5 luglio 2026 – La Polonia “ha già messo a punto sul proprio territorio la produzione di droni destinati all’Ucraina” e il ministero della Difesa russo “ha già pubblicato gli indirizzi di tali impianti”: per questo “Varsavia farebbe bene a riflettere sulla propria sicurezza”. Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, in un’intervista al programma russo Vesti, ripresa dall’agenzia Tass. Nella stessa occasione, Peskov ha liquidato come “racconti horror” le ipotesi, a suo dire “ormai troppo diffuse sui media occidentali”, di un possibile attacco della Russia al territorio polacco.
Le dichiarazioni e il loro doppio registro
L’intervento di Peskov si muove su due binari. Da un lato la smentita: il portavoce ha respinto gli scenari circolati sulla stampa occidentale che prefigurano un’aggressione russa contro la Polonia, bollandoli come narrazioni allarmistiche prive di fondamento. Dall’altro l’ammonimento: il Cremlino ha insistito sul fatto che “non ha nulla di buono” la circostanza per cui in Polonia “si trovino molte imprese che producono droni, i quali poi vengono lanciati contro di noi e attaccano i nostri militari”
Il riferimento alla pubblicazione degli indirizzi degli impianti da parte del ministero della Difesa russo aggiunge un elemento di pressione: Mosca fa sapere di conoscere la localizzazione dei siti produttivi, pur senza formulare minacce dirette. “In ogni caso ha senso che ci pensino”, ha concluso Peskov, tornando sul suggerimento rivolto a Varsavia di “riflettere sulla propria sicurezza”.
Il ruolo polacco nella filiera dei droni
Al centro delle dichiarazioni c’è la crescente integrazione della Polonia nella catena di approvvigionamento militare dell’Ucraina. Secondo la ricostruzione del Cremlino, sul territorio polacco sarebbe stata avviata una produzione di velivoli senza pilota destinati alle forze di Kiev, poi impiegati in azioni contro obiettivi e personale militare russo. Peskov non ha fornito dettagli sul numero degli impianti, sulla loro capacità produttiva né sulle tipologie di droni interessate, limitandosi a richiamare la documentazione che il ministero della Difesa russo avrebbe già reso pubblica.
Il tema si inserisce in un quadro in cui i droni rappresentano una componente sempre più centrale del conflitto, come dimostrano le ondate di attacchi notturni e i conteggi divergenti sugli intercetti diffusi quotidianamente da Mosca e Kiev.
Il contesto: tensioni alla vigilia del vertice Nato
Le parole di Peskov arrivano in una fase diplomaticamente delicata. Il vertice Nato è in agenda per il 7 e l’8 luglio ad Ankara, con la situazione in Ucraina e le forniture di difesa tra i dossier principali, e con colloqui annunciati tra Donald Trump, Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky a margine dei lavori. In questo scenario, il messaggio rivolto a Varsavia – membro dell’Alleanza e tra i principali sostenitori militari di Kiev – assume il valore di un segnale politico indirizzato all’intero fronte occidentale, più che di un avvertimento bilaterale.
La combinazione tra rassicurazione formale e ammonimento implicito riflette una linea comunicativa ricorrente del Cremlino: negare intenzioni offensive verso i Paesi Nato e, al tempo stesso, indicare come potenziali fattori di rischio le attività di supporto militare all’Ucraina condotte sul loro territorio.
