La Federazione calcistica spagnola (Rfef) si prepara a introdurre una nuova forma di tutela per le giocatrici della nazionale femminile: finanziare il congelamento degli ovuli per le calciatrici che vorranno ricorrere alla procedura. Un’iniziativa destinata ad aprire una nuova fase nel dibattito sulla maternità nello sport professionistico e sulla necessità di garantire alle atlete maggiori possibilità di pianificare il proprio futuro familiare senza condizionare la carriera agonistica.
La Rfef sta lavorando a un accordo con una clinica specializzata nella fertilità, i cui dettagli dovrebbero essere resi pubblici nella seconda metà di settembre. Attraverso la convenzione, le giocatrici potranno accedere alla crioconservazione degli ovociti, procedura che consente di prelevare e conservare le cellule riproduttive per un eventuale utilizzo successivo.
Restano ancora alcuni aspetti da chiarire, a partire dalla platea delle beneficiarie: non è stato specificato se la misura sarà riservata alle calciatrici stabilmente nel gruppo della nazionale oppure potrà riguardare tutte quelle convocate.
Carriera e maternità, il nodo per le sportive
Per le atlete professioniste il tema assume una rilevanza particolare. Gli anni nei quali la fertilità femminile è generalmente più elevata coincidono spesso con una fase decisiva della carriera sportiva, durante la quale una gravidanza può comportare una lunga interruzione dell’attività agonistica.
La crioconservazione può quindi offrire alle calciatrici uno strumento in più per posticipare un eventuale progetto di maternità, senza dover prendere una decisione definitiva negli anni di maggiore intensità professionale.
L’iniziativa della federazione spagnola potrebbe avere conseguenze anche più ampie, contribuendo a ridefinire il sistema di welfare e tutele delle sportive professioniste. Restano però diverse questioni aperte: dalla durata della conservazione degli ovociti alle condizioni applicate dopo il ritiro dal calcio, fino ai casi di interruzione anticipata della carriera.
Il problema delle regole antidoping
C’è poi un aspetto strettamente sportivo da affrontare. La stimolazione ovarica necessaria per il prelievo degli ovociti può prevedere l’utilizzo di farmaci soggetti alle norme antidoping.
Alcune sostanze potrebbero richiedere un’esenzione a fini terapeutici prevista dalle regole della Wada, l’Agenzia mondiale antidoping, mentre altre possono essere utilizzate senza autorizzazioni specifiche. Un terreno sul quale serviranno protocolli più precisi anche perché, secondo diversi esperti, sono ancora limitati gli studi dedicati agli effetti della stimolazione ovarica sulle prestazioni e sul fisico delle atlete professioniste.
Al momento né Fifa né Uefa dispongono di un protocollo comune dedicato al congelamento degli ovuli e alle tecniche di procreazione assistita per le calciatrici.
Putellas: «Un enorme passo avanti»
Tra le giocatrici che avevano sollecitato maggiore attenzione sul tema c’è Alexia Putellas, due volte vincitrice del Pallone d’Oro e oggi alle London City Lionesses. La campionessa spagnola ha definito l’iniziativa «un enorme passo avanti».
La Spagna non parte completamente da zero. Alcuni club hanno già introdotto programmi dedicati alla fertilità delle proprie atlete. Il Chelsea ha raggiunto durante l’estate un’intesa con la clinica londinese Fertility Plus per mettere a disposizione delle giocatrici consulenze, valutazioni e trattamenti legati alla preservazione della fertilità.
Negli Stati Uniti il Racing Louisville aveva aperto la strada già nel 2021, arrivando a prevedere un sostegno alla crioconservazione anche per alcune calciatrici non più sotto contratto.
La novità spagnola riguarda però il livello dell’intervento: la Rfef sarebbe la prima federazione nazionale di calcio a valutare la copertura completa dei costi della crioconservazione per le proprie giocatrici.
Dal tennis al basket, le nuove tutele per le atlete
Il tema sta entrando anche nelle regole di altri sport professionistici. La Wta, nel tennis, permette alle prime 750 giocatrici del ranking che rimangono lontane dalle competizioni per oltre dieci settimane a causa di una procedura di preservazione della fertilità di usufruire di un ranking speciale al momento del rientro.
Nel basket professionistico femminile statunitense sono invece previste forme di rimborso che possono arrivare fino a 20 mila dollari l’anno per determinate spese legate alla fertilità non coperte dall’assicurazione.
La decisione della Federcalcio spagnola porta così il tema direttamente all’interno delle nazionali. Una questione destinata a diventare sempre più centrale nello sport femminile: permettere alle atlete di costruire una carriera ai massimi livelli senza essere costrette a scegliere, negli stessi anni, tra competizione e possibilità futura di diventare madri.
