La docuserie intitolata Rita De Crescenzo e denominata Svergognata è diventata un caso mediatico in Italia, dopo la diffusione di post pubblicati e poi cancellati, versioni contrastanti e una serie di precisazioni da parte di piattaforme e istituzioni. Netflix Italia ha escluso di avere il titolo in lavorazione, il Ministero della Cultura ha smentito richieste o riconoscimenti di contributi pubblici, e l’indicazione di Prime Video come possibile destinazione non è stata confermata ufficialmente dalla piattaforma. Nel centro delle contestazioni non c’è solo il contenuto del documentario, ma chi lo produce, chi lo finanzia e chi è disposto ad associarvi il proprio nome.
La documentazione pubblica e le segnalazioni sulla produzione
Nel sistema telematico DGCOL della Direzione generale Cinema e audiovisivo del Ministero della Cultura compare un’opera intitolata docuserie Svergognata, classificata come documentario biografico. Fanpage ha verificato la scheda e riportato che il progetto è composto da tre episodi per una durata complessiva di un’ora e mezza, con una destinazione web indicata e un costo di produzione dichiarato di circa un milione di euro. Alla regia figura Francesco Lettieri, mentre tra i riferimenti produttivi compaiono Anemone Film e Groenlandia, società riconducibili al gruppo Banijay.
Una ricostruzione pubblicata da Quotidiano Nazionale sostiene che le riprese sarebbero già terminate e che il prodotto sarebbe in fase di montaggio. Queste voci, insieme all’esistenza della scheda DGCOL, hanno alimentato l’idea di una produzione concretamente realizzata. I documenti amministrativi e le segnalazioni giornalistiche costituiscono i pezzi pubblici che hanno reso verificabile l’esistenza dell’opera, ma non chiariscono automaticamente la distribuzione o l’eventuale supporto economico esterno.
Post cancellati, indiscrezioni e la smentita di Netflix riguardo la docuserie su Rita De Crescenzo
Il 24 agosto è circolata l’indiscrezione secondo cui la vita di Rita De Crescenzo sarebbe diventata una docuserie prodotta nell’orbita Banijay e destinata a una grande piattaforma. L’influencer ha pubblicato sui propri canali social un’immagine con il logo Netflix e un messaggio che presentava l’operazione come “un sogno diventato realtà”, ma il post è stato rimosso poco dopo. L’entourage di De Crescenzo ha sostenuto inizialmente che si trattasse di uno scherzo realizzato con l’intelligenza artificiale da qualcuno che avrebbe avuto accesso al telefono della tiktoker.
La precisazione successiva più rilevante è arrivata da Netflix Italia, che ha comunicato ad Adnkronos di non avere «nessun progetto in lavorazione» dedicato a Rita De Crescenzo. Da notare che Netflix non ha detto di aver cancellato una serie in produzione né ha negato in astratto che una docuserie su De Crescenzo possa esistere: ha escluso che il progetto segnalato fosse una sua produzione.
Indiscrezioni su Prime Video, verifiche giornalistiche e i finanziamenti pubblici
Il giornalista Gabriele Parpiglia ha riferito di aver visionato una fattura relativa al catering utilizzato sul set, saldata da Groenlandia srl, e di aver raccolto la testimonianza di una fonte che avrebbe lavorato direttamente alla produzione. Questa stessa fonte avrebbe indicato Prime Video come piattaforma di destinazione e una possibile uscita tra gennaio e febbraio 2027. Si tratta, nelle parole delle ricostruzioni, di elementi che rafforzano l’idea di una produzione già realizzata, ma la destinazione su Prime resta allo stato un’indiscrezione non ufficializzata dalla piattaforma.
Un altro nodo centrale ha riguardato i presunti finanziamenti statali. Il 26 agosto diverse testate hanno segnalato la presenza di Svergognata nel database DGCOL con un costo superiore al milione di euro e con un riconoscimento della nazionalità italiana provvisoria. Da questa voce è nata rapidamente la lettura secondo cui il progetto avesse richiesto o ottenuto fondi pubblici. In serata il Ministero della Cultura è intervenuto per precisare che la produzione «non ha presentato alcuna domanda di contributo pubblico, tax credit o altra misura di sostegno economico» e che il Ministero non ha quindi «approvato né riconosciuto o concesso alcun beneficio a favore dell’opera».
Il punto amministrativo chiarito dal Ministero è che il riconoscimento di nazionalità provvisoria attesta il possesso dei requisiti per considerare un’opera italiana secondo la normativa, ma non equivale a una domanda di finanziamento né comporta l’erogazione automatica di denaro. Nella scheda di Svergognata, alla voce relativa ai contributi ricevuti, non risulta infatti alcun importo.
