Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha reso operativo con un decreto l’obbligo di omologazione, verifica e taratura degli autovelox, provvedimento entrato in vigore il 12 luglio. Per l’attuazione il ministero ha censito circa 850 dispositivi non idonei e ne ha disposto lo spegnimento finché non otterranno l’omologazione. Sul portale del ministero è disponibile l’elenco nazionale dei sistemi di rilevamento della velocità, aggiornato il 28 novembre 2025, con cui si è completato il censimento previsto dal decreto.
Per chi deve verificare la legittimità di una sanzione il primo passaggio è identificare il modello del dispositivo che ha rilevato l’infrazione; sul sito del Mit, per ogni apparecchio, sono indicati modello, anno di approvazione o omologazione e Comune di collocazione, con filtri di ricerca e confronto. Secondo il ministero, i dispositivi successivi al 2017 risultano in regola, mentre quelli antecedenti al giugno dello stesso anno che hanno ottenuto solo l’approvazione sono soggetti a verifiche documentali, test tecnici o tarature per stabilirne l’idoneità. Una pronuncia della Corte di Cassazione del 2024 ha stabilito che gli autovelox approvati ma non omologati non sono validi per l’irrogazione delle sanzioni, spingendo a un controllo formale sugli strumenti.
Come verificare una multa e il dispositivo
Se la multa è già stata notificata, la verifica si sviluppa su due binari: controllare sul portale del Comune dove è avvenuta la rilevazione quale apparecchio era in servizio e confrontarne matricola e modello con l’elenco ministeriale; in alternativa chiedere l’accesso agli atti quando il portale non riporta i dettagli necessari.
- individuare nel verbale il luogo e l’orario della rilevazione;
- consultare il sito del Comune per risalire al dispositivo;
- confrontare marca e modello con il database del Mit;
- richiedere copia degli atti se le informazioni non sono pubbliche.
Elenco Mit: dati pubblicati e aggiornamenti
La piattaforma telematica predisposta dal Mit raccoglie, per ogni dispositivo, marca, modello, versione, eventuale matricola, gli estremi del decreto ministeriale di approvazione o omologazione, la collocazione chilometrica e la direzione di marcia quando necessario. Le informazioni sono organizzate per consentire ricerche mirate e confronti tra apparati, così da agevolare sia gli utenti sia gli enti proprietari delle strade.
Il ministero ha comunicato che l’elenco è online e che la pubblicazione coincide con la scadenza dei termini per l’invio dei dati da parte delle amministrazioni e degli enti competenti il 28 novembre 2025. L’aggiornamento ha segnato il completamento del censimento previsto dal decreto, offrendo un quadro nazionale uniforme dei sistemi di controllo della velocità in esercizio e di quelli temporaneamente disattivati in attesa di omologazione.
Nel decreto è previsto che gli aggiornamenti sul portale proseguano anche dopo la scadenza secondo le modalità indicate dal testo direttoriale; l’articolo 5, comma 2, disciplina la continuità dell’aggiornamento. L’automatismo di pubblicazione, come descritto nella nota ministeriale, ha lo scopo di rendere immediatamente consultabili i dati trasmessi dagli enti: tecnicamente i dati vengono pubblicati una volta inseriti nella piattaforma e rimangono accessibili al pubblico.
Codacons: ritardi e impatto sugli incassi
Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori ha definito il provvedimento necessario ma tardivo: «Bene il decreto del Mit in tema di autovelox, ma il provvedimento arriva con enorme ritardo», ha affermato l’associazione. Il richiamo del Codacons insiste sulla piena conformità degli strumenti al Codice della strada quale condizione per la legittimità delle sanzioni.
Il Codacons ha diffuso cifre sui proventi comunali: «Dal 2021 al 2025 solo nelle principali 20 città italiane gli autovelox hanno garantito in totale proventi per 306,3 milioni di euro», ha spiegato il coordinamento. L’associazione ha inoltre collegato la sentenza della Cassazione del 2024 alla confusione sui dispositivi, citando un aumento del contenzioso tra automobilisti ed enti locali e una diminuzione dei proventi in molte amministrazioni: «i proventi da autovelox solo nelle grandi città sono diminuiti nel 2025 del 9%», ha aggiunto il Codacons.
Secondo il coordinamento, il ritardo nell’emanazione del decreto ha avuto effetti pratici: alcuni enti hanno spento gli apparecchi per contenere il rischio di ricorsi. La pubblicazione dell’elenco ufficiale e delle informazioni richieste alle amministrazioni rappresenta, nelle intenzioni del ministero, il passaggio formale per garantire la piena legittimità d’uso degli strumenti.
Con l’elenco aggiornato e consultabile, gli utenti possono verificare in autonomia la conformità del dispositivo che ha rilevato l’infrazione, mentre le amministrazioni hanno un riferimento unico per aggiornare lo stato degli impianti. Gli aggiornamenti della piattaforma proseguiranno secondo le modalità previste e i dati restano disponibili al pubblico una volta caricati.
