Una querela contro Haaretz e il giornalista Shlomi Eldar è stata annunciata da Benjamin Netanyahu, che nega l’esistenza di una telefonata con il presidente degli Emirati, Mohammed bin Zayed, nei giorni precedenti al 7 ottobre 2023. L’iniziativa segue un articolo uscito ieri; il premier lo ha definito «una calunnia infame» e lo ha collegato alla campagna della sinistra. Lo ha comunicato su X, precisando di avere incaricato i propri legali di procedere.
Verifiche interne e modalità delle comunicazioni
Secondo il capo del governo, l’Ufficio del Primo Ministro, il Consiglio di Sicurezza Nazionale e la Segreteria Militare hanno esaminato i registri delle interlocuzioni per i giorni indicati e non hanno rilevato alcuna traccia di una chiamata con bin Zayed. «Non c’è alcuna traccia», ha affermato, sostenendo che un contatto di quel tipo avrebbe lasciato evidenze verificabili.
Netanyahu ha descritto anche la prassi con Abu Dhabi: le conversazioni con il presidente emiratino, ha spiegato, avvengono «esclusivamente presso l’ufficio del Primo Ministro» attraverso un rappresentante degli Emirati che arriva con un «dispositivo crittografato speciale». Di conseguenza, un eventuale colloquio genererebbe registrazioni o altri segni logistici. Inoltre, ha sottolineato la verifica congiunta tra strutture civili e militari nella ricognizione dei registri. Finora, però, non ha diffuso documenti pubblici a supporto della smentita.
Il premier ha contestato la plausibilità della ricostruzione pubblicata dalla testata, ribadendo che una telefonata di quel tipo avrebbe prodotto documentazione inequivocabile. La posizione, in sintesi, è che la procedura ordinaria e i controlli interni escluderebbero la chiamata indicata nell’articolo.
Contesa con Haaretz e possibili effetti politici e giudiziari
La contestazione nasce dal pezzo con cui Haaretz attribuisce al premier un avvertimento ricevuto dai vertici emiratini pochi giorni prima dell’attacco del 7 ottobre. Al centro della querela annunciata figurano la testata e il reporter Shlomi Eldar, chiamati in causa dopo la pubblicazione.
Netanyahu ha legato la vicenda al clima elettorale e ha parlato di una campagna orchestrata dall’area di sinistra. «Si tratta di una calunnia sinistra, chiaramente orchestrata a fini politici», ha detto, prefigurando altre accuse simili. Da qui lo scontro pubblico sulla credibilità delle fonti e sul confine tra inchiesta giornalistica e pressione politica.
Sul piano pratico, una querela contro una grande testata israeliana potrebbe tradursi in passaggi formali davanti ai giudici, inclusi eventuali richiami sulla verifica delle fonti e sulle modalità di pubblicazione. È un’ipotesi, non un esito scontato. Al momento, infatti, l’unico atto noto resta la smentita del premier e l’annuncio dell’azione legale.
Resta la traiettoria più immediata: la querela contro Haaretz è la prima mossa indicata da Netanyahu. Nei prossimi giorni la vicenda potrebbe spostarsi sul piano giudiziario e alimentare il confronto tra istituzioni e media, a seconda dei passi che verranno compiuti dalle parti.
