Ciro Immobile dice addio al calcio giocato. A 36 anni, dopo 17 stagioni da professionista, l’attaccante di Torre Annunziata ha annunciato venerdì 14 agosto la decisione di ritirarsi, pochi giorni prima dell’inizio della nuova stagione. Una scelta arrivata dopo la risoluzione del contratto con il Paris FC, ultima squadra della sua carriera, e spiegata inizialmente davanti ai compagni nello spogliatoio del club francese. Poi sono arrivate una lunga lettera sui social e, sabato 15 agosto, un’intervista a Sky Sport nella quale Immobile ha ripercorso una carriera da 350 gol in 656 partite.
Perché Ciro Immobile ha deciso di ritirarsi
La decisione, ha spiegato Immobile, nasce soprattutto dalle risposte del suo corpo. Nel discorso ai compagni del Paris FC ha raccontato di non riuscire più ad allenarsi e a spingere come avrebbe voluto, aggiungendo di sentire il bisogno di dedicare più tempo alla famiglia, che lo ha accompagnato in tutti questi anni. «Non siate tristi per me perché sono felice», ha detto annunciando l’inizio di una nuova fase della sua vita.
Il concetto è tornato nella lettera pubblicata poche ore dopo sui social. “Non riesco più ad essere il Ciro di una volta”, ha scritto l’attaccante, riconoscendo che “il fisico ha presentato il conto”. Nessun addio amaro, però: Immobile ha spiegato di voler metaforicamente appoggiare i suoi scarpini “su un cuscino molto morbido”, perché sono stati proprio loro a portarlo dove aveva sempre sognato.
Dai campetti di Torre Annunziata alla Scarpa d’Oro
La storia di Immobile parte da Torre Annunziata, dove comincia a giocare a quattro anni. Il suo idolo è Alessandro Del Piero e il destino gli regala una coincidenza particolare: con la Juventus esordisce sia in Serie A sia in Champions League proprio entrando al posto dell’ex numero 10 bianconero.
Seguono i prestiti e una lunga gavetta tra Siena, Grosseto e Pescara. È proprio con il Pescara di Zdenek Zeman che esplode definitivamente: nella stagione 2011-12 segna 28 gol in Serie B, contribuendo alla promozione degli abruzzesi insieme a giocatori come Lorenzo Insigne e Marco Verratti.
Dopo il Genoa arriva il Torino. Nel 2013-14 realizza 22 reti e conquista per la prima volta il titolo di capocannoniere della Serie A. Le esperienze all’estero con Borussia Dortmund e Siviglia non hanno lo stesso impatto e nel 2016, dopo una seconda parentesi granata, arriva il trasferimento destinato a cambiare la sua carriera: quello alla Lazio.
Gli otto anni alla Lazio e i record
A Roma Immobile diventa molto più di un centravanti. Dal 2016 al 2024 è il simbolo della Lazio, ne diventa capitano e soprattutto miglior marcatore della storia del club con 207 reti nelle competizioni ufficiali. Con i biancocelesti vince una Coppa Italia e due Supercoppe italiane.
La stagione destinata a entrare nella storia è quella del 2019-20: Immobile segna 36 gol in Serie A, eguaglia il record di Gonzalo Higuain e conquista la Scarpa d’Oro europea, battendo nella classifica dei bomber anche Robert Lewandowski e Cristiano Ronaldo. In totale chiude la carriera con quattro titoli di capocannoniere della Serie A: 2013-14, 2017-18, 2019-20 e 2021-22.
L’Europeo con l’Italia e il “podio emotivo” della carriera
Con la Nazionale Immobile ha raccolto 57 presenze e 17 gol, ma soprattutto ha fatto parte dell’Italia che nell’estate del 2021 ha conquistato l’Europeo a Wembley. Ed è proprio quel successo il ricordo che mette davanti a tutti gli altri.
Nell’intervista rilasciata a Sky Sport dopo il ritiro, Immobile ha costruito il suo personale “podio emotivo”. Al primo posto c’è la vittoria dell’Europeo. Al secondo Lazio-Brescia del luglio 2020, la partita nella quale sentiva di dover segnare per avvicinarsi definitivamente alla Scarpa d’Oro. Al terzo posto mette invece insieme i trofei conquistati con la Lazio, la Coppa Italia e le due Supercoppe.
Besiktas, Bologna e l’ultimo capitolo a Parigi
Dopo l’addio alla Lazio nel 2024, Immobile si trasferisce al Besiktas, dove conquista subito la Supercoppa turca segnando una doppietta nella finale contro il Galatasaray. Nell’estate 2025 torna in Serie A con il Bologna, ma la sua esperienza in rossoblù viene pesantemente condizionata da un infortunio alla coscia rimediato già alla prima giornata di campionato.
Dopo appena nove presenze complessive, nel febbraio 2026 passa a titolo definitivo al Paris FC, in Ligue 1. È Parigi a diventare così l’ultima fermata di un percorso che Immobile ha sintetizzato nella sua lettera d’addio con un’immagine: “Torre Annunziata-Parigi è stato il mio viaggio perfetto”, dai campetti sotto casa fino alla Tour Eiffel.
Il futuro di Immobile: “Voglio diventare allenatore”
Il ritiro non significa però un addio al calcio. Nell’intervista concessa oggi a Sky, Immobile ha già indicato quale potrebbe essere il prossimo capitolo. Dopo un periodo da dedicare alla famiglia, inizierà a studiare per diventare allenatore. Una scelta, ha spiegato, maturata negli ultimi due o tre anni anche grazie ai tanti tecnici incontrati durante la carriera.
Tra tutti i legami costruiti resta inevitabilmente quello con la Lazio. Immobile ha definito gli otto anni in biancoceleste “una storia d’amore incredibile”, spiegando quanto sentirsi parte del club e del suo popolo gli abbia permesso di andare oltre i propri limiti. E quando la società lo ha salutato sui social con “Grazie, Ciro. Una leggenda per sempre”, la risposta dell’ex capitano è stata di appena tre parole: “La mia Lazio”, accompagnate da un cuore.
Finisce così una carriera cominciata sognando Del Piero e conclusa con 350 gol, quattro titoli di capocannoniere, una Scarpa d’Oro e un Europeo. “Ho vissuto un meraviglioso sogno, fino all’ultimo giorno”, ha scritto Immobile. Adesso il pallone si ferma. Almeno quello giocato.
