“Dobbiamo cominciare ad assumere come nuovo vocabolo della pace la nonviolenza e la giustizia sociale. Credo che qualcosa si stia muovendo, nella Chiesa ma anche nella società civile”. Così monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo emerito di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente di Pax Christi Italia, a margine dell’iniziativa dei “Preti contro il genocidio” a Roma.
Ricchiuti ha richiamato le parole di Papa Leone XIV ai vescovi italiani: “Facciamo della Chiesa una casa della pace, o case della pace”. Il presidente di Pax Christi ha ricordato anche il messaggio inviato dal Pontefice in occasione del congresso internazionale del movimento al Seraphicum di Roma: “Siamo chiamati a disinnescare le ostilità, a cancellare dal nostro vocabolario il termine nemico. Per il cristiano non c’è nessun nemico, c’è solo il fratello da incontrare, con cui discutere, negoziare e trattare, senza ricorrere alla spada”.
“Penso che siamo sulla strada giusta, anche se abbiamo bisogno nella Chiesa di un’ulteriore riflessione”, ha proseguito Ricchiuti. “Il percorso dei profeti di ieri e di oggi, credenti e non credenti, è quello di non essere ascoltati. Questo però non ci spaventa: dobbiamo continuare a parlare”.
Ricchiuti ha infine richiamato le posizioni di Papa Francesco contro la produzione di armamenti e quelle di Leone XIV sul disarmo: “Spendere queste cifre negli armamenti è davvero un suicidio, un’offesa ai poveri del mondo per l’arricchimento di pochi. Dobbiamo pensare a un altro mondo possibile, quello della giustizia, della nonviolenza e della pace”.