L’ex procuratore speciale Jack Smith è chiamato a difendere le inchieste su Donald Trump davanti alla Commissione Giustizia del Senato, nell’audizione convocata per martedì 29 settembre alle 9, ora di Washington. I repubblicani contestano i metodi investigativi e l’acquisizione dei dati telefonici e delle comunicazioni dei membri del Congresso.
La maggioranza repubblicana ha intitolato l’audizione “Vigilanza sull’abuso di autorità di Jack Smith, sugli attacchi mirati ai repubblicani e sulle questioni connesse”: al centro, dunque, un presunto abuso di autorità e il presunto uso delle indagini contro gli esponenti repubblicani. Jack Smith non rinnega le proprie decisioni e, nel discorso preparato per il Senato, difende il lavoro del suo ufficio.
Le due inchieste federali su Trump
Le indagini portarono a due incriminazioni federali: una riguardava i tentativi di sovvertire l’esito delle elezioni presidenziali del 2020, l’altra la gestione dei documenti classificati conservati a Mar-a-Lago dopo la fine del primo mandato alla Casa Bianca.
Trump ha sempre respinto le accuse e sostenuto, insieme ai suoi alleati, che le inchieste fossero motivate politicamente. Smith contesta questa lettura: le decisioni del suo ufficio, ribadisce, furono determinate dalle prove raccolte.
“Se mi venisse chiesto se perseguirei un ex presidente sulla base degli stessi fatti di oggi, lo farei a prescindere dal fatto che quel presidente fosse repubblicano o democratico”, sostiene Smith nel discorso preparato per l’audizione.
Entrambi i procedimenti sono stati chiusi prima del processo. Dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, Smith abbandonò il caso federale sulle elezioni richiamando la posizione del Dipartimento di Giustizia: un presidente in carica non può essere sottoposto a procedimento penale federale.
I tabulati telefonici e i messaggi del Congresso
L’acquisizione dei tabulati telefonici riconducibili ai membri del Congresso nell’indagine denominata «Arctic Frost» è uno dei punti più contestati. Il presidente della Commissione Giustizia, il repubblicano Chuck Grassley, ha pubblicato negli ultimi mesi una serie di documenti, sostenendo che l’inchiesta abbia oltrepassato i propri limiti.
Smith ha confermato che il suo ufficio richiese alcuni dati alle compagnie telefoniche. Ha però difeso quelle richieste come strumenti investigativi legali, normalmente utilizzati nelle indagini penali federali.
Un’altra contestazione riguarda i messaggi inviati dai parlamentari e dai senatori ai funzionari della Casa Bianca dopo le elezioni del 2020. I documenti diffusi dalla maggioranza repubblicana della Commissione indicano che il gruppo investigativo ebbe accesso anche al contenuto delle comunicazioni provenienti dai membri del Congresso. Secondo Chuck Grassley, le modalità del loro esame sollevano interrogativi sulle tutele previste per l’attività parlamentare.
La risposta alle minacce di nuove iniziative giudiziarie
Smith intende utilizzare la testimonianza anche per denunciare quella che considera una pressione crescente su chi ha lavorato alle indagini. Nel discorso preparato sostiene che alcuni funzionari pubblici siano stati minacciati di indagini perché considerati avversari del presidente e denuncia le conseguenze subite da alcuni funzionari di carriera coinvolti nei suoi procedimenti.
Alle ipotesi di nuove iniziative giudiziarie nei propri confronti risponde: “Non mi lascerò mettere a tacere dalle continue minacce di persecuzione da parte del presidente o di altri”.
L’audizione arriva a quasi due anni dalla conclusione del suo incarico. I repubblicani chiedono di fare luce sui limiti e sui metodi delle inchieste; Smith sostiene di aver agito secondo le regole del Dipartimento di Giustizia e sulla base delle prove raccolte.
