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Morto Hamad bin Khalifa Al Thani, l’emiro che trasformò il Qatar in potenza globale

L'uomo che ha trasformato l'emirato in una potenza globale tra media, finanza e diplomazia, abdicando in anticipo.

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Hamad bin Khalifa Al Thani

The Chancellery of the Senate of the Republic of Poland, CC BY-SA 3.0 PL , via Wikimedia Commons

Redazione di Redazione

L’Amiri Diwan del Qatar ha annunciato la morte dello sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, emiro dal 1995 al 2013, avvenuta in Qatar il 12 luglio 2026. L’ufficio dell’emiro ha proclamato quattro giorni di lutto nazionale. Figura centrale della modernizzazione dell’emirato, Hamad ha legato il suo nome all’apertura internazionale del Paese e a un uso strategico delle sue risorse energetiche.

L’ascesa al trono cambiò il baricentro del Golfo: in meno di due decenni Doha passò da attore regionale discreto a interlocutore stabile su più dossier globali, con una proiezione che ha suscitato consenso e critiche.

L’ascesa al potere di Hamad bin Khalifa Al Thani e il passaggio di consegne

Hamad bin Khalifa è arrivato al potere nel 1995 deposto il padre, Khalifa bin Hamad Al Thani, «con un golpe incruento». Secondo quanto ricostruito allora, il nuovo principe riteneva che il sovrano fosse «ormai vecchio e inadatto» a valorizzare le immense riserve di gas del Paese. L’impostazione ha accelerato piani industriali e finanziari che hanno moltiplicato il peso del Qatar sul mercato globale dell’energia e dei capitali.

Nel 2013 Hamad ha abdicato volontariamente in favore del figlio, Tamim bin Hamad Al Thani, scelta inusuale nelle monarchie del Golfo. All’epoca veniva ricordato che lo sceicco conviveva da sedici anni con una malattia, mantenendo nel contempo un profilo pubblico relativamente defilato.

Economia, media e investimenti all’estero

La trasformazione economica è passata dalla leva energetica e da strumenti di soft power. Con la nascita di Al Jazeera nel 1996, Doha ha costruito un polo mediatico capace di incidere sul racconto del Medio Oriente, proiettando l’immagine del Paese oltre il Golfo. In parallelo, la Qatar Investment Authority è diventata il veicolo dell’espansione finanziaria nel mondo, tra acquisizioni, partecipazioni e real estate.

Tra gli investimenti più noti figurano l’acquisto di Harrods a Londra, progetti immobiliari come Porta Nuova a Milano — con piazza Gae Aulenti e il Bosco Verticale — e una presenza costante nello sport globale, tra calcio e grandi sponsorizzazioni. Il fondo è stato anche tra i motori economici dei Mondiali 2022, assegnati nel 2010, evento che ha consolidato la visibilità del Paese a livello planetario.

La crescita del fondo sovrano è stata descritta con un paragone eloquente: un valore complessivo assimilabile al Pil di una ventina di governi, misura del peso raggiunto sui mercati internazionali. L’architettura finanziaria si è intrecciata a una strategia di reputazione e influenza, epicentro della “stagione Hamad”.

Diplomazia regionale, interventi e ombre su Hamad bin Khalifa Al Thani

In politica estera il Qatar guidato da Hamad ha agito da facilitatore in diversi dossier: mediazioni tra Stati Uniti e Talebani, contatti con Hamas e con Israele, invii di aiuti e, in alcune fasi dei conflitti arabi, anche di supporti militari. Sui teatri di crisi, Doha ha sostenuto formazioni dell’opposizione siriana e ha partecipato agli interventi in Libia, ritagliandosi un ruolo che alcune letture hanno definito «pagine storiche, pagine nere e pure pagine epiche».

Su questa proiezione esterna sono ricaduti nel tempo anche sospetti di canali di finanziamento che avrebbero toccato gruppi come Isis e Hamas. Accanto all’attivismo internazionale, il quadro interno è stato descritto come quello di una monarchia in cui è «proibito criticare l’Emiro» e dove «due milioni e mezzo di qatarini» vivono accanto a una presenza massiccia di lavoratori stranieri, indicata attorno al 90 per cento della popolazione totale, con condizioni spesso contestate da organizzazioni umanitarie.

Reazioni ufficiali e lutto nazionale

Dal fronte italiano è arrivato un messaggio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha scritto che Hamad «ha posto le basi del Qatar moderno» e lo ha definito «uno di quei rari leader che ha cambiato il corso della storia della propria Nazione».

L’Amiri Diwan ha reso noto il 12 luglio 2026 il decesso dell’ex emiro e ha proclamato quattro giorni di lutto nazionale, con le istituzioni di Doha impegnate nelle cerimonie ufficiali.

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