governo.

Secondo l’esponente del Partito Popolare, uno dei principali problemi sarebbe proprio l’assenza di una pianificazione sufficiente per la costruzione di nuovi alloggi. “Il costo della casa non si abbassa con un decreto, ma costruendo nuovi alloggi”, ha sostenuto nel corso del dibattito.

L’appello finale di Sánchez alle famiglie

Al termine della discussione parlamentare, Sánchez ha difeso la necessità dei decreti e ha respinto l’idea che le misure contenute nei provvedimenti rappresentassero una posizione estremista. “Non c’è alcun estremismo in essi”, ha affermato il premier. Il leader socialista ha quindi rivolto un ultimo appello ai deputati, chiedendo loro di mettere da parte per un momento le convenienze politiche e di considerare la situazione delle famiglie alle prese con l’aumento degli affitti.

“Per un momento dimenticatevi del calcolo politico… Pensate alle famiglie che vivono in angoscia perché continuano ad aumentare gli affitti… Queste persone esistono, sono i nostri compatrioti, indipendentemente da chi votano nelle urne…”, ha detto Sánchez. Il premier ha concluso invitando i parlamentari a considerare le conseguenze delle proprie decisioni: “Chiedo ai membri del Parlamento di pensare al popolo, li imploro di essere coraggiosi. La storia vi giudicherà”.

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