La Brigata ebraica di Milano ha presentato una denuncia querela contro ignoti per quanto accaduto durante il corteo del 25 aprile nel capoluogo lombardo, quando il gruppo è stato contestato e ostacolato nel tentativo di raggiungere piazza Duomo. Nel documento depositato vengono ipotizzati diversi reati e, pur essendo formalmente rivolta contro persone non identificate, la denuncia cita più volte i Carc, i Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo.
La denuncia della Brigata ebraica
La decisione di rivolgersi alla magistratura riguarda gli episodi avvenuti durante la manifestazione nazionale per la Festa della Liberazione, quando la Brigata ebraica ha denunciato di essere stata fermata da attivisti Pro Palestina e altri partecipanti al corteo.
Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica, ha definito la scelta “dolorosa”, ricordando che l’organizzazione partecipa al corteo milanese da 22 anni, anche in presenza di contestazioni. Secondo Romano, però, si è trattato di un passaggio necessario per tutelare la possibilità di continuare a prendere parte alla celebrazione del 25 aprile.
I reati ipotizzati: dalla diffamazione alla violenza privata
Nel documento presentato dalla Brigata ebraica vengono contestate diverse possibili fattispecie di reato. Tra quelle indicate figurano l’istigazione a delinquere, la diffamazione aggravata, la violenza privata pluriaggravata, la rapina pluriaggravata, l’istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale e l’apologia di associazione terroristica.
Sebbene la denuncia sia formalmente contro ignoti, all’interno dell’atto vengono richiamati più volte i Carc, ai quali vengono attribuiti riferimenti legati agli episodi contestati dalla Brigata ebraica.
Romano: “Anche una persona di 82 anni aggredita”
Durante la conferenza stampa di presentazione della denuncia, Romano ha sottolineato la gravità di quanto sarebbe accaduto durante il corteo, citando anche il caso di una persona anziana coinvolta negli scontri.
“Tra i vari aggrediti c’è anche una persona di 82 anni a cui è stata strappata con violenza la bandiera della Brigata”, ha dichiarato il direttore del Museo della Brigata ebraica, che ha parlato di un episodio che avrebbe segnato il superamento di una soglia ritenuta inaccettabile.
Alla conferenza stampa ha partecipato anche Alessandro Litta Modignani di Ponte Atlantico, che ha affiancato Romano nell’illustrazione delle ragioni alla base dell’iniziativa giudiziaria.
I testimoni chiamati a raccontare quanto accaduto
Nella querela, la Brigata ebraica ha indicato anche una serie di persone che potrebbero essere ascoltate come testimoni, pur non avendo sottoscritto direttamente il documento.
Tra i nomi citati ci sono l’avvocato Luciano Belli Paci, figlio della senatrice a vita Liliana Segre, l’ex deputato Emanuele Fiano e i parlamentari Simona Malpezzi, Lia Quartapelle e Benedetto Della Vedova. La loro eventuale testimonianza sarebbe legata alla presenza al corteo e alla possibilità di riferire quanto osservato durante gli episodi contestati.
Le critiche al Comune di Milano
Sulla vicenda è intervenuto anche Manfredi Palmeri, consigliere comunale della lista civica federata a Noi Moderati, che ha criticato l’amministrazione cittadina accusandola di non aver avuto un ruolo sufficientemente incisivo.
Secondo Palmeri, il Comune sarebbe stato “assente” nella gestione della situazione. Il consigliere ha inoltre sollevato dubbi sulla commissione comunale dedicata ai temi dell’antisemitismo, sostenendo che sia stata presentata come ispirata al modello della commissione istituita da Liliana Segre, ma privata del riferimento esplicito al termine “antisemitismo”.
A suo giudizio, la commissione non avrebbe prodotto risultati concreti: “Non ha detto e non ha fatto nulla”, ha concluso.
