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Stasera in TV Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto: trama, segreti di set e il finale che non concede sconti

Un’isola deserta, l'odio di classe e una passione feroce: storia e retroscena del capolavoro di Lina Wertmuller stasera in TV

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In foto Mariangela Melato e Giancarlo Giannini sul set di travolti da un insolito destino nell'azzurro mare di agosto

La trama e le curiosità del film di Lina Wertmüller (Credits Mediaset infinity)

Carmela Cassese di Carmela Cassese

Un’inquadratura strettissima sugli occhi di Giancarlo Giannini e Mariangela Melato dice quasi tutto del cinema di Lina Wertmuller. Sono arrossati dalla salsedine, accecati dal sole e attraversati da un livore viscerale che scivola di continuo nel desiderio. Stasera Rete 4, in seconda serata, rimanda in onda Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, uscito nelle sale a dicembre del 1974, proprio mentre la commedia all’italiana classica iniziava a perdere colpi e la regista romana sceglieva invece di spingere il pedale sull’eccesso.

La trama di Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare di agosto

All’inizio la storia sembra il solito scontro di classe impostato da farsa. A bordo di uno yacht in crociera nel Mediterraneo ci sono la milanese Raffaella Pavone Lanzetti, ricca e nevrotica reazionaria, solita a battute velenose, e il marinaio siciliano Gennarino Carunchio, tesserato del PCI, che inghiotte il rospo pur di non farsi licenziare. Lei rimanda indietro gli spaghetti perché scotti, esterna un ribrezzo quasi fisico per l’odore di sudore dei lavoratori e riafferma ogni secondo la propria distanza sociale.

Poi la trama esplode. Il motore del gommone con cui i due sono usciti in escursione si rompe, la corrente li trascina via e il caso li scarica su una spiaggia deserta dell’Ogliastra, sulla costa orientale della Sardegna. Lì, senza soldi e senza servitù, le posizioni si ribaltano con violenza, destrutturando il potere. Gennarino sa come tirare su una cernia, accendere due legni e costruire un riparo; lei non ha una sola nozione utile per rimanere in vita. Per mangiare, la ricca industriale deve lavare i calzini al marinaio, stirargli i pantaloni e chiamarlo “signor padrone”. Le leggi del Capitale crollano e al loro posto subentrano quelle primordiali della sopravvivenza, trasformando lo scontro ideologico in una faccenda fisica, fatta di mazzate, rabbia e una carica erotica sgradevole ma profondamente reale. Tra i due sembra nascere una complicità che convince anche lo spettatore, destinata però a svanire appena riaffiorano le gerarchie sociali.

Quando da lontano, infatti, si avverte il rumore delle pale di un elicottero, la parentesi dell’isola si spezza di colpo. L’arrivo dei soccorsi riporta i due alla realtà e azzera il precario equilibrio nato dalla necessità. Una volta sbarcati a terra, Gennarino prova a proporre a Raffaella di mollare tutto e tornare sull’isola per vivere davvero quell’amore, ma lo scontro di classe inghiotte ogni illusione. La donna sceglie di risalire sul suo elicottero e tornare alla sua vita, al suo ceto e ai suoi privilegi, mentre il marinaio resta solo sul molo a guardarla partire.

Wertmuller dimostra così che quell’attrazione carnale non era una vera rivoluzione, ma una parentesi tollerata finché restava fuori dal mondo reale. La politica non viene superata dall’amore, al contrario, la struttura sociale si riprende le sue posizioni senza concedere sconti.

 

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Le curiosità sulla pellicola e gli aneddoti su Giannini e Melato

Dietro la realizzazione della pellicola non sono mancati gli imprevisti. La scelta di quei paesaggi era arrivata dopo un fuori programma non da poco: prima di iniziare le riprese, la regista e Giannini salirono su un piccolo aereo da turismo a quattro posti per cercare le location dall’alto. Durante il volo, il pilota si voltò verso di loro spiegando che la sabbia sollevata dal vento stava entrando nell’unico motore, costringendoli a un atterraggio d’emergenza su una pista sterrata. Spavento a parte, la regista scese urlando che quel tratto di costa era perfetto e che il film andava girato lì, tra Cala Luna, Cala Fuili e Capo Comino.

Il set fu un calvario logistico e fisico. Al primo giorno di lavoro Mariangela Melato si squarciò la pianta del piede sugli scogli affilati, cavandosela con quindici punti di sutura. L’assicurazione andò nel panico e chiese di sostituire l’attrice, ma Wertmuller e Giannini si rifiutarono. Per non fermare la produzione inventarono inquadrature storte, la fecero recitare da seduta e usarono una controfigura con la parrucca bionda per i campi lunghi. Lo stesso Giannini girò per settimane con i piedi avvolti da metri di cerotto per muoversi sulle pietre appuntite senza distruggersi. Durante una scena di rissa, l’attore prese anche un calcio fuori misura dalla controfigura della Melato e ci rimise il menisco, mentre la protagonista rientrava in albergo la sera coperta di lividi autentici.

Anni dopo, quando la Paramount decise di produrre un remake affidando la regia a Guy Ritchie con Madonna come protagonista, la produzione cercò Adriano Giannini per la parte che era stata di suo padre. Adriano tentennava, non voleva accettare. Fu proprio Giancarlo a togliergli ogni dubbio. Il film, uscito nel 2002, fu un disastro al botteghino, a dimostrazione di quanto l’alchimia del ’74 fosse irripetibile e legata a doppio filo al clima sociale di quegli anni.

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