A Milano la commemorazione dei 15 antifascisti uccisi a piazzale Loreto il 10 agosto 1944 si è svolta quest’anno sullo sfondo di una nuova polemica politica. Al centro del confronto ci sono le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, che nei giorni scorsi aveva chiesto al Comune di ricordare anche le vittime civili dell’attentato di viale Abruzzi dell’8 agosto 1944, in un’ottica di “pacificazione”.
I 15 antifascisti uccisi a piazzale Loreto
Il 10 agosto 1944 quindici detenuti politici antifascisti furono prelevati dal carcere di San Vittore, condotti in piazzale Loreto e fucilati dalle forze naziste. L’eccidio fu ordinato come rappresaglia per un attentato avvenuto due giorni prima in viale Abruzzi.
L’8 agosto, infatti, due ordigni erano stati lanciati contro un camion che trasportava militari nazisti. I soldati non furono colpiti, mentre nell’azione persero la vita diversi civili. Proprio il riferimento a quelle vittime ha riacceso il confronto alla vigilia della commemorazione dei 15 antifascisti.
Le critiche dell’Anpi a La Russa
La cerimonia è stata quindi accompagnata dalle contestazioni dell’Anpi provinciale di Milano e di Sergio Fogagnolo, figlio di Umberto Fogagnolo, uno dei quindici uomini uccisi a piazzale Loreto. Nel suo intervento, Fogagnolo ha richiamato quelli che ha definito i “tempi orribili che stiamo vivendo”, rivolgendosi anche a chi oggi governa il Paese.
Il figlio di una delle vittime ha criticato duramente l’intervento di La Russa, definendo una “speculazione” il riferimento alle persone morte in viale Abruzzi. Secondo Fogagnolo, quelle vittime devono essere ricordate, ma senza separare l’episodio dal contesto storico nel quale avvenne.
“Era un’azione di guerra partigiana”
Fogagnolo ha sottolineato infatti che l’attentato di viale Abruzzi fu, nella sua ricostruzione, un’azione di guerra partigiana inserita nella guerra civile seguita alla dittatura fascista. Per questo, a suo giudizio, il quadro storico non può essere modificato o privato dei suoi riferimenti essenziali.
Anche il presidente dell’Anpi provinciale di Milano, Primo Minelli, ha respinto l’idea che la vicenda dei 15 martiri possa essere riletta attraverso una ricostruzione differente. Minelli ha parlato di una discussione “vergognosa” e ha sostenuto la necessità di impedire che la storia dell’eccidio venga riscritta.
La posizione dell’Anpi sull’eccidio
Secondo Minelli, quello di piazzale Loreto fu un atto di repressione contro la Resistenza: i quindici uomini vennero individuati tra i prigionieri detenuti a San Vittore e successivamente fucilati. Le vittime civili dell’attentato precedente, ha aggiunto, devono essere considerate all’interno del più ampio conflitto provocato dal fascismo.
Il confronto riguarda dunque soprattutto il modo in cui mettere in relazione i due episodi: da una parte le vittime civili dell’attentato di viale Abruzzi, dall’altra i quindici antifascisti uccisi nella rappresaglia nazista.
La vicesindaca: “Polemica vuota e pretestuosa”
Sulla vicenda è intervenuta anche la vicesindaca di Milano, Anna Scavuzzo, secondo cui sui fatti di viale Abruzzi si è già tornati più volte nel corso degli anni. Scavuzzo ha definito quella riaperta in questi giorni una “polemica vuota e pretestuosa”.
La vicesindaca ha infine sottolineato come le parole pronunciate durante la commemorazione richiamino il tributo che viene riconosciuto alle vittime della guerra partigiana. La cerimonia per i martiri di piazzale Loreto si è così trasformata anche in un nuovo confronto sulla memoria della Resistenza e sul modo di raccontare episodi diversi ma legati alla stessa drammatica fase della storia italiana.
