La crisi migratoria in corso a Ceuta ha riaperto lo scontro tra i governi europei sulle politiche di Pedro Sánchez. Nelle ore in cui decine di migliaia di persone attraversavano il confine tra il Marocco e l’enclave spagnola, il governo italiano ha collegato quanto stava accadendo alla regolarizzazione straordinaria dei migranti approvata da Madrid. Secondo Giorgia Meloni e Antonio Tajani, la misura avrebbe prodotto un “effetto chiamata”, mettendo sotto pressione non soltanto la Spagna ma l’intero spazio Schengen.
ll collegamento è immediato, ma non regge alla verifica dei requisiti. Le persone arrivate a Ceuta alla fine di luglio non possono accedere alla regolarizzazione, il cui termine per la presentazione delle domande è scaduto il 30 giugno. Esiste però un altro elemento, molto più vicino alla dinamica degli arrivi: una sentenza del Tribunale Supremo spagnolo sulle persone intercettate in mare mentre cercano di raggiungere Ceuta e Melilla a nuoto. La decisione non ha aperto le frontiere né impedito alla Spagna di effettuare i rimpatri. Ha stabilito, però, che questi ultimi non possano avvenire sommariamente e senza una procedura individuale. Secondo il governo Sánchez, le reti criminali hanno trasformato questa distinzione giuridica nella promessa falsa che fosse ormai sufficiente arrivare in acqua per non poter essere riportati in Marocco.
La regolarizzazione dei migranti e i vincoli temporali
Il provvedimento di regolarizzazione straordinaria è stato approvato dal Consiglio dei ministri il 14 aprile ed è entrato in vigore due giorni dopo. Per accedere alla misura occorreva dimostrare di essere entrati nel Paese prima del 1° gennaio 2026 e di avervi soggiornato per almeno cinque mesi consecutivi, oltre a non avere precedenti penali e a produrre documentazione nominativa e datata utile a ricostruire la presenza effettiva, requisiti che escludono in modo netto chi ha attraversato il confine a fine luglio.
La misura rilascia un’autorizzazione iniziale di residenza e lavoro valida per un anno e non la cittadinanza: questo titolo nazionale non conferisce automaticamente il diritto di trasferirsi e lavorare in un altro Stato Schengen per periodi prolungati, e a Ceuta e Melilla permangono controlli di identità e documentali per chi si muove verso la penisola iberica o altri Paesi dell’area.
L’obiettivo del provvedimento è far emergere dalla clandestinità amministrativa persone che già vivevano e, spesso, lavoravano in Spagna. Alla chiusura del procedimento erano state presentate 1.174.978 domande, molte più delle 500mila inizialmente previste dal governo.
Gli attraversamenti avvenuti il 30 e il 31 luglio non possono essere ricondotti a quella procedura: non soltanto sono successivi alla data limite, ma si sono verificati un mese dopo la chiusura delle domande.
Regolarizzazione migranti, il dibattito sulla cittadinanza europea
Anche la definizione utilizzata da Tajani è inesatta. Il ministro degli Esteri italiano ha parlato della decisione di Madrid di concedere la “cittadinanza spagnola, quindi europea” a centinaia di migliaia di persone. La misura, però, non concede la cittadinanza. Rilascia un’autorizzazione iniziale di residenza e lavoro valida per un anno, al termine del quale il beneficiario deve rientrare nelle procedure ordinarie previste dalla legislazione spagnola sull’immigrazione.
La differenza non è terminologica. Un permesso nazionale non trasforma automaticamente il titolare in cittadino europeo e non gli attribuisce il diritto di trasferirsi e lavorare liberamente in Italia. Un titolo rilasciato da uno Stato Schengen può consentire brevi spostamenti negli altri Paesi dell’area, generalmente fino a 90 giorni ogni 180 e nel rispetto di determinate condizioni. Per stabilirsi più a lungo o lavorare in un altro Stato è invece necessario ottenere un’autorizzazione rilasciata da quel Paese. Persino lo status europeo di soggiornante di lungo periodo, ottenibile normalmente dopo cinque anni di residenza legale, prevede condizioni specifiche per il trasferimento. Entrare a Ceuta non significa quindi poter raggiungere automaticamente Madrid e, da lì, il resto dell’Europa senza ulteriori verifiche.
