L’Aula della Camera ha approvato il ddl che introduce i domiciliari per i detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti che aderiscono a programmi di recupero. Il testo mira a collegare la misura restrittiva a percorsi terapeutici e di cura, con requisiti specifici per l’accesso alla misura.
Come funziona il ddl sui domiciliari per tossicodipendenti
Il provvedimento disciplina una particolare detenzione domiciliare fondata sull’adesione a programmi di recupero e a percorsi di cura. La norma si applica, con alcune eccezioni, in caso di condanna non superiore a otto anni. L’accesso alla misura è subordinato all’adesione a percorsi terapeutici: il testo definisce l’adesione come condizione centrale per l’attivazione della detenzione presso il domicilio, prevedendo controlli e verifiche nell’ambito dei programmi previsti.
Voti in Aula e posizioni dei partiti sul ddl
La maggioranza ha votato a favore; le opposizioni si sono per lo più astenute, pur rilevando diverse criticità sul testo. In Aula la votazione è stata espressa con 153 sì, 42 no e 82 astenuti. Tra i gruppi parlamentari, il M5s si è schierato per il no insieme a FnV, mentre altri gruppi hanno scelto l’astensione o il voto favorevole motivando la scelta con la volontà di privilegiare percorsi di cura per i detenuti con problemi di dipendenza.
Nel dibattito parlamentare sono emerse osservazioni sulla necessità di chiarire le eccezioni e i criteri di accesso ai programmi di cura, oltre a dubbi operativi sulla gestione delle misure nei casi complessi. Le forze favorevoli hanno sottolineato l’intento di ridurre il ricorso alla detenzione carceraria per soggetti in condizione di dipendenza, collegando la misura a interventi sanitari e di riabilitazione.
Il provvedimento interviene sul regime delle misure alternative per persone con problematiche legate a sostanze o alcool, prevedendo uno stretto legame tra la misura detentiva e i percorsi terapeutici indicati nel testo legislativo. Il ddl è stato approvato in via definitiva dalla Camera.
