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Mongol Rally 2026, oltre 15mila chilometri con vecchie utilitarie: l’avventura estrema finisce in Kazakistan

Partiti a luglio dalla Repubblica Ceca, i partecipanti hanno attraversato Europa e Asia senza un percorso prestabilito e senza assistenza. Tra gli italiani diverse Fiat Panda. Quest’anno il traguardo è stato spostato dalla Mongolia al Kazakistan

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Due uomini sorridono con Fiat Panda 4x4 nel deserto montano

https://www.instagram.com/p/DcRUsiDEYji/ | IG@mongolrallyofficial (Mongol Rally - Official)

Martina Beretta di Martina Beretta

Mi chiamo Martina Beretta e sono una content editor e autrice digitale. Da anni lavoro nel mondo dei podcast e dei contenuti digitali, occupandomi di storytelling, approfondimenti editoriali e narrazione social. Ho collaborato alla crescita del progetto Passa dal BSMT, seguendo la scrittura e lo sviluppo di contenuti tra attualità, cultura e intrattenimento. Oggi collaboro anche con Ala News, dove unisco linguaggio giornalistico e sensibilità digitale.

Non è una gara di velocità e, soprattutto, non è un rally nel senso tradizionale del termine. Il Mongol Rally 2026 è arrivato alle battute finali dopo oltre un mese di viaggio attraverso Europa e Asia, con decine di equipaggi impegnati a raggiungere l’Estremo Oriente del Kazakistan a bordo di automobili che, sulla carta, sarebbero decisamente poco adatte a un’impresa del genere.

L’edizione di quest’anno è partita ufficialmente il 12 luglio dalla Repubblica Ceca, nei pressi di Praga, dopo la festa inaugurale dell’11 luglio. La cerimonia conclusiva si è tenuta il 22 agosto in Kazakistan, mentre alcuni equipaggi risultano ancora in viaggio secondo il sistema di tracciamento dell’organizzazione.

Cos’è il Mongol Rally

La filosofia dell’evento organizzato da The Adventurists è volutamente lontana dalle competizioni automobilistiche tradizionali. Non esiste un itinerario obbligatorio, non ci sono squadre di meccanici al seguito e non viene fornita assistenza in caso di guasto. Gli organizzatori stabiliscono sostanzialmente soltanto il punto di partenza e quello di arrivo: tutto ciò che accade nel mezzo è responsabilità degli equipaggi.

Anche la scelta dei mezzi fa parte della sfida. Le auto devono essere volutamente piccole e poco adatte a percorrere distanze simili: l’indicazione è di utilizzare vetture con motori da circa un litro, con una tolleranza fino a 1.300 centimetri cubici. Per le motociclette il limite indicato è invece di 125 cc. Niente fuoristrada preparati appositamente, quindi, ma soprattutto vecchie utilitarie costrette ad affrontare migliaia di chilometri, strade dissestate, montagne e aree desertiche.

Un’altra componente fondamentale è quella benefica: ai team viene chiesto di raccogliere almeno 500 sterline per Cool Earth, organizzazione sostenuta ufficialmente dal rally, con la possibilità di destinare ulteriori fondi ad altre associazioni.

Perché il Mongol Rally 2026 non arriva in Mongolia

Nonostante il nome sia rimasto invariato, quest’anno il Mongol Rally non termina in Mongolia. Le difficoltà legate all’attraversamento della Russia e il complesso quadro geopolitico hanno costretto gli organizzatori a modificare il percorso generale dell’evento.

Il traguardo è stato così trasferito nell’Estremo Oriente del Kazakistan, nell’area di Oskemen, tra il fiume Irtysh e il lago Zaysan. Gli equipaggi sono stati liberi di costruire il proprio itinerario attraverso Europa, Caucaso e Asia centrale, affrontando anche le complicazioni legate alle frontiere e al trasporto dei veicoli. Tra le possibilità indicate dagli organizzatori c’era il passaggio dalla Georgia verso l’Azerbaigian, con la spedizione delle automobili fino a Baku e il successivo attraversamento del Mar Caspio.

Le Panda italiane protagoniste del Mongol Rally

Anche l’Italia ha lasciato il segno nell’edizione 2026. Tra gli equipaggi più riconoscibili c’è La Panda dell’Apriliana, formato da Riccardo Torosani, Andrea Righi e Matteo Manzini, partiti con una Fiat Panda Young 1100 soprannominata “Pandrizia”.

Il sistema ufficiale di tracciamento registra il team italiano tra i primissimi equipaggi ad avere raggiunto il traguardo, con un tempo di 28 giorni, un’ora e 37 minuti dalla partenza. Davanti compare Team Aristotle-PAMAoverland, arrivato dopo 26 giorni, mentre tra gli altri italiani giunti alla meta figurano PDM Inc., Al.Pa.Car, PandaFinLà, PandaLand, Cani Rabbiosi, Genghis Can’t, Pandaemonium e RustNDust Racing.

La posizione nella classifica del tracker, però, non deve trarre in inganno: il Mongol Rally non è una competizione in cui vince chi arriva prima. Non ci sono cronometri da battere né un percorso identico per tutti. L’obiettivo è semplicemente riuscire ad arrivare.

Ed è proprio questa la particolarità di una manifestazione nata nel 2004 e diventata negli anni una delle avventure automobilistiche più insolite al mondo: attraversare una parte enorme del pianeta con un mezzo inadeguato, affrontando guasti, frontiere e imprevisti senza una squadra pronta a intervenire. In altre parole, nel Mongol Rally il vero successo non è essere primi. È riuscire a portare fino alla fine quello che gli stessi organizzatori definiscono, senza troppi giri di parole, un “rottame”.

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