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Mario Roggero e la legittima difesa: in Germania il verdetto avrebbe potuto essere diverso?

Prendendo in considerazioni i sistemi giuridici di altri Paesi è possibile formulare delle ipotesi su come sarebbe stato giudicato il caso del gioielliere in Germania, Francia, Spagna e Stati Uniti

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Mario Roggero al suo arrivo nel carcere di Bollate a Milano

Mario Roggero al suo arrivo nel carcere di Bollate a Milano | ANSA/MOURAD BALTI TOUATI - Alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

La condanna definitiva di Mario Roggero ha riaperto in Italia la discussione sui limiti della legittima difesa e sul confine tra il diritto di proteggersi e il divieto di farsi giustizia da soli. Il gioielliere di Grinzane Cavour è stato condannato dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo il 28 aprile 2021, dopo una rapina nella sua attività.

Il caso è diventato uno dei più discussi degli ultimi anni perché ha riacceso il dibattito sui casi in cui la difesa può essere considerata legittima e ha messo al centro una domanda che va oltre i confini italiani: se la stessa vicenda fosse avvenuta in un altro Paese, il risultato giudiziario sarebbe stato lo stesso?

La risposta cambia molto a seconda dell’ordinamento preso in considerazione. Stati Uniti, Germania, Francia e Spagna hanno infatti regole diverse sulla legittima difesa, ma condividono un principio fondamentale: una persona può reagire per fermare un’aggressione, mentre diventa molto più complesso giustificare un’azione compiuta quando il pericolo è ormai terminato.

Il nodo italiano: quando la difesa diventa una reazione punitiva

Nel caso Roggero, il punto decisivo affrontato dai giudici non è stato soltanto il fatto che il gioielliere avesse subito una rapina violenta, ma il momento in cui sono stati esplosi i colpi. Secondo la ricostruzione accolta nei tre gradi di giudizio, dopo l’assalto i rapinatori erano usciti dalla gioielleria e il pericolo per l’incolumità fisica del titolare e dei suoi familiari non era più attuale. Roggero li aveva inseguiti all’esterno e aveva sparato mentre si stavano allontanando.

La Cassazione ha quindi confermato la valutazione secondo cui la reazione non poteva essere ricondotta alla legittima difesa prevista dall’articolo 52 del codice penale. Il problema, infatti, non era semplicemente la tutela del patrimonio, ma l’uso della forza letale in una situazione in cui, secondo i giudici, non vi era più un’aggressione in corso.

Il confronto con altri Paesi mostra però che proprio questo passaggio avrebbe potuto essere valutato in modo diverso all’estero.

Come sarebbe stato giudicato il caso Roggero negli Usa?

Gli Stati Uniti sono spesso considerati il Paese simbolo della difesa armata privata, anche per la presenza in molti Stati delle cosiddette leggi “stand your ground”. Queste norme consentono, in determinate condizioni, a chi subisce una minaccia di non essere obbligato a ritirarsi prima di reagire, anche in luoghi pubblici.

Il sistema  statunitense, tuttavia, non prevede un principio secondo cui un cittadino possa sparare liberamente a un criminale in fuga. Anche negli Stati Uniti la forza letale deve essere collegata a un pericolo immediato e ragionevolmente percepito per la propria vita o per quella di altre persone. In un eventuale processo svolto negli Usa, la difesa di Roggero avrebbe potuto avere alcuni argomenti più forti rispetto all’Italia. Per esempio, avrebbe potuto valorizzare il contesto della rapina, le minacce ricevute, la presenza dei familiari e lo stato emotivo successivo a un’aggressione violenta.

La valutazione sarebbe però dipesa dallo Stato coinvolto, dalle prove disponibili e soprattutto dalla decisione di una giuria. In alcuni Stati con una disciplina più ampia della difesa personale, la posizione del gioielliere avrebbe potuto trovare maggiore spazio, ma il fatto di aver inseguito persone che si stavano allontanando sarebbe rimasto il principale ostacolo.

L’ipotetica posizione della Francia sul caso Roggero

Tra i grandi ordinamenti europei, in Francia si sarebbe probabilmente arrivati a un verdetto simile a quello italiano. La legittima difesa (légitime défense) è disciplinata dagli articoli 122-5 e 122-6 del Code pénal. La legge francese richiede che vi sia un’aggressione attuale o imminente e che la reazione sia necessaria e proporzionata.

Un elemento particolarmente rilevante è la distinzione tra difesa della persona e difesa dei beni. L’ordinamento francese consente di intervenire per interrompere un crimine contro la proprietà, ma stabilisce un limite molto netto: la protezione di un bene materiale non può trasformarsi in un omicidio volontario.

Applicando questi principi al caso Roggero, il problema sarebbe stato lo stesso affrontato dai giudici italiani: se i rapinatori erano ormai in fuga, sparare per impedire la sottrazione definitiva della refurtiva difficilmente avrebbe potuto essere considerato un atto di legittima difesa.

