Il Colosseo resterà chiuso al pubblico anche venerdì 25 settembre, mentre proseguono le indagini sulla morte di Andrea Moretti, l’operaio deceduto nella notte tra martedì e mercoledì durante i lavori per la nuova illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli vuole attendere gli sviluppi dell’inchiesta e incontrare i lavoratori del Parco prima di decidere sulla riapertura, prevista non prima di sabato 26 settembre.
Giuli incontrerà i lavoratori del Colosseo prima della riapertura
Fonti del Ministero della Cultura hanno fatto sapere che Giuli intende verificare innanzitutto l’andamento delle indagini condotte dalla Procura di Roma. Il ministro incontrerà inoltre, insieme ai dirigenti del MiC e al direttore Quilici, le lavoratrici e i lavoratori del Parco del Colosseo.
L’obiettivo sarà anche valutare le loro condizioni psicologiche e capire se siano compatibili con la ripresa delle attività e con la riapertura del sito archeologico al pubblico.
Attese le prime iscrizioni nel registro degli indagati
Nel frattempo la Procura di Roma si prepara a iscrivere i primi nomi nel registro degli indagati nell’inchiesta sulla morte di Moretti. Il procedimento è aperto per omicidio colposo, con l’ipotesi di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro.
Per lunedì è previsto il conferimento dell’incarico per l’autopsia, che verrà eseguita all’Istituto di Medicina Legale della Sapienza.
Al vaglio i documenti sull’appalto e le società
Gli investigatori stanno esaminando la documentazione raccolta nella giornata di ieri, concentrandosi anche sugli atti relativi all’appalto e alle società coinvolte nei lavori per la nuova illuminazione del Colosseo. Tra queste figura anche un’azienda operante in subappalto.
Sarà inoltre effettuata una consulenza sull’attrezzatura utilizzata dal 22enne per ricostruire con maggiore precisione la dinamica dell’incidente. Tra le ipotesi prese in considerazione dagli inquirenti non viene escluso neppure un possibile errore umano.
Landini: “La precarietà uccide”
Sulla vicenda è intervenuto anche il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, parlando a Palermo. Il sindacalista ha collegato la morte del giovane operaio al tema della precarietà e delle modalità con cui viene organizzato il lavoro.
“La precarietà non è una sfortuna, è legata alle forme di lavoro assurde che sono state introdotte negli anni. La precarietà uccide”, ha dichiarato Landini, ricordando che il 22enne morto al Colosseo lavorava per un’azienda in subappalto.
Landini: “13 milioni hanno votato per cambiare le leggi”
Il segretario della Cgil ha poi richiamato il referendum sul lavoro, sostenendo che 13 milioni di italiani abbiano votato per chiedere una modifica delle norme che, a suo giudizio, hanno contribuito alla diffusione della precarietà.
“Questa è una cosa da fare”, ha affermato Landini, riferendosi alla necessità di intervenire sulla legislazione. Il segretario della Cgil ha inoltre criticato l’operato dell’attuale governo, sostenendo che non stia procedendo in questa direzione e ricordando che, in occasione del referendum, aveva invitato gli italiani a non partecipare.
“I giovani precari lasciano il Paese”
Secondo Landini, il problema non riguarda più soltanto una parte della popolazione giovanile o specifiche aree d’Italia. “Noi oggi ci troviamo in una situazione nella quale non solo i giovani sono precari ma, come sappiamo, i giovani se possono se ne vanno via dal nostro Paese”, ha detto.
Il segretario della Cgil ha infine sottolineato che la partenza dei giovani non rappresenta più un fenomeno limitato al Mezzogiorno, ma interessa ormai l’intero territorio nazionale.
