A tre anni dalla scomparsa di Andrea Purgatori, il ricordo pubblico si intreccia indissolubilmente con la dimensione privata. A dare voce a questo legame è il direttore di La7, Andrea Salerno, legato al giornalista da una profonda e storica amicizia.
Attraverso un post pubblicato sui propri canali social, Salerno ha condiviso uno scatto intimo accompagnato da parole nette, che descrivono la mancanza dell’uomo prima ancora che del professionista: “Vorrei averti qui a raccontare questo incredibile Paese e il mondo impazzito. Mi mancano le nostre cene, la tua capacità di assolvere ridendo le ca****e che si fanno nella vita, le risate. Tutto”.
Un messaggio che rievoca le serate romane, i brindisi condivisi e la complicità di un gruppo storico di amici e autori, con un ricordo anche per il regista Mattia Torre.

Andrea Purgatori: tra giornalismo d’inchiesta e la passione per il cinema
Andrea Purgatori è stato una delle firme più autorevoli e coraggiose del giornalismo d’inchiesta italiano. Storico inviato del Corriere della Sera, ha dedicato gran parte della sua carriera alla ricerca della verità sui più complessi misteri d’Italia. Il suo nome resta indissolubilmente legato all’indagine sulla strage di Ustica del 1980, caso che ha seguito per decenni contrastando depistaggi e silenzi istituzionali.
La sua attività giornalistica ha spaziato dal terrorismo internazionale agli anni di piombo, fino ai delitti di mafia e alla sparizione di Emanuela Orlandi. Negli ultimi anni, Purgatori aveva saputo trasferire il rigore dell’inchiesta pura sul piccolo schermo come autore e conduttore di Atlantide su La7, diventando un volto cruciale della divulgazione storica e geopolitica televisiva.
Accanto all’incessante impegno giornalistico, Purgatori ha coltivato per tutta la vita una profonda passione per il cinema e la narrazione visiva, ambiti in cui si è distinto come stimato sceneggiatore per il cinema e la televisione e come membro attivo dell’Accademia del Cinema Italiano.
La sua capacità di scrittura ha saputo trasporre la realtà della cronaca e della storia contemporanea nelle regole della finzione cinematografica, firmando pellicole di forte impegno civile come Il muro di gomma di Marco Risi, incentrato proprio sulla sua stessa inchiesta di Ustica, Il giudice ragazzino e Fortapàsc. Un amore per la settima arte, il suo, che non è mai stato un percorso separato dal giornalismo, bensì un prolungamento naturale del suo bisogno di raccontare le contraddizioni e le ferite aperte del nostro Paese.
Il giornalista è deceduto a Roma il 19 luglio 2023, all’età di 70 anni. Le successive risultanze medico-legali disposte dall’autorità giudiziaria hanno accertato che la causa effettiva del decesso è stata un’endocardite infettiva.
