Dermatofilosi, nota come malattia della pioggia, ha registrato un aumento di casi in Europa: il bilancio aggiornato al 20 agosto conta 123 casi confermati in dieci Paesi. Ecdc ha documentato focolai comparsi da dicembre 2025 e ha diffuso un report il 17 giugno e un aggiornamento il 21 agosto che segnala l’evoluzione dell’infezione.
Cos’è la malattia della pioggia e come si manifesta
La condizione è causata dal batterio Dermatophilus congolensis, un microrganismo noto in medicina veterinaria che può determinare infezioni cutanee anche nell’uomo. La dermatofilosi provoca lesioni cutanee caratterizzate da papule, pustole, croste e desquamazioni e può accompagnarsi a prurito. Nelle segnalazioni europee le lesioni sono state osservate in diverse aree del corpo, incluse regione genitale, inguine, cosce, tronco e volto. La somiglianza clinica con altre infezioni dermatologiche o con patologie a trasmissione sessuale complica la diagnosi, che spesso richiede conferma microbiologica.
Modalità di trasmissione e focolai registrati
L’Ecdc ipotizza un possibile cambiamento nelle dinamiche di trasmissione, con la trasmissione da uomo a uomo tramite stretto contatto fisico considerata la via più probabile, sebbene non sia esclusa la diffusione indiretta tramite superfici e oggetti contaminati. Nel report dell’agenzia si sottolinea che i casi sono stati riscontrati prevalentemente, ma non esclusivamente, tra uomini gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini, spesso segnalando la frequentazione di luoghi in cui si pratica sesso in locali, comprese le saune.
La mappa dei Paesi con casi confermati include Austria, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Svizzera e Regno Unito. In Gran Bretagna la rivista Bmj ha riportato che è stato identificato un caso in Scozia collegato alla frequentazione di un locale adibito ad attività sessuali; l’Ukhsa ha confermato l’identificazione del caso.
Prevenzione, terapia e raccomandazioni degli esperti
Il virologo Fabrizio Pregliasco osserva che il batterio è conosciuto soprattutto in ambito veterinario e che nell’uomo le infezioni sono sempre state considerate rare. Pregliasco ha spiegato che la novità è rappresentata dalla possibile trasmissione attraverso contatto pelle contro pelle e che diverse infezioni sono state associate alla frequentazione di saune o ambienti caldo-umidi. «È importante, però, non trasformare un fenomeno epidemiologicamente interessante in un nuovo allarme sanitario», ha detto, ricordando che per la popolazione generale il rischio è considerato molto basso.
Le misure preventive indicate dagli esperti sono semplici e pratiche: evitare il contatto diretto con lesioni sospette, non condividere asciugamani, indumenti o biancheria con una persona infetta, curare l’igiene personale e proteggere eventuali ferite o abrasioni. Pregliasco ha inoltre raccomandato che, in presenza di lesioni cutanee insolite dopo un’esposizione potenzialmente a rischio, sia opportuno rivolgersi al medico e, se necessario, effettuare un esame microbiologico.
Secondo le comunicazioni diffuse, la malattia appare generalmente lieve e risponde bene alla terapia antibiotica, locale o sistemica; finora nei focolai europei non sono state osservate complicanze gravi.
