Il Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS) affronta una delle sue pagine più buie con lo scandalo di Nottingham. È stato ufficialmente pubblicato il rapporto finale della Ockenden Review, l’indagine indipendente guidata dalla rinomata ostetrica Donna Ockenden sui reparti di maternità del Nottingham University Hospitals NHS Trust (che gestisce il Queen’s Medical Centre e il Nottingham City Hospital).
I risultati emersi dalle oltre 350 pagine del documento sono stati definiti dagli stessi ispettori come “orribili” e “sconcertanti”, portando alla luce un sistema sanitario struttSuralmente difettoso che per anni ha ignorato il grido d’aiuto delle partorienti.
Lo scandalo maternità a Nottingham: i numeri del dramma
L’inchiesta, avviata nel maggio del 2022 su forte pressione delle famiglie delle vittime, ha esaminato i casi clinici avvenuti in un arco temporale compreso tra il 1° aprile 2012 e il 31 maggio 2025. I numeri delineano una tragedia di proporzioni senza precedenti.
Sono 2.505 famiglie coinvolte, il numero più alto mai registrato in un’indagine sulla maternità nel Regno Unito. Tra i casi analizzati figurano decessi materni, neonati nati morti (stillbirths), morti neonatali precoci e gravissimi danni cerebrali permanenti causati da asfissia durante il parto. Circa 850 membri ed ex membri dello staff hanno testimoniato, mentre il Nursing and Midwifery Council sta indagando su 96 infermieri e ostetriche per grave condotta medica scorretta.
Le scoperte del Rapporto Ockenden
Ciò che sconvolge l’opinione pubblica non è solo l’elevato numero di morti evitabili, ma la cultura tossica interna agli ospedali di Nottingham al centro dello scandalo maternità. Il rapporto evidenzia una combinazione letale di mancanza di personale, leadership inadeguata e totale disprezzo per la sicurezza dei pazienti.
Tra gli aspetti più controversi emersi dall’indagine spiccano comportamenti discriminatori e razzisti da parte del personale medico nei confronti delle madri appartenenti a minoranze etniche, insabbiamenti e omissioni e madri lasciate in travaglio a casa per giorni nonostante evidenti sintomi di infezioni in corso, con conseguenti ritardi fatali nei parti cesarei d’urgenza.
Un caso simbolo è quello della piccola Wynter Andrews, morta nel 2019 per una perdita di ossigeno al cervello che si sarebbe potuta evitare intervenendo tempestivamente. All’epoca, il personale liquidò i genitori dicendo: “Se ascoltassimo le preoccupazioni di ogni madre, saremmo sommersi”. Un anno dopo, il medico legale parlò apertamente di “palese e ovvio caso di negligenza”.
Conseguenze legali e risvolti politici
Il Segretario alla Salute britannico ha promesso che le raccomandazioni contenute nel rapporto non rimarranno “a prendere polvere su uno scaffale” ma diventeranno un piano d’azione tangibile.
La polizia del Nottinghamshire sta portando avanti l’Operation Perth, un’indagine penale parallela che valuta la possibilità di incriminare il Trust ospedaliero per omicidio colposo aziendale (corporate manslaughter). Nel frattempo, i gruppi di sostegno delle vittime chiedono formalmente al Governo una macro-inchiesta statutaria che analizzi lo stato delle cure materne nell’intera Inghilterra, sospettando che il caso di Nottingham sia solo la punta dell’iceberg.
