L’ondata di calore che sta investendo l’Italia e gran parte dell’Europa sembra destinata a durare ancora. Le previsioni indicano che le temperature resteranno eccezionalmente elevate per almeno altri dieci giorni, mentre il 2026 continua ad avvicinarsi al primato di anno più caldo mai registrato. A confermarlo sono anche i dati climatici dell’emisfero Nord, dove la temperatura media ha raggiunto livelli senza precedenti.
Un anno destinato a entrare nella storia del clima
Secondo i dati di Climate Reanalyzer dell’Università del Maine, al 31 luglio la temperatura media dell’emisfero settentrionale ha raggiunto i 22,72 gradi, superando il precedente record del 2024, quando si era fermata a 22,37 °C. Se questa tendenza sarà confermata nei prossimi mesi, il 2026 diventerà l’anno più caldo mai osservato a livello globale.
Anche l’Italia sta vivendo una stagione eccezionale. Il mese di luglio appena concluso è risultato il più caldo mai registrato nel Paese, superando persino il celebre luglio del 2003. Se allora si parlava di un evento eccezionale, oggi le ondate di calore rappresentano sempre più quella che gli esperti definiscono una nuova normalità, favorita dalla presenza sempre più persistente dell’anticiclone africano, ormai predominante rispetto a quello atlantico.
Le previsioni: il caldo potrebbe durare fino al 18 agosto
Le prospettive non lasciano spazio a un rapido cambiamento. Come spiegato al Corriere della Sera da Lorenzo Tedici, meteorologo di iLMeteo.it, il timore è che la situazione possa restare sostanzialmente invariata almeno fino al 18 agosto.
Secondo l’esperto, la poderosa area di alta pressione continuerà a dominare buona parte dell’Europa e anche la possibile rinfrescata prevista intorno al 19 agosto potrebbe rivelarsi soltanto una breve parentesi, insufficiente a interrompere davvero la lunga fase di caldo estremo.
Nel frattempo un modesto afflusso di aria più fresca riuscirà a superare le Alpi, consentendo un lieve miglioramento nel Nord Italia. Per questo motivo il Ministero della Salute ha ridotto da rosso a giallo il livello di allerta per Torino, Milano, Brescia, Verona e Venezia, mentre Bolzano era già passata al bollino giallo. Restano invece in allerta rossa le altre 21 città monitorate.
L’ondata di calore continua intanto a far segnare nuovi primati anche nel resto d’Europa: in Austria sono stati registrati 41,2 gradi, mentre la Slovacchia ha raggiunto i 41,4 gradi, una temperatura superiore perfino a quella registrata nelle stesse ore a Firenze.
Tornano i temporali, ma cresce il rischio di grandinate
L’ingresso di aria leggermente più fresca non porterà solo un temporaneo sollievo. Il contrasto con le masse d’aria molto calda aumenterà infatti l’instabilità atmosferica, favorendo lo sviluppo di temporali anche intensi e grandinate. Per questo la Protezione civile ha diramato un’allerta gialla che interessa Veneto, Trentino-Alto Adige, la parte nord-orientale della Lombardia e la Calabria.
Incendi in diverse regioni e fiumi sempre più in sofferenza
Le alte temperature continuano ad alimentare anche l’emergenza incendi. Nelle scorse ore un rogo di sterpaglie vicino alla linea ferroviaria di Casalpusterlengo, in provincia di Lodi, ha rallentato la circolazione dei treni con ritardi fino a 70 minuti.
In Lombardia proseguono gli interventi dei Vigili del fuoco sul monte Moregallo, nel Lecchese, dove l’incendio è stato posto sotto controllo dopo tre giorni di lavoro. Secondo le prime valutazioni richiamate dal presidente della Commissione Montagna di Regione Lombardia, Giacomo Zamperini, l’origine potrebbe essere colposa o addirittura dolosa.
Altri incendi hanno richiesto l’intervento della macchina dei soccorsi in Toscana, dove a Firenzuola sono entrati in azione due elicotteri e un Canadair, mentre altri roghi risultano in diminuzione. In Piemonte è stata evacuata una frazione del comune di Valdieri, nel Cuneese, e continua ad ampliarsi anche l’incendio sul monte Barone di Coggiola, nel Biellese. Focolai di minori dimensioni sono stati segnalati inoltre in Sardegna, Calabria, Sicilia e Lazio.
Siccità, problemi per il Danubio e il Reno
Alla lunga fase di caldo si aggiunge una persistente carenza di precipitazioni, che continua a mettere sotto pressione fiumi, laghi e riserve idriche. Il Piemonte ha già avviato le procedure per chiedere lo stato di calamità naturale.
La situazione è critica anche nell’Europa centro-orientale. In Ungheria il livello del Danubio, dopo aver raggiunto il minimo domenica scorsa, è risalito di appena nove centimetri negli ultimi giorni. La scarsità d’acqua ha provocato anche tensioni diplomatiche, con Budapest che ha chiesto alla Slovacchia di intervenire per garantire l’approvvigionamento idrico. La ministra degli Esteri ungherese Anita Orban è intervenuta pubblicamente per smentire le indiscrezioni secondo cui la responsabilità della ridotta portata del Danubio sarebbe da attribuire ai vicini slovacchi.
Anche la Germania sta facendo i conti con gli effetti della siccità: il basso livello del Reno costringe infatti le imbarcazioni a ridurre il carico di merci trasportate, con ripercussioni sulla navigazione commerciale.
