alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming
alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming
alanews | News, Ultime notizie, Video e Foto in tempo reale
Nessun risultato
Vedi tutti i risultati

Sepsi, 250mila casi ogni anno in Italia: fino a 70mila morti. “Servono percorsi di cura uniformi”

Ogni ora di ritardo nella terapia dello shock settico può ridurre del 7-8% le probabilità di sopravvivenza. Cittadinanzattiva denuncia forti differenze territoriali e carenze nel follow-up dei pazienti dimessi

Facebook YouTube X (Twitter) Instagram WhatsApp TikTok
Google Discover Segui alanews su Google
Segui le notizie di alanews: aggiungici come fonte preferita su Google.
Operatrice sanitaria con DPI esamina radiografia polmonare in ospedale.

X@sole24ore

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

La sepsi colpisce circa 250mila persone ogni anno in Italia e può provocare tra 50mila e 70mila decessi. Numeri che raccontano l’impatto di una condizione ancora poco conosciuta dalla popolazione, ma nella quale la rapidità della diagnosi e delle cure può fare la differenza tra la vita e la morte. La forma più grave, lo shock settico, richiede infatti un intervento tempestivo: ogni ora di ritardo nella somministrazione della terapia mirata riduce di circa il 7-8% le probabilità di sopravvivenza.

A pochi giorni dalla Giornata mondiale della sepsi, in programma il 13 settembre, Cittadinanzattiva richiama l’attenzione sulle dimensioni del problema e sulle differenze che ancora caratterizzano la presa in carico dei pazienti sul territorio italiano.

Cos’è la sepsi e perché può essere così pericolosa

La sepsi si verifica quando la risposta dell’organismo a un’infezione diventa disregolata e finisce per provocare danni agli organi. La sua evoluzione può essere molto rapida e, nei casi più severi, portare allo shock settico.

Il problema non riguarda soltanto l’Italia. In Europa si registrano ogni anno circa 377 casi ogni 100mila abitanti, un’incidenza indicata come superiore a quella dell’infarto del miocardio e dell’ictus cerebrale.

Anche superare la fase acuta, però, non significa necessariamente tornare alle condizioni precedenti alla malattia. Circa la metà dei sopravvissuti sviluppa la cosiddetta sindrome post-sepsi, che può comprendere deficit cognitivi, problemi di salute mentale e debolezza fisica. In Italia, inoltre, un paziente anziano su tre tra quelli sopravvissuti muore entro un anno dalla dimissione, anche a causa delle fragilità lasciate dalla malattia.

Cittadinanzattiva: troppi ospedali senza protocolli specifici

È proprio sulla capacità del sistema sanitario di riconoscere e gestire rapidamente la sepsi che si concentra il position paper realizzato da Cittadinanzattiva. L’organizzazione chiede di introdurre protocolli uniformi, maggiore continuità assistenziale e l’inserimento della sepsi e dello shock settico nelle reti tempo-dipendenti nazionali, analogamente alle patologie per le quali la rapidità dell’intervento è determinante.

L’indagine alla base del documento fotografa diverse criticità. Il 55% dei professionisti sanitari segnala la mancanza di percorsi uniformi e condivisi per la sepsi, percentuale che raggiunge il 41,9% per lo shock settico.

Inoltre, il 35,3% degli intervistati afferma che nella propria struttura non è presente un protocollo aziendale specifico per la diagnosi della sepsi. Per lo shock settico la quota è del 31,4%. A questo si aggiungono le difficoltà di coordinamento: il 70,9% dei professionisti rileva problemi comunicativi o organizzativi tra le diverse unità coinvolte nell’assistenza al paziente.

Il problema del dopo-ricovero

Una delle lacune maggiori emerge una volta superata l’emergenza. Secondo l’indagine, il 73,3% delle strutture non dispone di un percorso strutturato di follow-up dedicato ai pazienti sopravvissuti allo shock settico.

Nella fase successiva alla dimissione, inoltre, il 38,4% dei pazienti con sepsi non ha una figura professionale di riferimento. Un’assenza particolarmente significativa considerando le conseguenze fisiche e cognitive che possono persistere per mesi dopo la malattia.

Il divario tra Nord e Sud

La gestione della sepsi cambia sensibilmente anche in base al territorio. Al Nord l’84,6% dei professionisti intervistati riferisce la presenza di un protocollo aziendale specifico. La percentuale scende al 63,6% al Centro e precipita al 42,9% nel Sud e nelle Isole.

Per Cittadinanzattiva, questi dati rendono necessario costruire un modello nazionale capace di garantire diagnosi tempestive e percorsi assistenziali omogenei indipendentemente dal luogo in cui viene curato il paziente. Una necessità resa ancora più urgente dalla natura stessa della sepsi: quando la malattia evolve verso le forme più gravi, anche poche ore possono incidere sulle possibilità di sopravvivenza.

Articoli correlati

elenco di 4 articoli
  • articolo 1 di 4
    Un rene di maiale come “ponte” verso il trapianto umano: il caso di un 66enne
  • articolo 2 di 4
    Lazio, emanata ordinanza su peste suina africana dopo quattro casi a Riano
  • articolo 3 di 4
    Colesterolo LDL, quali farmaci aiutano ad abbassarlo e quando è necessario usarli
  • articolo 4 di 4
    Un analisi del sangue può individuare l’Alzheimer già a 40 anni, prima dei sintomi
fine elenco

Articoli recenti

  • Sepsi, 250mila casi ogni anno in Italia: fino a 70mila morti. “Servono percorsi di cura uniformi”
  • Scuola, studenti italiani sopra la media Ocse: meglio di Francia e Germania in lettura
  • Volontario 118 assassinato, quattro arresti: spunta un compenso di 15mila euro
  • Sciopero treni, una viaggiatrice diretta a Sanremo ironizza: “Per fortuna non dovevamo cantare”
  • Ucraina, Lavrov: “Gli sforzi di pace degli Usa meritano sostegno”
No Result
Vedi tutti i risultati
  • Politica
  • Cronaca

Chi siamo

  • Chi siamo
  • La Redazione
  • Codice etico
  • Termini e condizioni
  • Avviso normativo UE/SEE
  • Informativa sulla privacy
  • Privacy e Cookie
  • Preferenze sui cookie
  • Dichiarazione di accessibilità
  • Mappa del sito
  • Lavora con noi
  • Esteri
  • Economia

Contatti

  • Contattaci
  • Assistenza account utente
  • Pubblicità
  • Rimani connesso
  • Newsletter
  • Trova il canale
  • Palinsesto TV
  • Podcast
  • Segnala una notizia
  • Contenuti sponsorizzati
  • Salute
  • Spettacoli

I nostri canali

  • NewzGen
  • AlaTV
  • SaluteWeb
  • OkViaggi
  • VinaMundi
  • CryptoHack
  • Tecnologia
  • Video

© 2026 Alanews – Smart Media Solutions – Testata giornalistica registrata al tribunale di Roma n° 243/2012

Nessun risultato
Vedi tutti i risultati
  • Cronaca
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Salute
  • Spettacoli
  • Sport
    • Calcio
  • Tecnologia
  • Video
  • Categorie
    • Cultura
    • Ambiente
    • Motori
    • Lifestyle
    • Scienze
    • Gossip
    • Gaming