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Francesca Pascale: “Politicamente il più pericoloso è Tajani, è come le acque torbide. Vannacci non ha ombre. Meloni? Mi fido di lei, mi piace molto e non l’avrei mai detto”

"Penso che le persone di buon senso che vogliono votare a destra votino Giorgia Meloni. Berlusconi? Le battute che usava ieri, oggi sarebbero stridenti. E su Tajani: "Comanda, non governa, e io ho bisogno di essere ispirata e guidata. Sogno di far rinascere Forza Italia"

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Francesca Pascale

Intervista a Francesca Pascale (Credits Alanews)

Carmela Cassese di Carmela Cassese

Giornalista. Amo raccontare le storie che mettono al centro le persone, con un occhio sempre attento alla TV e al mondo dello spettacolo.

Francesca Pascale analizza ad alanews lo stato del centrodestra, la linea di Forza Italia e la distanza tra il linguaggio del palazzo e la società civile sui diritti civili.

Dopo le polemiche sulle ‘gonne un po’ più lunghe’, il ministro Tajani si è scusato definendosi ‘un uomo d’altri tempi’ che rispetta le donne. A stretto giro è intervenuto anche Roberto Vannacci con una battuta, dicendo che tra gonna corta e lunga preferisce ‘senza gonna’. Le scuse di Tajani le ritiene sufficienti e sincere? Da donna e attivista, al di là delle scuse, cosa rivelano queste esternazioni sul linguaggio e sulla cultura della destra oggi?

Per me le scuse sono inutili perché io non mi sono sentita offesa, mi sono sentita avvilita rispetto a un ragionamento compiuto, qualcosa in cui lui crede fortemente. E mi dispiace vedere che la politica si sia arenata su questa generazione che ha ancora l’ideologia per cui la donna debba essere in qualche modo o giudicata, o debba rassicurare per essere credibile. Io voglio essere libera esattamente come gli uomini, come ci stiamo dicendo noi donne da troppo tempo.

Questo è stato un ragionamento secondo una logica ben ponderata, e più che le scuse credo si debba rispettare il suo punto di vista, perché è stato calmo nell’esporlo, quindi ci crede. Tajani non giocava a differenza di Berlusconi, perché purtroppo non riesce neanche a essere simpatico, quello è un talento e lui non ce l’ha, come non ce l’hanno tanti, e non è una colpa. È avvilente sentirsi giudicata da un signore che misura la credibilità delle donne con la lunghezza della gonna o che mi deve dire come bisogna vestirsi. Il primo che dovrebbe offendersi è il figlio, che deve chiedere al padre consigli sulle donne. Più che il partito credo sia l’età, un fatto generazionale. Siamo molto più avanti, e la politica invece di adeguarsi ai linguaggi dell’attualità torna indietro.

In Senato le senatrici dell’opposizione si sono presentate in minigonna per rispondere al ministro Tajani. Lei condivide questa protesta simbolica?

Al netto delle polemiche, io ci ho giocato molto su quello che è stato detto, un po’ come tutti, perché fa gioco; ma fa anche quel pizzico di rivoluzione, perché ribellarsi a questo sistema significa dire a questo metodo e a questo linguaggio che non c’è più spazio per loro. Lo strumento della ribellione lo rispetto a prescindere. Per me però è inutile indossare oggi le minigonne dopo Tajani, dopo tanti anni di battaglie. Qui rendo grazie alle femministe e alla sinistra che ha combattuto per i diritti civili contro chi era contrario alle uguaglianze. Però poi alla fine abbiamo visto che l’unica donna di destra che governa questo Paese, l’unica Presidente del Consiglio donna, accusata di essere fascista, contro le donne, alla fine ci ha dato la legge sul femminicidio, e non è cosa da poco. Considero più importante la legge sul femminicidio che la minigonna come risposta a Tajani. L’unica risposta che mi aspetto riceva presto è quella dell’elettorato. La credibilità è a zero. Credo sia abbastanza adulto e vaccinato per rendersene conto.

Giorgia Meloni ha minimizzato dicendo che quella di Tajani era solo ‘una frase uscita male’ e che non va ingigantita. Come giudica questo ridimensionamento da parte della prima donna Premier della storia italiana?

