Il Senato ha confermato con 50 voti a 49 Todd Blanche come procuratore generale, consolidando una guida del Dipartimento di Giustizia già esercitata di fatto nei mesi scorsi. Con la nomina, la catena di comando diventa formale e il perimetro delle sue scelte entra a pieno titolo nell’agenda dell’amministrazione.
Dal ruolo di difensore alla cabina di regia
Blanche era noto come avvocato personale del presidente: aveva lasciato lo studio Cadwalader, Wickersham & Taft per unirsi al team legale del capo della Casa Bianca e, successivamente, era entrato nell’esecutivo. Poi la progressione: da vice, ha assunto la regia operativa del Dipartimento, presiedendo riunioni e dossier che tradizionalmente spettavano al procuratore generale.
Scelte operative che hanno cambiato il ministero
Nell’arco che precede la conferma, Blanche ha promosso tesi giuridiche per ampliare le tutele della presidenza e ha supervisionato licenziamenti di procure e dirigenti con lunga esperienza. Al tempo stesso ha diretto strategie che si sono tradotte in incriminazioni e nuovi provvedimenti giudiziari a carico di figure politiche.
Inoltre, l’impostazione ha incluso l’emissione di citazioni volte a identificare fonti giornalistiche. C’è stato anche un fondo controverso: creato e poi chiuso. E, infine, l’approvazione di un accordo di immunità fiscale per il presidente, tassello che ha pesato nella lettura complessiva del suo operato.
Voto risicato e fronde repubblicane
Il passaggio in Aula non è filato via senza opposizioni. Una parte dei repubblicani ha contestato l’uso di strumenti investigativi e il rischio di weaponization della giustizia. Spiccano i no di Susan Collins e Lisa Murkowski. Quest’ultima ha motivato il voto spiegando che il Paese ha bisogno di un procuratore generale capace di contenere gli impulsi peggiori dell’amministrazione e di non avere fiducia che Blanche svolga quella funzione.
Percorso professionale e gestione di crisi
Blanche, 52 anni, arriva alla guida del Dipartimento dopo una lunga stagione come pubblico ministero e un passaggio nel settore privato. La sua visibilità nazionale è cresciuta difendendo il presidente in processi ad alto profilo: in uno di questi, la strategia della difesa ha spostato la pronuncia della sentenza oltre la scadenza elettorale, con l’effetto di rinviare l’eventuale esecuzione della pena.
C’è poi la gestione della crisi sui fascicoli legati a Epstein: nel pieno della contesa, Blanche ha preso il posto dell’ex procuratore generale e ha seguito personalmente la pratica, arrivando a trasferirsi nell’ufficio occupato in precedenza dalla sua predecessora. Un segnale, anche logistico, di controllo del dossier.
Dossier, trattative e memo chiave
Il percorso di conferma ha incontrato attriti in Commissione Giustizia, rallentato da colloqui tesi con alcuni senatori repubblicani. In parallelo, Blanche ha firmato un memo che ha messo fine al fondo contestato e ha fatto circolare un secondo memo, non firmato, con cui ha chiarito i termini dell’accordo sull’immunità fiscale. Queste mosse hanno contribuito a sbloccare l’iter e a portare il voto in Aula.
Con il giuramento da procuratore generale, Blanche assume la piena responsabilità politica e amministrativa del Dipartimento di Giustizia. Il mandato annunciato include cause sull’immigrazione e appelli per una linea più dura contro le frodi nei programmi governativi, priorità che ora passano dalla fase dichiarativa all’esecuzione operativa.
