L’Iran ha presentato agli Stati Uniti un piano di sette giorni per arrivare alla cessazione delle ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e, successivamente, avviare negoziati più ampi sul programma nucleare di Teheran. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. La proposta arriva mentre nella città americana le tensioni sul Medio Oriente sono esplose anche nelle strade, dove decine di manifestanti sono stati arrestati durante le proteste contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Iran, il piano di sette giorni proposto agli Stati Uniti
Secondo quanto riportato dal New York Times, Teheran avrebbe trasmesso la proposta a Washington attraverso alcuni mediatori. Se determinate condizioni venissero rispettate, ha spiegato Araghchi, lo Stretto di Hormuz potrebbe essere riaperto entro il settimo giorno e partirebbero nuovi colloqui sul nucleare iraniano.
I dettagli completi delle condizioni non sono stati resi pubblici. Già nei giorni scorsi, però, un alto funzionario iraniano aveva spiegato a Reuters che Teheran chiedeva agli Stati Uniti di ridurre la pressione militare e rimuovere il blocco dei porti iraniani. La proposta sarebbe stata trasmessa attraverso mediatori già il 16 settembre.
Iran, Pezeshkian: “Sta all’America scegliere se vuole porre fine a tutto questo oppure no”
A rilanciare l’apertura diplomatica è stato anche il presidente dell’Iran Masoud Pezeshkian. Intervistato da Fox News, ha ribadito che l’Iran non vuole proseguire il conflitto e si è detto disposto a consentire verifiche internazionali sul programma nucleare. Sul futuro della guerra, però, ha attribuito la scelta a Washington: “È l’America che deve decidere se vuole porre fine a tutto questo oppure no”.
La posizione americana rimane distante. Nel suo intervento all’Onu del 22 settembre, Donald Trump ha chiesto un maggiore isolamento economico dell’Iran, pur affermando di ritenere possibile un accordo dopo le elezioni di midterm di novembre.
Netanyahu a New York, arrestati manifestanti e attrici
Contemporaneamente, le strade attorno al Palazzo di Vetro sono state attraversate dalle proteste contro Benjamin Netanyahu, arrivato a New York per intervenire all’Assemblea generale.
Tra le persone fermate dalla polizia ci sono le attrici Susan Sarandon e Hannah Einbinder, oltre al consigliere comunale Chi Ossé e alla candidata democratica al Congresso Darializa Avila Chevalier. Reuters aveva inizialmente confermato almeno 30 arresti, mentre gli organizzatori della manifestazione, Jewish Voice for Peace, hanno parlato di oltre cento persone fermate.
Alla protesta era presente anche Cynthia Nixon, insieme ad altri volti noti dello spettacolo. Le fonti più aggiornate, però, precisano che l’attrice non risulta tra le persone arrestate. Le proteste e la nuova proposta iraniana si sono così incrociate nelle stesse ore a New York.
