Una puntura quasi impercettibile e alcuni giorni di stop. Tommaso Paradiso ha raccontato di aver contratto il Toscana virus dopo essere stato punto da un pappatacio, spiegando così la necessità di rinunciare ad alcuni appuntamenti musicali in programma all’Arena di Verona.
Il nome del virus può sembrare insolito e, complice la notorietà del cantante, la vicenda ha rapidamente attirato l’attenzione. In realtà non si tratta di un nuovo agente infettivo né di un’emergenza comparsa negli ultimi mesi. Il Toscana virus circola da decenni in Italia e in altri Paesi del Mediterraneo ed è conosciuto soprattutto dagli specialisti perché, in una minoranza di casi, può provocare complicazioni neurologiche.
Un virus conosciuto dagli anni Settanta
Il Toscana virus, indicato anche con la sigla TOSV, appartiene al gruppo degli arbovirus, cioè quei virus trasmessi all’uomo attraverso alcuni artropodi.
La sua identificazione risale al 1971, quando venne isolato per la prima volta in Toscana da alcuni flebotomi raccolti nella regione. Proprio da quell’area geografica deriva il nome con cui è tuttora conosciuto.
Da allora la sua presenza è stata documentata in una parte significativa dell’Europa meridionale. Oggi viene considerato un virus endemico dell’area mediterranea e la sua circolazione aumenta soprattutto durante i mesi caldi.
Il ruolo dei pappataci
A trasmettere l’infezione sono principalmente i flebotomi, conosciuti comunemente come pappataci. Sono insetti molto piccoli, più minuti delle comuni zanzare e caratterizzati da un volo particolarmente silenzioso.
Il contagio avviene attraverso la puntura di una femmina infetta. I flebotomi trovano condizioni favorevoli soprattutto in ambienti riparati, umidi e ricchi di materiale organico, dove possono svilupparsi le larve.
Il Toscana virus non viene invece considerato, nelle normali condizioni, un’infezione capace di diffondersi direttamente da una persona all’altra.
Dai sintomi lievi alle complicazioni neurologiche
Nella maggior parte dei casi l’infezione non viene neppure riconosciuta, perché può essere completamente asintomatica oppure provocare disturbi modesti.
Quando la malattia si manifesta, i sintomi possono comprendere febbre, mal di testa intenso, nausea, vomito, dolori muscolari e una sensazione generale di forte stanchezza.
Solo in una quota limitata di pazienti il virus raggiunge il sistema nervoso centrale. In queste circostanze può provocare meningite, encefalite o meningoencefalite, rendendo necessario il ricovero ospedaliero.
Le forme più serie restano comunque poco comuni e i decessi sono rari. È soprattutto per le possibili complicazioni neurologiche, però, che il virus è oggetto di sorveglianza sanitaria.
La situazione in Italia
L’Italia è uno dei Paesi europei nei quali il Toscana virus viene individuato con maggiore frequenza.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, tra il 2016 e il 2021 sono stati confermati 331 casi di infezione neuroinvasiva, con 292 ricoveri. Negli anni successivi la sorveglianza ha mostrato numeri ancora significativi: nel 2023 sono stati registrati 130 casi neuroinvasivi confermati, così come nel 2024.
Nel 2025 sono stati segnalati 116 casi complessivi, 115 dei quali acquisiti in Italia, oltre a un decesso.
Le cifre ufficiali raccontano però soltanto una parte della diffusione reale. Poiché moltissime infezioni non provocano sintomi, è probabile che numerosi casi non vengano mai diagnosticati.
Non circola soltanto in Toscana
Nonostante il nome, il virus non è confinato alla regione in cui è stato scoperto. La sua presenza è stata documentata anche in Spagna, Francia, Portogallo, Grecia, Croazia e Cipro, oltre che in altre zone dell’area mediterranea e balcanica.
La distribuzione geografica segue in larga parte quella dei pappataci capaci di trasmetterlo e spiega perché il maggior numero di infezioni venga rilevato durante l’estate.
Nessun vaccino: la prevenzione parte dalle punture
Per il Toscana virus non esistono attualmente né un vaccino specifico né una terapia antivirale dedicata. Nei casi senza complicazioni la cura serve soprattutto a controllare i sintomi, mentre le forme neurologiche richiedono una valutazione ospedaliera.
La prevenzione passa quindi dalla protezione contro le punture dei pappataci: repellenti, abiti che lascino meno pelle scoperta e attenzione agli ambienti nei quali questi insetti possono proliferare sono le principali precauzioni.
Il caso di Tommaso Paradiso ha così riportato sotto i riflettori un’infezione poco conosciuta dal pubblico, ma non nuova per la medicina. Un virus diffuso da tempo nel Mediterraneo, generalmente poco aggressivo, ma capace in rari casi di provocare conseguenze più importanti.