Lo giudico come è giusto che sia nel linguaggio politico, perché si parla del Premier e del suo Vicepremier e Ministro, e sicuramente dalle sue parole ho percepito disappunto. Ma poi nei fatti la Meloni risponde, prima di tutto perché porta i pantaloni meglio di Tajani. E già il fatto che abbia definito la sua una “frase uscita male” a me basta per capire la differenza profonda che c’è tra la Meloni e Tajani.

Lei critica queste battute, ma la storia di Silvio Berlusconi è stata piena di ironia e barzellette sulle donne

Sì, Berlusconi con le donne ha spesso ecceduto nell’ilarità, e per qualcuno persino nella mancanza di tatto; dagli errori, però, si può imparare. Berlusconi, con tutto il suo carisma e il suo potere elettorale, economico e sociale, in quel caso ha sbagliato, e nemmeno a lui sono stati perdonati quel sistema, quel linguaggio e quel modo di ragionare. Capiamo quindi che quel ragionamento è sbagliato e non ripetiamolo. Non possiamo usare l’alibi che Berlusconi stesse solo scherzando, quando lo faceva sbagliava anche lui, perché la politica, attraverso il linguaggio, determina e crea cultura. Le battute che usava ieri, oggi sarebbero stridenti, perché c’è stata un’evoluzione del linguaggio ed è giusto che sia così, la rispetto.

Cosa pensa del fenomeno Vannacci?

Io non credo che lui la pensi davvero così. Vannacci è un uomo che, anche se non condivido nulla di ciò che dice, ha fatto una carriera importante e ha un curriculum di tutto rispetto: non può avere davvero quel tipo di pensiero nella vita reale. Credo sia, oltre che intelligente, un furbacchione. Parla alla pancia della gente e intercetta gli scontenti, quelli che s’illudono che basti votare qualcuno per risolvere tutto subito. Purtroppo non funziona così. Non credo che il suo consenso durerà a lungo, quando il successo è troppo veloce, altrettanto rapida sarà la discesa, come abbiamo visto con i 5 Stelle. Penso che le persone di buon senso che vogliono votare a destra votino Giorgia Meloni. Quelli che si sentono liberali invece si dividono tra Forza Italia, Calenda e Marattin. Tra liberali bisognerebbe fare una federazione invece di stare divisi, ma purtroppo spesso prevale il proprio io.

Lei ha speso recentemente parole di elogio per la stabilità del governo Meloni dicendo che Berlusconi ne sarebbe stato orgoglioso. In passato ci sono stati dei suoi però giudizi molto duri. Cosa ha rappresentato la sua presenza a Bari?

Per me la presenza a Bari significava la fiducia e la credibilità che ho nei confronti di un centrodestra unito, che si impegna a non far vincere il campo largo e con esso il viva Hamas che mi terrorizza. Certo, ho un po’ di tristezza nel cuore perché quella folla straordinaria ero abituata a viverla con Silvio Berlusconi, e mi spiace vedere che Forza Italia ha perso quell’entusiasmo e non ci crede più. La stabilità di Governo è molto importante, c’è bisogno di continuità e la fiducia si basa anche nel tempo.

Qual è stato il punto di rottura con Forza Italia?

Ho deciso di non tesserarmi più da quando Silvio Berlusconi è venuto a mancare che ne era non solo il fondatore ma anche il valore portante di come ci si comporta in un partito e in una coalizione. Lui era il primo che dicevo mi faccio concavo e convesso nei confronti del mio alleato. Oggi non c’è più una federatore del centrodestra che si impegna per l’unità: ognuno pensa al proprio “io” e facciamo fatica a sentirci davvero uniti come ai tempi della Casa delle Libertà. Manca il senso di appartenenza a un valore liberale. Tajani comanda, non governa, e io ho bisogno di essere ispirata e guidata, non comandata.

Sui diritti civili si avverte spesso una sintonia con le posizioni espresse da Marina Berlusconi. Vede in lei un’erede?

Marina Berlusconi ha un ruolo non elettivo, anche perché per fare politica bisogna nascere con quella vocazione, mentre i figli di Berlusconi fanno benissimo altro nella vita. Vedo però in lei un’erede morale, una portatrice autentica dei valori del papà. Guai se non ci fosse la sua voce in campo, in tal caso saremmo veramente orfani.

