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Il Melonellum arriva alla Camera, Magi: “Una legge elettorale che segna un colpo di stato”

Liste bloccate, premio di maggioranza e candidato premier da indicare prima del voto: il Melonellum approda alla Camera tra le accuse di incostituzionalità delle opposizioni e le divisioni interne alla maggioranza sulle preferenze

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Parlamento Italiano, la nuova legge elettorale

Parlamento Italian | alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

26 maggio 2026 – Il testo della nuova legge elettorale denominata Melonellum è approdato in aula alla Camera. Circa quindici minuti dopo l’apertura dei lavori il segretario di +Europa, Riccardo Magi, è stato espulso per aver mostrato un maxi-facsimile della scheda elettorale con la scritta “Il tuo voto non conta”. La seduta è stata sospesa per dieci minuti e poi è ripresa; il dibattito è cominciato coinvolgendi alcuni temi: liste bloccate, meccanismo di premio di maggioranza e obbligo di depositare il candidato presidente del Consiglio prima del voto.

“Una legge elettorale che segna un colpo di stato”

Dopo l’allontanamento di Magi, il deputato ha commentato dal Transatlantico: “Credo che questa legge elettorale segni un colpo di Stato – mite e burocratico – ma un colpo di Stato“, e ha aggiunto “Si passa il segno e si accetta che il Parlamento diventi un organo che viene eletto per trascinamento rispetto al capo”.

Nell’intervento in Aula il deputato dem Federico Fornaro ha osservato: “Avete provato a passare dalla porta principale con una proposta di riforma costituzionale che avete messo nei cassetti e allora provate a farla rientrare dalla finestra” Nella maggioranza non c’era accordo sulle preferenze. Fratelli d’Italia, per voce del responsabile Organizzazione Giovanni Donzelli, ha annunciato più volte l’intenzione di depositare in Aula un emendamento per reintrodurle; la Lega si è detta contraria e Forza Italia ha espresso dubbi. In commissione, secondo fonti parlamentari, la questione è stata per lo più evitata, anche perché il voto sarebbe palese e il voto segreto potrebbe favorire esiti imprevisti.

Come funziona la nuova legge elettorale

Il testo all’esame di Montecitorio prevede un sistema proporzionale con un premio di coalizione per chi supera il 42%: 70 deputati e 35 senatori in più rispetto alla quota ordinaria, fino a un massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. Il testo stabilisce inoltre l’obbligo per i partiti di indicare il candidato presidente del Consiglio al momento del deposito del programma elettorale, dunque prima delle urne. Le liste, sia circoscrizionali sia quella collegata al premio, sono bloccate: sulla scheda l’elettore potrà votare il partito, non il nome del candidato.

La maggioranza ha accelerato i lavori in commissione, lasciando decadere senza esame circa la metà degli emendamenti, per portare la discussione generale in Assemblea entro la fine di giugno. L’obiettivo indicato dai gruppi di maggioranza è sfruttare i tempi contingenti a ridosso della pausa estiva: la settimana indicata per il primo via libera è quella del 6 luglio. Successivamente il testo passerà al vaglio del Senato; l’approvazione definitiva è programmata, salvo imprevisti, entro settembre.

Resta aperta la partita sulle preferenze e sulle modalità di voto: se le opposizioni dovessero decidere di uscire dall’aula nelle votazioni chiave, il centrodestra si troverebbe a votare in Assemblea con posizioni interne divergenti sul punto. Per ora il calendario prevede la prosecuzione delle audizioni e della discussione generale in Aula con lo scopo di arrivare alla votazione delle pregiudiziali e degli articoli nella prima metà di luglio.

L’instabilità delle leggi elettorali italiane

Dal 1948 e per oltre quarant’anni, fino al 1993, il Parlamento italiano è stato eletto con un sistema proporzionale puro, senza premio di maggioranza – fatta eccezione per la breve parentesi della cosiddetta “Legge Truffa” del 1953, abrogata l’anno successivo. Con la riforma del 1993 avvenne quella che la cronaca politica ribattezzò come il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica, favorendo un sistema bipolare con nuove forze politiche: era il Mattarellum, sistema misto a prevalenza maggioritaria. Neppure un decennio dopo si fece ritorno a un sistema proporzionale con la legge Calderoli del 2005 – meglio nota come Porcellum – che impediva il voto di preferenza realizzando liste bloccate, limitava l’accesso ai partiti tramite soglie di sbarramento e attribuiva un forte premio di maggioranza. Dichiarata in parte incostituzionale dalla Corte Costituzionale nel 2014, fu seguita dall’Italicum – poi anch’esso bocciato dalla Consulta – e infine dall’attuale Rosatellum del 2017, sistema misto con quota proporzionale e quota maggioritaria.

Non è la prima volta che l’Italia sperimenta un proporzionale con premio di maggioranza: la famigerata Legge Acerbo del 1924 prevedeva un meccanismo analogo, con cui il Partito Nazionale Fascista si assicurò una larga maggioranza parlamentare, assegnando automaticamente due terzi dei seggi alla lista più votata, a patto che avesse superato il 25% dei voti.

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