Daniele Piervincenzi ha confermato la sua intenzione di guidare Report su Rai3 insieme a Claudia Di Pasquale, dopo l’uscita di scena di Sigfrido Ranucci. «Rinunciare? Mai», ha detto il giornalista in un’intervista a La Repubblica, spiegando di aver già incontrato alcuni degli inviati storici e l’intero gruppo autoriale.
Piervincenzi ha raccontato di essersi confrontato, insieme a Di Pasquale, con nomi come Giulio Valesini e Bernardo Iovene: «Mi hanno accolto e dato fiducia. Stiamo già lavorando ad alcune novità». La proposta per la conduzione, ha precisato, era arrivata all’inizio di agosto a titolo esplorativo e si è concretizzata poco prima dell’annuncio ufficiale.
Le modifiche al format e il ruolo degli inviati
Il nuovo progetto editoriale prevede una riorganizzazione del programma: Piervincenzi parla di superare quella che definisce una «struttura piramidale» per coinvolgere maggiormente la redazione e garantire indipendenza e lo stile del programma. Al centro dovranno tornare le inchieste degli inviati, con l’intenzione di ridurre la parte affidata ai conduttori in studio e di dare così maggiore spazio al lavoro sul campo.
Nel racconto al quotidiano, il conduttore designato sottolinea la volontà di riallacciare i fili con il Report di Milena Gabanelli e di tornare a occuparsi dei gangli del potere politico ed economico: grandi lobby e modi in cui incidono sulle vite dei cittadini. «Il governo sarà il primo a cui faremo le pulci, ma sconti non ne faremo a nessuno», ha affermato, senza anticipare i singoli temi che non troveranno spazio nella prossima stagione perché «ne discuteremo in redazione, fuori si è già parlato troppo di questioni interne».
I rapporti con Ranucci, le polemiche e la squadra
Piervincenzi ha riconosciuto il legame affettivo che molti componenti della redazione hanno con Sigfrido Ranucci: «È un gruppo che ha attraversato una tempesta, anche per affetto è legato al passato. Per tanti Ranucci è stato un mentore». Ha però evidenziato che, dopo che è stata trovata la quadra, tutti hanno deciso di restare, interpretando quella scelta come «una prova di fiducia» verso il nuovo corso.
Sulle tensioni personali, il giornalista ha ricordato un episodio con Ranucci: secondo la sua ricostruzione, Ranucci gli avrebbe detto «Se rinunci sei un grande» e successivamente lo avrebbe definito «mediocre». Piervincenzi ha scelto di non replicare alle polemiche: «Non serve, parlerà il nuovo Report. Gli auguro di ritrovare equilibrio mentale e serenità». Ha inoltre espresso solidarietà per Giulia Presutti, la collega che ha rinunciato alla conduzione: «Una giovane collega di 35 anni è stata pubblicamente demolita e umiliata in primo luogo dal suo mentore. Umanamente e professionalmente eccessivo».
Sul rapporto fra giornalisti e fonti ha escluso qualunque ambiguità: rispondendo alle dichiarazioni di Ranucci sulla possibilità di andare a cena con Totò Riina, ha detto «Mai». Allo stesso tempo ha riconosciuto che figure controverse come Valter Lavitola possono essere utilizzate come fonti, ma non come amici con cui condividere cene: «Certo. Ma non un amico con cui andare a cena».
Trasparenza sui compensi, progetti e il passato professionale di Piervincenzi
Piervincenzi ha chiarito anche alcuni aspetti relativi ai compensi e ai progetti recenti. Sul lavoro realizzato con il Cnel, ha detto di non aver mai avuto rapporti diretti con Renato Brunetta: «Con lui non ho mai avuto a che fare. Mi hanno proposto un progetto, secondo me valido, che raccontasse i ragazzi e la Costituzione e con Alessandro Righi lo abbiamo fatto con la nostra società, la Outcast, da cui sto ovviamente uscendo».
Quanto al compenso, ha spiegato che il pagamento è stato di 20mila euro l’anno per due anni, da dividere in quattro, e ha commentato: «Forse ci abbiamo rimesso». Ha smentito cifre circolate in alcuni articoli, aggiungendo che non ce l’ha pagata 100mila euro, come dicono alcuni, ma 30. Ha anche ricordato che la società non era stata costituita esclusivamente per quel progetto, ma è stata utilizzata per svolgere l’inchiesta in Congo sull’omicidio dell’ambasciatore Attanasio per Ranucci, della quale Ranucci si era detto entusiasta.
Sul proprio passato sportivo, Piervincenzi ha precisato di aver giocato «solo una stagione o due» con Mauro Corsini, il fratello minore del direttore degli Approfondimenti Rai, respingendo ricostruzioni che collegavano quella esperienza a legami professionali. Ha inoltre respinto l’accusa di essere vicino alla destra: «La mia storia personale e quella della mia famiglia raccontano il contrario. E non sarei stato un precario fino ad oggi se avessi avuto santi in paradiso. La redazione e gli autori di Report avrebbero mai potuto accettare un giornalista di destra?».
Piervincenzi ha detto infine di non voler fissare obiettivi numerici per lo share: la priorità, ha spiegato, è riconquistare quella fetta di pubblico che si è sentita smarrita in questi mesi. Sul tema degli ascolti ha chiuso con una battuta: «Porta sfortuna. E già ce ne stanno augurando abbastanza».
