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Attacco a Lipsia, identificati 2 sospettati: uno sarebbe entrato in Schengen con un visto italiano

Il bielorusso con passaporto russo sarebbe stato identificato grazie al visto italiano; spunta un secondo uomo con passaporto lettone e presunti legam

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Lipsia, sospettato con visto italiano e passaporto russo. Ipotesi di un secondo uomo coinvolto

Lipsia, sospettato con visto italiano e passaporto russo. Ipotesi di un secondo uomo coinvolto

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Un cittadino bielorusso con passaporto russo, sospettato per l’attacco all’aeroporto di Lipsia, sarebbe entrato nello spazio Schengen con un visto italiano, secondo la Bild.

Il visto italiano per il sospettato

La ricostruzione pubblicata dalla testata indica che il primo indagato avrebbe fatto accesso all’area di libera circolazione europea grazie a un documento rilasciato dall’Italia. Nel pezzo si precisa la nazionalità anagrafica come cittadino bielorusso e si segnala il possesso di un passaporto russo, elementi che accompagnano l’attribuzione del sospetto per l’attacco all’aeroporto.

Il visto turistico utilizzato dal sospettato bielorusso sarebbe stato emesso dall’Ambasciata d’Italia a Minsk (Bielorussia) alla fine di aprile. La Bild rimanda a verifiche sui movimenti transfrontalieri e sul tipo di visto usato per entrare nello spazio Schengen, senza però fornire nomi o ulteriori dettagli identificativi.

Il ruolo del secondo sospettato e i presunti legami

Immediata attenzione è stata poi riservata al secondo uomo indicato dalle ricostruzioni, descritto come un individuo di origine russa che viaggiava con passaporto lettone. A questo profilo viene attribuito un ruolo centrale nella preparazione dell’attentato, una caratterizzazione che emerge negli aggiornamenti dell’Ard. Sempre secondo l’Ard, il secondo sospettato avrebbe presunti collegamenti con un servizio segreto russo, una circostanza riportata come elemento rilevante nelle ricostruzioni giornalistiche ma non accompagnata da conferme ufficiali citate nei pezzi.

Le due ricostruzioni — quella della Bild sul possibile ingresso in Schengen con il visto emesso dall’Italia e quella dell’Ard sui legami e sul ruolo operativo del secondo indagato — costituiscono al momento le principali informazioni note sul caso, così come riportate dalle testate citate. Bild e Ard sono quindi le fonti nominate che hanno diffuso i dettagli pubblicati finora.

Il governo tedesco (tramite i ministeri dell’Interno e degli Esteri) e i vertici europei e della NATO (Ursula von der Leyen e Mark Rutte) hanno attribuito ufficialmente alla Russia la responsabilità dell’azione, definendola un atto di guerra ibrida sul suolo dell’Unione Europea.

Tajani: “Avviati controlli sul visto italiano”

Sul presunto ingresso nello spazio Schengen attraverso un visto italiano interviene anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha annunciato l’avvio di accertamenti sulla vicenda.

“Controlleremo. C’è un processo per la concessione dei visti, perché devono esserci determinati requisiti. Se le persone li hanno, e non c’è nessun alert sulle singole persone, viene concesso il visto”, ha dichiarato Tajani a margine del Gymnich, il vertice informale dei ministri degli Esteri dell’Unione europea. “Se è così, cercheremo di capire perché è stato concesso quel visto”. Le parole del vicepremier non confermano quindi che il sospettato abbia effettivamente ottenuto un visto italiano, ma mostrano che il governo italiano sta verificando la circostanza riportata dalla stampa tedesca.

Il controllo riguarda in particolare la procedura seguita per il rilascio del titolo e l’eventuale presenza, al momento della richiesta, di elementi che avrebbero potuto impedire la concessione. La verifica dovrà chiarire anche se il richiedente fosse già stato oggetto di segnalazioni o alert nei sistemi consultati dalle autorità competenti. La vicenda assume un rilievo particolare perché il presunto utilizzatore del visto sarebbe poi entrato nello spazio Schengen, all’interno del quale i controlli alle frontiere interne non sono normalmente sistematici. Resta tuttavia da stabilire con certezza dove sia avvenuto l’ingresso, quale fosse la tipologia del visto e quali controlli siano stati effettuati prima del rilascio.

La ricostruzione degli investigatori

Per il momento, il visto italiano rimane un elemento della ricostruzione investigativa riferita dai media tedeschi, mentre Roma ha avviato una verifica autonoma per accertare se il documento sia stato effettivamente rilasciato, con quali presupposti e sulla base di quali informazioni disponibili alle autorità italiane.

Fonti di sicurezza riferiscono che il sospettato bielorusso non sarebbe mai passato fisicamente per l’Italia per entrare nello spazio Schengen. Inoltre, le analisi delle tracce di DNA rinvenute sul materiale inesploso all’aeroporto di Lipsia avrebbero permesso di identificare la sua presenza sul posto, rivelando che l’uomo era già noto alle forze dell’ordine per precedenti reati nei Paesi Baltici.

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