Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, è morta a 35 anni dopo essersi tolta la vita. Il gesto risale a domenica 6 settembre e la donna è morta quattro giorni dopo, in seguito al ricovero in ospedale.
Una coincidenza rende ancora più dolorosa la notizia: Denise aveva la stessa età di sua madre quando venne assassinata dalla ’ndrangheta, il 24 novembre 2009 a Milano.
La sua era stata una vita profondamente segnata dalla scelta di Lea di ribellarsi all’ambiente criminale nel quale era cresciuta e, successivamente, dalla decisione della stessa Denise di testimoniare contro suo padre, Carlo Cosco, nel processo per l’omicidio della madre.
La vita di Denise dopo la fine della protezione
Per anni Denise aveva vissuto sotto tutela e con una nuova identità. Il programma di protezione si era concluso nel 2018 e successivamente la donna aveva cercato di costruirsi una nuova vita lontano dalla storia criminale della propria famiglia.
Si era trasferita ad Ariccia, nei Castelli Romani, insieme al compagno. Era diventata madre di un bambino, che oggi ha quasi quattro anni, e lavorava in un ministero nella Capitale.
Una quotidianità conquistata dopo un’adolescenza trascorsa tra spostamenti, identità protette e paura. Denise aveva infatti soltanto 17 anni quando sua madre scomparve a Milano.
Lea Garofalo era arrivata in città insieme alla figlia per incontrare l’ex compagno Carlo Cosco. Il 24 novembre 2009 madre e figlia furono separate. Denise non avrebbe mai più rivisto sua madre.
A 19 anni testimoniò contro suo padre
Due anni più tardi, ad appena 19 anni, Denise entrò nell’aula della Corte d’Assise di Milano e raccontò ciò che sapeva. Depose con il volto protetto da un paravento e si costituì parte civile contro suo padre.
Una decisione che la giovane definì una “scelta di libertà interiore” per poter ripartire con la propria vita.
Dopo la scomparsa di Lea, Denise aveva continuato per circa un anno a vivere accanto al padre e alle persone che sospettava fossero coinvolte nella morte della madre. Davanti ai giudici spiegò di averlo fatto perché temeva di subire la stessa sorte.
La sua testimonianza contribuì alla ricostruzione dell’omicidio. Carlo Cosco venne condannato all’ergastolo e durante il processo d’appello ammise di aver ucciso Lea.
Luigi Ciotti: “Voleva sentirsi finalmente libera”
A ricordare Denise dopo la sua morte è stato don Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele, che l’aveva conosciuta e accompagnata nel corso degli anni.
Ciotti ha descritto Denise come una giovane donna nella cui vita “il coraggio e la sofferenza” avevano rappresentato due dimensioni costanti, ricordando il difficile equilibrio che aveva cercato di mantenere.
Secondo il fondatore di Libera, Denise non aveva mai rinunciato al percorso di riscatto cominciato da sua madre. Dopo anni trascorsi nascosta, “il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma”.
Ciotti ha quindi invitato a non trasformare la sua morte in un giudizio sulla sua esistenza: “Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola”.
Denise aveva provato a costruire quella libertà attraverso una nuova identità, un lavoro e una propria famiglia. È morta a 35 anni, la stessa età che aveva Lea Garofalo quando venne assassinata.
