“Meno armi e più cure palliative“: questa è la richiesta di monsignor Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la Vita, che dopo l’approvazione della legge sul fine vita in Veneto torna sul tema del suicidio medicalmente assistito e chiede allo Stato di investire maggiormente nell’assistenza alle persone gravemente malate.
In un’intervista ad Avvenire, Pegoraro sostiene che sarebbe “opportuno che l’Italia adottasse l’obbligo di proporre a tutti i cittadini percorsi di cure palliative”, accompagnando però questa scelta con le risorse necessarie per renderla effettiva. “Una buona legge sulle cure palliative, in Italia, c’è già”, afferma, ma “chi si propone a difensore della vita deve anche trovare i soldi per implementarle”
Fine vita, Pegoraro: “Lo Stato ha l’obbligo di prendersi cura”
Per il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, il punto centrale non riguarda soltanto la regolamentazione del fine vita, ma la possibilità concreta per ogni paziente di ricevere cure e assistenza adeguate. “Non esiste alcun diritto all’aiuto al suicidio”, sostiene Pegoraro, mentre esiste “l’obbligo in capo allo Stato di prendersi cura, e anche di rispettare la volontà del singolo di non ricevere trattamenti”
L’Italia dispone già di una normativa specifica sulle cure palliative e sulla terapia del dolore, la legge 38 del 2010, che riconosce il diritto dei cittadini ad accedere a questi percorsi. Il nodo, secondo Pegoraro, rimane però quello della loro effettiva disponibilità sul territorio e dei finanziamenti necessari per garantirli.
La legge approvata in Veneto
L’intervento arriva pochi giorni dopo il voto del Consiglio regionale del Veneto, che il 2 settembre ha approvato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e cinque astensioni la legge che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito.
Le condizioni per l’accesso al suidicio medicalmente assistito sono quattro: avere una patologia irreversibile o inguaribile, che questa patologia sia trattata con sostegno vitale, provare una sofferenza estrema intollerabile e avere la capacità decisionale. Il Veneto è diventato così la quarta Regione italiana a intervenire sulla materia, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna.
Il testo veneto prevede anche che, davanti a una richiesta di suicidio medicalmente assistito, il paziente venga informato sulla possibilità di accedere alle cure palliative e introduce il coinvolgimento di un palliativista nelle valutazioni.
Pegoraro invita a non considerare il ricorso alla morte assistita come l’unica risposta alla sofferenza. Secondo il presidente della Pontificia Accademia per la Vita, prima di intervenire con nuove norme è necessario rendere realmente accessibili gli strumenti che già esistono: accompagnamento, terapia del dolore e assistenza fino alla fine della vita.
Per approfondire: Veneto, via libera al fine vita: prima Regione di centrodestra a normarlo