Cosa ha stabilito la sentenza 814/2026
Il fattore indicato dal governo spagnolo riguarda la sentenza 814/2026 del Tribunale Supremo, emessa il 29 giugno e resa pubblica all’inizio di luglio. Il caso riguardava un cittadino algerino che nel novembre 2024 era stato intercettato in mare mentre cercava di raggiungere Ceuta a nuoto ed era stato consegnato direttamente alle autorità marocchine.
La decisione non impedisce le espulsioni in generale, ma ha stabilito che gli interventi sulle persone recuperate in mare devono seguire la procedura ordinaria prevista dall’articolo 58 della legge sull’immigrazione, con identificazione, valutazione della situazione personale e rispetto delle garanzie, comprese eventuali richieste di protezione internazionale o segnalazioni di particolare vulnerabilità.
Questa precisazione procedurale ha prodotto un cambiamento operativo: la Guardia Civil ha sospeso le consegne immediate alla polizia marocchina delle persone raccolte in acqua, in attesa di istruzioni esecutive da Madrid, aprendo così una finestra nella quale si è sviluppata una narrazione distorta della portata della sentenza.
Come le reti criminali hanno trasformato la sentenza in promessa
Secondo il governo spagnolo, le reti criminali e i canali di comunicazione utilizzati dai trafficanti hanno costruito una versione semplificata e ingannevole della sentenza, diffondendo il messaggio che chi arrivava in acqua avrebbe automaticamente evitato il rimpatrio, una lettura che ometteva i limiti procedurali e le condizioni previste dalla legge.
La narrazione trasformata da propaganda di gruppo ha reso credibile la falsa promessa per molte persone in Marocco e nei Paesi vicini, inducendo tentativi di attraversamento che si sono concentrati nei giorni successivi alla pubblicazione della decisione giudiziaria e sono culminati nell’ondata di fine luglio a Ceuta.
Dire che la sentenza abbia “autorizzato” gli ingressi confonderebbe i piani: il Tribunale ha imposto garanzie di procedura, ma non ha riconosciuto alcun diritto automatico di permanenza in Spagna, mentre sono state le organizzazioni criminali a presentare la garanzia procedurale come certezza d’accoglienza.
Reazioni politiche, misure e coordinamento europeo
La crisi ha innescato tensioni politiche internazionali, oltre alle affermazioni dellla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che hanno collegato pubblicamente gli arrivi alla regolarizzazione, evocando misure forti e perfino la sospensione di Schengen con la Spagna, la Commissione europea, per bocca di Ursula von der Leyen, ha preso le distanze dalla tesi del nesso causale diretto tra regolarizzazione e arrivi, definendo inaccettabili le immagini provenienti da Ceuta e incaricando il commissario Magnus Brunner e la commissaria Dubravka Šuica del coordinamento operativo e dei contatti con il Marocco per sostenere la Spagna nel contrasto alle reti e nei rimpatri nel rispetto delle norme europee.
Le misure prese da Madrid
Madrid ha annunciato misure pratiche per gestire la crisi, tra cui un centro temporaneo per l’identificazione e l’esame delle posizioni individuali, l’intensificazione dei rimpatri per chi non ha titolo a restare e l’installazione prospettata di una linea di boe vicino ai frangiflutti per facilitare l’applicazione della sentenza
La crisi di Ceuta esiste ed è gravissima, ma non è la conseguenza automatica della regolarizzazione. Confondere i due dossier permette di costruire una spiegazione politicamente efficace, ma nasconde ciò che è accaduto davvero: una sentenza che ha imposto maggiori garanzie nei rimpatri è stata trasformata dalle reti criminali in una falsa promessa. La risposta può essere rafforzare i controlli, identificare rapidamente chi entra e applicare le procedure di rimpatrio. Non può essere attribuire ai nuovi arrivati un diritto alla regolarizzazione che la legge spagnola non riconosce loro.
Per approfondire: Ceuta sotto pressione, proteste contro Sanchez dopo la crisi migratoria
