Abdul El-Sayed avrebbe vinto le combattutissime primarie democratiche per il Senato in Michigan. Ad assegnare la vittoria al candidato progressista è la Nbc, mentre altre testate internazionali mantengono maggiore cautela e parlano ancora di un vantaggio ristretto sulla deputata moderata Haley Stevens.
Con circa il 95% dei voti scrutinati, El-Sayed risultava avanti con il 48,7% delle preferenze contro il 47,3% della rivale. Un margine minimo, al termine di una sfida diventata uno dei principali test nazionali sui rapporti di forza interni al Partito democratico.
Trump attacca il voto in Michigan: “Elezioni truccate”
Sul risultato delle primarie è intervenuto anche Donald Trump, che mentre lo scrutinio era ancora in corso ha messo in dubbio la regolarità del voto. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha attaccato in particolare Wayne County, la contea che comprende Detroit, definendola «una delle aree elettorali più corrotte degli Stati Uniti, se non del mondo» e aggiungendo: «È roba da terzo mondo».
Trump ha quindi rilanciato le accuse di irregolarità elettorali già utilizzate in passato contro il Michigan e Wayne County. Al momento non sono emerse prove a sostegno delle accuse del presidente sulla regolarità delle primarie, mentre il risultato ha portato alla vittoria di El-Sayed su Stevens. La stessa deputata moderata ha riconosciuto la sconfitta e sostenuto il vincitore in vista delle elezioni di novembre.
Vance contro El-Sayed: “Non vogliamo un presidente così”
Alla vittoria del progressista ha reagito anche il vicepresidente JD Vance, che ha immediatamente trasformato il risultato delle primarie in un attacco politico. Commentando l’esito del voto, Vance ha ironizzato sulla possibilità di vedere in futuro El-Sayed alla Casa Bianca, affermando che i repubblicani non vogliono “un presidente El-Sayed”.
L’intervento del vicepresidente mostra quanto la sfida del Michigan abbia ormai assunto una dimensione nazionale. La candidatura di El-Sayed sarà uno dei test più importanti per capire quanto un programma apertamente progressista possa funzionare in uno Stato decisivo, dove a novembre il democratico dovrà affrontare il repubblicano Mike Rogers. La sua vittoria alle primarie ha già offerto alla Casa Bianca e al Partito repubblicano un nuovo bersaglio nella campagna per mantenere il controllo del Senato.
Michigan, El-Sayed conquista la nomination democratica
Medico ed epidemiologo di origine egiziana, El-Sayed è stato responsabile del dipartimento della Salute di Detroit e nel 2018 si era candidato, senza successo, alla carica di governatore del Michigan. Durante questa campagna elettorale ha ricevuto il sostegno di alcuni dei principali esponenti della sinistra americana, tra cui Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.
Haley Stevens, deputata alla Camera dal 2019, rappresentava invece l’ala più moderata e istituzionale del partito. La sua candidatura era sostenuta da diversi dirigenti democratici e aveva beneficiato di ingenti investimenti da parte di organizzazioni vicine all’American Israel Public Affairs Committee, l’Aipac.
Il confronto si è concentrato soprattutto sulla sanità pubblica, sul peso dei grandi finanziatori nella politica americana e sul sostegno degli Stati Uniti a Israele. El-Sayed ha fatto della battaglia per un sistema sanitario universale e della critica agli aiuti militari destinati al governo israeliano due dei temi centrali della propria campagna.
A novembre la sfida contro il repubblicano Mike Rogers
Alle elezioni di medio termine di novembre, El-Sayed dovrà affrontare il candidato repubblicano Mike Rogers, ex deputato ed ex presidente della commissione Intelligence della Camera.
Il seggio è rimasto libero dopo la decisione del senatore democratico Gary Peters di non candidarsi per un nuovo mandato. Il Michigan sarà quindi uno degli Stati decisivi per gli equilibri del Senato, attualmente controllato dai repubblicani.
La vittoria di El-Sayed rappresenterebbe un risultato importante per l’ala progressista, ma il margine ridotto evidenzia anche le profonde divisioni che attraversano il Partito democratico. In caso di elezione a novembre, il candidato di origine egiziana diventerebbe il primo musulmano a entrare nel Senato degli Stati Uniti.
