L’UNESCO ha iscritto oggi i teatri condominiali dell’Italia centrale nella Lista del Patrimonio mondiale. La decisione è maturata dopo l’esame del dossier promosso dalla Regione Marche, con il coinvolgimento di Emilia-Romagna e Umbria e il supporto tecnico‑scientifico del Ministero della Cultura. L’iscrizione porta a 62 il numero dei siti italiani riconosciuti e conferma il primato del Paese, avviando un percorso di valorizzazione seguito dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nei rapporti con l’UNESCO e dando più visibilità a edifici finora soprattutto noti a livello locale.
Il riconoscimento dell’Unesco ai teatri condominiali
“Accogliamo con orgoglio e soddisfazione la decisione del Comitato del Patrimonio mondiale dell’UNESCO di iscrivere i teatri condominiali dell’Italia centrale nella Lista del Patrimonio mondiale“: così il Ministro della Cultura Alessandro Giuli. “Una buona notizia che sottolinea il valore della nostra rete di teatri storici diffusi su tutto il territorio regionale“, hanno detto il presidente Michele de Pascale e l’assessora regionale alla Cultura Gessica Allegni, mettendo in rilievo il lavoro corale che ha portato alla candidatura. La Regione Marche ha svolto il ruolo di capofila, con il coordinamento del Servizio UNESCO e l’assistenza degli uffici territoriali competenti del Ministero della Cultura.
I teatri condominiali all’italiana sono nati tra Settecento e Ottocento come infrastrutture culturali a proprietà condivisa: cittadini, famiglie e istituzioni locali contribuivano alla proprietà, alla gestione e alla fruizione. Secondo il materiale di candidatura, questi spazi hanno garantito nei borghi e nei piccoli centri l’accesso all’opera, alla musica classica e ad altre forme di spettacolo dal vivo. Il dossier ha puntato sul legame tra architettura, pratica teatrale e partecipazione civica come elemento di valore universale, sottolineando il ruolo pubblico del teatro riconosciuto dalla collettività.
Perché l’Unesco ha riconosciuto i teatri condominiali
Il Comitato del Patrimonio mondiale ha valutato il dossier in base ai criteri stabiliti dall’UNESCO. La documentazione ha richiamato la storia di questi edifici, l’eleganza architettonica e la tradizione civica che ha reso il teatro un elemento identitario delle comunità locali. La candidatura ha coinvolto, oltre alle Regioni promotrici, numerosi enti territoriali e Comuni nei quali il fenomeno dei teatri condominiali ha la sua massima diffusione: una rete di luoghi con caratteristiche comuni e con una lunga pratica di vita culturale condivisa, messa in evidenza durante l’esame tecnico. I rapporti con l’UNESCO sono stati seguiti dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che ha curato le comunicazioni internazionali e la procedura necessaria per ottenere l’iscrizione.
Dieci teatri iscritti: elenco e città
La lista approvata dal Comitato comprende dieci teatri rappresentativi del sistema diffuso nell’Italia centrale. Sono, nell’ordine riportato nel dossier:
- Teatro Angelo Mariani, Sant’Agata Feltria
- Teatro Pergolesi, Jesi
- Teatro Ventidio Basso, Ascoli Piceno
- Teatro Serpente Aureo, Offida
- Teatro dell’Aquila, Fermo
- Teatro Lauro Rossi, Macerata
- Teatro Feronia, San Severino Marche
- Teatro Gentile da Fabriano, Fabriano
- Teatro Bramante, Urbania
- Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, Spoleto
L’iscrizione alla Lista non chiude il percorso amministrativo: il riconoscimento apre ora la fase operativa per la tutela e la trasmissione di questa rete culturale alle generazioni future, come previsto dal piano di valorizzazione collegato alla candidatura.
