La decisione dell’amministrazione Trump di imporre nuove restrizioni agli studi sui virus e sugli agenti patogeni ha aperto un acceso confronto negli Stati Uniti. Nel mirino sono finite in particolare le ricerche di tipo “gain-of-function”, cioè quelle che prevedono modifiche dei microrganismi per analizzarne caratteristiche come la capacità di trasmissione o l’evoluzione, con l’obiettivo di migliorare la preparazione davanti a possibili future pandemie.
Stop agli studi che modificano i virus
Il provvedimento introduce il divieto per alcune attività di ricerca considerate rischiose, comprese quelle realizzate all’estero o attraverso collaborazioni con soggetti stranieri ritenuti non affidabili. Le autorità americane hanno motivato la scelta sostenendo che determinati esperimenti, se non sottoposti a controlli adeguati, potrebbero rappresentare un pericolo per la salute pubblica e per la sicurezza nazionale.
In una dichiarazione congiunta, il Dipartimento di Stato e il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani hanno spiegato che questo tipo di studi “ha il potenziale di minacciare vite, sconvolgere le comunità, mettere a dura prova i sistemi sanitari pubblici e minare la sicurezza economica e nazionale dell’America” se non adeguatamente regolamentato.
La preoccupazione della comunità scientifica
La scelta della Casa Bianca ha però sollevato forti critiche nel mondo della ricerca. La Società Americana di Microbiologia (Asm) ha avvertito che interrompere questo settore potrebbe ridurre la capacità degli Stati Uniti di individuare e affrontare nuove minacce infettive.
Secondo i microbiologi, limitare gli studi di questo tipo rischia di rendere il Paese meno preparato nel caso di future epidemie, proprio perché queste ricerche permettono di comprendere meglio il comportamento dei virus e sviluppare strumenti di prevenzione e risposta.
Il timore di un blocco troppo ampio della ricerca sui virus
Uno dei principali punti contestati dagli scienziati riguarda l’ampiezza delle nuove regole. Secondo l’Asm, la normativa non si limiterebbe agli esperimenti considerati effettivamente pericolosi, ma potrebbe coinvolgere anche studi ritenuti soltanto “potenzialmente” rischiosi.
Le ricerche di gain-of-function comprendono infatti attività diverse: alcune possono riguardare modifiche che aumentano la contagiosità o l’aggressività di un virus, oppure che ne migliorano la resistenza ai trattamenti, ma altre vengono svolte con finalità di monitoraggio e prevenzione. Per i microbiologi, una definizione troppo estesa del campo di applicazione potrebbe finire per rallentare un intero settore scientifico.
L’appello dei ricercatori: più sicurezza, non divieti
La Società Americana di Microbiologia ha sottolineato che le nuove norme prevedono definizioni troppo ampie e sanzioni particolarmente severe, con il rischio di limitare una parte significativa della ricerca sulle malattie infettive.
“Le definizioni sono ampie, le sanzioni per le violazioni elevate e il conseguente divieto di ampie porzioni di ricerca limiterà la preparazione nazionale a contrastare le minacce di malattie infettive”, hanno dichiarato i rappresentanti dell’organizzazione. La richiesta degli esperti non è però quella di eliminare i controlli, ma di puntare su regole che permettano di svolgere gli studi in condizioni di massima sicurezza, mantenendo al tempo stesso la capacità scientifica necessaria per affrontare eventuali nuove emergenze sanitarie.
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