Un precedente spesso richiamato in Francia è quello di Stéphane Turk, gioielliere di Nizza che nel 2013 sparò a un rapinatore che fuggiva in scooter con il bottino. La legittima difesa venne respinta e nel 2018 Turk fu condannato a cinque anni con sospensione della pena per violenze volontarie con arma che avevano provocato la morte senza intenzione di causarla. Il caso mostra come anche in Francia la reazione emotivamente comprensibile di una vittima di rapina possa non coincidere con una giustificazione penale.

Spagna: il limite della necessità razionale della reazione

Anche in Spagna un esito simile sarebbe stato probabile. L’articolo 20.4 del Codice penale spagnolo disciplina la legítima defensa e prevede tre requisiti: un’aggressione illegittima, la necessità razionale del mezzo utilizzato e l’assenza di provocazione da parte di chi si difende.

Il concetto chiave è quello della “necessità razionale”: chi reagisce deve utilizzare una risposta adeguata alla situazione concreta e non una forza superiore rispetto a quella necessaria per fermare l’offesa. Secondo l’orientamento della giurisprudenza spagnola, quando un rapinatore smette di rappresentare una minaccia fisica immediata e si dà alla fuga, l’aggressione contro l’incolumità della vittima viene normalmente considerata conclusa.

Per questo motivo, utilizzare un’arma da fuoco contro persone in fuga per proteggere esclusivamente un interesse economico, come il recupero della refurtiva, avrebbe probabilmente rappresentato un ostacolo decisivo al riconoscimento della legittima difesa.

Germania: il Paese europeo dove il caso Roggero avrebbe potuto avere un esito diverso

La Germania rappresenta l’ordinamento più interessante per un confronto con il caso Roggero, perché la concezione della legittima difesa è storicamente più ampia rispetto a quella di molti altri Paesi europei.

La disciplina tedesca (Notwehr), contenuta nell’articolo 32 del codice penale (Strafgesetzbuch), si basa sul principio secondo cui “il diritto non deve cedere davanti al torto” (Das Recht braucht dem Unrecht nicht zu weichen).

La principale differenza riguarda il concetto di attualità dell’aggressione. Nel diritto tedesco, infatti, anche un’aggressione contro il patrimonio può essere considerata ancora in corso finché il ladro non ha messo al sicuro la refurtiva. Questo significa che, in teoria, un tribunale tedesco avrebbe potuto considerare ancora presente una situazione di difesa anche durante la fuga dei rapinatori.

Sotto questo profilo, la posizione di Roggero sarebbe stata potenzialmente più favorevole rispetto a Francia, Spagna e Italia.

Anche in Germania esistono però limiti molto precisi

La maggiore tutela tedesca non significa che ogni reazione sia automaticamente consentita. La legittima difesa richiede comunque che il mezzo utilizzato sia necessario (Erforderlichkeit), cioè il meno dannoso tra quelli efficaci per fermare l’aggressione. Inoltre può essere esclusa quando vi sia una sproporzione evidente tra il bene difeso e il danno provocato.

Anche in Germania sarebbe stato quindi fondamentale stabilire se Roggero avesse agito per difendere un diritto ancora minacciato oppure se la sua reazione fosse stata determinata da rabbia o spirito di vendetta. Un elemento ulteriore avrebbe potuto avere un peso: il paragrafo 33 del codice penale tedesco disciplina l’eccesso di legittima difesa (Notwehrexzess) e prevede che chi supera i limiti della difesa per confusione, paura o terrore provocati dall’aggressione possa non essere punito.

Alla luce delle motivazioni della sentenza italiana, che hanno richiamato anche il disturbo post traumatico da stress sviluppato da Roggero dopo una precedente rapina e il suo stato emotivo successivo all’aggressione, la difesa avrebbe potuto tentare di utilizzare proprio questo argomento davanti a un tribunale tedesco.

Il confronto internazionale

Il caso Roggero mostra che la distanza tra i diversi sistemi giuridici non è tanto nel riconoscere o meno il diritto alla difesa, quanto nel definire il momento in cui una minaccia può essere considerata conclusa.

Negli Stati Uniti una difesa basata sulla percezione del pericolo avrebbe potuto avere maggiore spazio, ma l’inseguimento di persone in fuga sarebbe rimasto un elemento problematico. Francia e Spagna avrebbero probabilmente portato a un risultato simile a quello italiano, per il peso attribuito al principio di necessità della reazione.

La Germania sarebbe invece stata il Paese nel quale il gioielliere avrebbe avuto le maggiori possibilità teoriche di ottenere un esito diverso, grazie alla particolare interpretazione della legittima difesa e alla possibilità di invocare l’eccesso dovuto allo shock emotivo.

Il confine comune resta però lo stesso: difendersi da un’aggressione è un diritto riconosciuto negli ordinamenti democratici; inseguire e punire chi ha commesso un reato resta, salvo eccezioni molto specifiche, una funzione riservata allo Stato.

Per approfondire: Legittima difesa, quando è davvero consentita dalla legge italiana?

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