La Svizzera non renderà più rigida la sua storica neutralità. Gli elettori hanno bocciato l’iniziativa popolare che chiedeva di inserire nella Costituzione una definizione più restrittiva del principio che da secoli caratterizza la politica estera del Paese. Secondo la proiezione dell’istituto gfs.bern per la radiotelevisione pubblica SRG, il 71% dei votanti ha detto no, contro il 29% favorevole.
L’iniziativa popolare in Svizzera
Il voto di domenica 27 settembre non metteva in discussione la neutralità della Confederazione in sé, ma il modo in cui deve essere applicata. La proposta, promossa da Pro Svizzera insieme ad alcuni esponenti dell’Unione Democratica di Centro (UDC), chiedeva infatti di trasformare quella che oggi è una politica applicata con un certo margine di discrezionalità in un insieme di vincoli più rigidi.
Una modifica che avrebbe avuto conseguenze concrete anche sulla posizione della Svizzera nei conflitti internazionali, a partire dalla guerra in Ucraina: Berna avrebbe avuto molte meno possibilità di adottare autonomamente sanzioni economiche contro uno Stato coinvolto in una guerra.
Cosa prevedeva
L’iniziativa chiedeva di definire esplicitamente nella Costituzione la neutralità svizzera come “permanente e armata”. Il Paese non avrebbe potuto aderire ad alleanze militari o di difesa e avrebbe dovuto limitare fortemente anche la cooperazione con queste organizzazioni, salvo nel caso di un attacco militare diretto alla Confederazione o della preparazione di un’aggressione.
Ma uno dei punti più discussi durante la campagna referendaria riguardava soprattutto le sanzioni internazionali. La proposta avrebbe impedito alla Svizzera di adottare autonomamente misure economiche o diplomatiche contro Stati belligeranti, fatta eccezione per gli obblighi derivanti dalle Nazioni Unite.
La questione delle sanzioni alla Russia
Dopo l’invasione russa del febbraio 2022, il governo di Berna aveva deciso di adottare le sanzioni dell’Unione europea contro Mosca. Una scelta contestata dai promotori dell’iniziativa, secondo i quali la decisione avrebbe compromesso la posizione neutrale del Paese.
Con l’approvazione del referendum, in una situazione analoga la Svizzera non avrebbe più potuto seguire autonomamente le sanzioni europee. Quelle decise dal Consiglio di sicurezza dell’Onu sarebbero invece rimaste possibili, ma la Russia, in quanto membro permanente, dispone del diritto di veto.
L’ iniziativa avrebbe limitato la cooperazione con la NATO
La proposta avrebbe avuto conseguenze anche sui rapporti tra la Svizzera e la NATO. Berna non fa parte dell’Alleanza Atlantica, ma collabora con essa dal 1996 attraverso il programma Partnership for Peace, partecipando ad attività di cooperazione, formazione ed esercitazioni congiunte.
L’iniziativa chiedeva invece di inserire nella Costituzione il divieto di aderire ad alleanze militari e di cooperare militarmente con queste ultime, salvo nel caso di un attacco diretto o imminente contro la Svizzera. La sua approvazione avrebbe quindi ristretto anche il margine di collaborazione con la NATO.
Svizzera, chi proponeva l’iniziativa e chi la contestava
L’iniziativa era stata depositata da Pro Svizzera e da alcuni esponenti dell’UDC, partito della destra conservatrice e nazionalista svizzera. Tra i sostenitori della proposta figurava anche l’ex consigliere federale Christoph Blocher, storico esponente dell’UDC.
Il sostegno politico, però, è rimasto sostanzialmente circoscritto a quell’area. Tutti gli altri principali partiti, dalla sinistra al centro, avevano raccomandato di votare no, così come il Consiglio federale e il Parlamento. Al Consiglio nazionale l’iniziativa era stata respinta con 124 voti contro 65 e cinque astensioni, mentre al Consiglio degli Stati i contrari erano stati 29 e i favorevoli 10, con cinque astensioni.
Il governo aveva sostenuto che fissare nella Costituzione una definizione così dettagliata avrebbe privato Berna della possibilità di adattare la propria politica estera ai cambiamenti dello scenario internazionale.
Il 71% boccia la neutralità più rigida
La sconfitta dell’iniziativa era stata anticipata dai sondaggi, ma le prime proiezioni indicano un distacco ancora più netto. Nell’ultima rilevazione SRG prima del voto, realizzata da gfs.bern, il 63% degli intervistati era contrario alla proposta e il 34% favorevole.
Secondo la proiezione diffusa domenica dopo la chiusura delle urne, i no sono invece arrivati al 71%. I primi dati cantonali mostrano un’opposizione particolarmente forte in diverse aree del Paese: a Zurigo il no è indicato intorno al 74%, nel canton Vaud al 72,3% e a Neuchâtel al 73,4%. In Argovia, dove il conteggio risulta già definitivo, la proposta è stata respinta dal 70,4% dei votanti.
