Jannik Sinner boicotterà gli US Open? Al momento la risposta è no. Il numero uno del mondo non starebbe pensando di rinunciare al tabellone di singolare dell’ultimo Slam della stagione. La protesta che coinvolge il campione italiano e altri protagonisti del circuito avrebbe un obiettivo molto più circoscritto: il nuovo torneo di doppio misto, in programma durante la Fan Week che precede l’inizio del tabellone principale.
Secondo quanto riportato da The Athletic, alcuni dei migliori giocatori e delle migliori giocatrici al mondo starebbero valutando di non partecipare all’evento per aumentare la pressione sulla United States Tennis Association, la federazione che organizza gli US Open. Tra i nomi coinvolti figurerebbero, oltre a Sinner, anche Aryna Sabalenka, Jessica Pegula, Coco Gauff, Ben Shelton ed Elena Rybakina.
Sinner non vuole saltare il singolare degli US Open
Il primo punto da chiarire è che non esiste, almeno per ora, una minaccia di boicottaggio dell’intero US Open. Sinner e gli altri big continuerebbero regolarmente a preparare il torneo di singolare di Flushing Meadows.
L’eventuale rinuncia riguarderebbe esclusivamente il doppio misto, trasformato dalla USTA in uno degli appuntamenti principali della Fan Week. Un gesto simbolico, ma potenzialmente pesante dal punto di vista commerciale, perché priverebbe gli organizzatori proprio delle stelle sulle quali è stato costruito il nuovo format.
L’iniziativa rappresenterebbe inoltre il primo atto capace di produrre un danno diretto all’organizzazione di uno Slam. Al Roland Garros i giocatori avevano ridotto gli impegni con i media, mentre prima di Wimbledon avevano minacciato nuove limitazioni alle attività promozionali, protesta poi sospesa.
Cosa chiedono i giocatori agli organizzatori degli Slam
Al centro dello scontro non c’è semplicemente l’entità del montepremi, ma il modo in cui questo viene determinato. I giocatori chiedono che una percentuale stabile dei ricavi prodotti dagli Slam venga destinata ai premi.
La richiesta prevede di portare immediatamente al 16% la quota dei ricavi riconosciuta ai tennisti, per poi raggiungere progressivamente il 22% entro il 2030. I big chiedono anche maggiori investimenti in assistenza sanitaria, pensioni e welfare, oltre a una partecipazione più incisiva alle decisioni riguardanti i tornei.
Gli aumenti annuali dei montepremi, pur accolti positivamente, non vengono quindi considerati sufficienti. L’obiettivo è ottenere un vero sistema di revenue sharing, che leghi automaticamente i compensi alla crescita economica degli Slam senza costringere i giocatori a riaprire ogni anno la trattativa.
Un primo segnale di apertura sarebbe arrivato dal Roland Garros, che avrebbe proposto un modello basato sulla condivisione dei ricavi. L’intesa, tuttavia, non è stata ancora formalizzata e la pressione si è ora spostata sugli US Open.
Perché il doppio misto è finito nel mirino di Sinner agli US Open
La scelta del doppio misto non è casuale. Dal 2025 la USTA ha profondamente modificato la competizione, spostandola nella settimana delle qualificazioni e costruendo un tabellone di 16 coppie composto in larga parte da campioni del singolare.
Il torneo si disputa con incontri più brevi e una formula pensata anche per lo spettacolo televisivo. Nel 2025 il premio per la coppia vincitrice era stato portato a un milione di dollari. A conquistarlo erano stati ancora una volta gli italiani Sara Errani e Andrea Vavassori, già campioni nell’edizione precedente e inizialmente molto critici nei confronti del nuovo format.
Per il 2026 il doppio misto è previsto il 25 e 26 agosto. La USTA ha investito sulla manifestazione come richiamo centrale della Fan Week, vendendo biglietti e promuovendo la possibilità di vedere insieme coppie inedite formate dai migliori giocatori del mondo.
Un forfait coordinato delle stelle indebolirebbe quindi uno dei prodotti sui quali gli organizzatori hanno maggiormente puntato.
La USTA prova a evitare lo scontro
La trattativa si apre mentre Craig Tiley ha appena assunto ufficialmente l’incarico di amministratore delegato della USTA. L’ex numero uno di Tennis Australia, per anni alla guida dell’Australian Open, ha iniziato il proprio mandato il 20 luglio.
La federazione statunitense avrebbe mostrato disponibilità a discutere alcuni aspetti legati al welfare e al coinvolgimento dei giocatori nelle scelte strategiche. Non sarebbero però ancora arrivate garanzie sulla questione principale: una percentuale fissa dei ricavi da destinare al montepremi.
Nel 2025 gli US Open avevano distribuito complessivamente 90 milioni di dollari, il 20% in più rispetto ai 75 milioni dell’edizione precedente. Il montepremi del 2026 non è stato ancora annunciato e la sua entità potrebbe risultare decisiva per l’esito della trattativa.
Il rischio di un boicottaggio del doppio misto resta dunque concreto. Ma parlare di Sinner pronto a saltare gli US Open sarebbe, allo stato attuale, fuorviante: il terreno dello scontro è la Fan Week, mentre la partecipazione del numero uno del mondo al singolare non è in discussione.
