Maricarmen Abascal, 87 anni, ha lasciato mercoledì mattina il suo appartamento nel quartiere madrileno del Retiro su una barella, accompagnata dai sanitari del Samur. Lo sfratto dall’abitazione di calle Alcalde Sainz de Baranda è stato eseguito al quarto tentativo, dopo 71 anni trascorsi in quella casa. Dietro il cordone della polizia, centinaia di persone le gridavano: «Maricarmen, non sei sola».
La polizia antisommossa ha liberato l’ingresso con cariche e agenti irritanti per consentire l’accesso alla commissione giudiziaria. Centinaia di persone avevano dormito davanti al palazzo da martedì sera per tentare di impedire lo sfratto. Con loro c’erano militanti dei sindacati degli inquilini e personaggi dello spettacolo, fra cui l’attore Carlos Bardem e la cantante Ana Belén. «Ho vissuto qui 71 anni. Non voglio andarmene», aveva detto Maricarmen poche ore prima.
Maricarmen sfratto Madrid dopo otto anni di contratto e causa
La pensionata, che ha una disabilità riconosciuta del 50 per cento e ormai si muove in sedia a rotelle, abitava nell’appartamento dal 1956, quando vi era entrata bambina. La sua storia è diventata in Spagna uno dei simboli della crisi della casa.
Il contratto con il vecchio affitto protetto era stato firmato dal padre ed era poi passato alla madre, prima di arrivare a lei. Il cambio di proprietà dell’edificio ha dato inizio a una battaglia giudiziaria durata otto anni. La società Urbagestión Desarrollo e Inversión sosteneva che la seconda successione nel contratto non fosse valida. Maricarmen aveva vinto in primo grado, ma la sentenza era stata ribaltata in appello. Il Tribunale Supremo ha infine dato ragione alla proprietà.
Il valore dell’abitazione era cambiato nel corso degli anni. Maricarmen aveva ricevuto nel 2020 un’offerta per acquistare l’appartamento a 247 mila euro, una cifra fuori dalla sua portata. La nuova proprietà le aveva poi chiesto un affitto di 2.650 euro al mese, dichiarandosi successivamente disponibile a scendere a 1.650 euro. La pensionata pagava circa 500 euro e vive con una pensione di 1.350 euro.
Una nota scrittrice, rimasta anonima, si era offerta di coprire la differenza senza limiti di tempo. Neppure questa disponibilità aveva consentito di raggiungere un accordo.
L’intervento dell’Onu e la sistemazione temporanea
Il caso era arrivato anche alle Nazioni Unite. Il Comitato dell’Onu competente aveva chiesto alla Spagna, a giugno, di sospendere lo sfratto oppure di garantire alla donna una sistemazione adeguata in attesa della sua esecuzione. Anche il ministero spagnolo della Casa aveva tentato una mediazione. Nessuno di questi interventi è riuscito a fermare definitivamente il procedimento.
Maricarmen ha lasciato l’appartamento con i suoi effetti personali raccolti nelle scatole. Dopo l’uscita dal palazzo è stata portata all’ospedale Gregorio Marañón. Ha rifiutato il posto gratuito d’emergenza in una residenza offerto dal Comune e, almeno temporaneamente, dovrebbe essere ospitata da un parente.
La storia ha scosso la Spagna, ma non è un caso isolato: le vicende simili sono già migliaia. Il peso degli affitti in Europa emerge anche dal confronto fra i canoni medi e gli stipendi medi nei centri delle grandi città, dove la spesa per un’abitazione assorbe una quota del reddito ben superiore alla soglia del 30%.
Il rapporto tra affitti e stipendi nelle città europee
Nei centri di Madrid e Barcellona l’affitto medio equivale al 74% dello stipendio medio. A Milano il rapporto è del 72%, a Roma del 65%. Lisbona arriva al 116%: il canone supera quindi un intero stipendio. Nessuna delle città riportate dal Consiglio europeo scende sotto il 30%, la soglia oltre la quale l’affitto comincia a pesare troppo sul bilancio personale.
La crescita dei costi riguarda anche l’acquisto di un’abitazione. Dal 2015 i prezzi delle case nell’Unione europea sono aumentati in media del 60%; in alcuni Paesi sono più che triplicati. Gli affitti e le bollette continuano a salire, senza che i redditi tengano il passo.
La casa assorbe oggi quasi un quinto del reddito di una famiglia europea media. Circa un europeo su dieci non riesce a pagare puntualmente l’affitto o il mutuo. Nelle grandi città la pressione è maggiore: un abitante su dieci destina all’abitazione più del 40% di ciò che guadagna.
La situazione rischia di aggravarsi con l’aumento della popolazione urbana: entro il 2050 l’83% degli europei vivrà in città, proprio nei luoghi in cui trovare una casa a un prezzo accessibile è già più difficile.

La proposta della Commissione europea sulla casa
Le politiche abitative competono soprattutto ai governi nazionali e agli enti locali. Gli effetti della crisi, però, riguardano tutta l’Unione europea: il costo della casa frena la mobilità dei lavoratori e rende più difficile l’accesso al lavoro e allo studio. Si allargano anche le disuguaglianze fra regioni, gruppi sociali e generazioni.
La Commissione europea ha proposto il 9 settembre l’Affordable Housing Act. L’intervento punta ad aiutare gli Stati membri a rendere le abitazioni più accessibili e disponibili, partendo dalle zone sottoposte alla maggiore pressione abitativa.
La proposta passa ora al Consiglio e al Parlamento europeo per l’esame.