Tra la gestione di Antonio Tajani e l’avanzata identitaria di Roberto Vannacci, qual è il profilo che ritiene più pericoloso?

Politicamente non ho dubbi, il più pericoloso è Tajani. È come le acque torbide, sembrano tranquille e poi ti portano in profondità. Vannacci è chiaro, nitido, non ha ombre. Che piaccia o no, è un prodotto che non si nasconde dietro un dito. Tajani invece vuole dare l’impressione del padre nobile, del democristiano rassicurante, ma non lo è affatto. Il suo carattere è l’opposto di quello che mostra.

Quale appello lancerebbe a Giorgia Meloni?

A Giorgia Meloni direi di guardare la società civile che è molto più avanti della paura che forse ha la sua coalizione nell’affrontare i diritti umani e civili. Questo non significa abbracciare l’ideologia woke e chiamarci tutti con l’ultima lettera mozzato perché altrimenti ci offendiamo, ma significa rispettare la libertà e l’individualità di ciascuno, indipendentemente dai tuoi valori.

Dove si vede e come tra 10 anni Francesca Pascale?

Mi vedo in Toscana, vicino alle mie sorelle. Mi vedo serena e felice di aver vissuto una vita sui generis: sono felice di tutto quello che ho vissuto. Però adesso il mio sogno personale è quello di far rinascere Forza Italia.

Come si fa?

Per riuscirci basterebbe davvero poco, servirebbe un atto di responsabilità da parte di Tajani e dei suoi uomini, prendendo atto dell’insuccesso elettorale e di una guerra interna che si è fatta ormai fratricida. Basterebbero un po’ di consapevolezza e un passo di lato, così da lasciare spazio a nuove leve, a nuovi eletti e alle forze della società civile. Solo così, tutti insieme, si potrebbe ricostruire un partito forte e credibile, mettendo da parte le beghe per concentrarsi sui contenuti e tornare a parlare dei grandi temi liberali: economia, scuola, sanità e sicurezza. Oggi assistiamo a una polarizzazione sbagliata. I diritti civili vengono bollati come un’esclusiva della sinistra, mentre la sicurezza viene considerata una bandiera della destra. Il risultato è che se un cittadino chiede sicurezza perché non la percepisce e si ribella, viene subito etichettato come fascista o razzista. Io non mi fido del modello Sánchez e di conseguenza non mi fido del campo largo che lo applaude; ed è per questo che la mia attenzione è tutta rivolta a ciò che fa l’attuale maggioranza. Devo ammetterlo, non avrei mai immaginato che in questa coalizione avrei guardato con rispetto a un partito così di destra come quello di Giorgia Meloni. Più che della struttura di partito, mi fido di lei: mi piace molto ed è qualcosa che non avrei mai creduto di dire, considerando che non l’ho mai votata, anzi.

Farà un passo indietro Tajani?

Me lo auguro, perché al di là di quello che posso pensare politicamente di lui, credo sia una persona perbene e non penso odi Forza Italia. Se però continua su questa strada, finisce per dimostrare esattamente il contrario.

Una domanda più personale, oggi lei che donna è?

A volte ci penso e mi sembra di essere nata da sempre così, con queste vesti. Se non avessi incontrato Silvio Berlusconi la mia vita sarebbe stata completamente diversa, ma non sarebbero state diverse le mie scelte: ho iniziato a fare politica tra le mura domestiche, ribellandomi al patriarcato che vivevo in casa. L’istinto della ribellione mi ha portata alla militanza. Negli ultimi tempi mi capita di pensarmi da piccola, penso a quella bambina e l’abbraccio. Spesso mi sono sentita sola; ho avuto due sorelle splendide, eppure a volte la vita ti porta comunque a trovarti sola lungo il percorso e nella comprensione delle cose. Sono diventata la donna che volevo essere perché desideravo prima di tutto essere libera. Mi fa male anche solo pensarci, figuriamoci dirlo, ma non volevo fare la fine di mia madre. Non perché non rispettassi o non stimassi la sua vita, ma perché vedevo una donna stupenda imprigionata tra le braccia di un uomo che amava tantissimo e che l’ha ricambiata male, soprattutto con la violenza. Ho puntato tutto sul non vivere in quel modo.

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