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Brescia, smaltimento illegale di rifiuti: sequestrati 12 milioni di euro

Il Gip di Brescia ha sequestrato beni per 12 milioni alla Ri.te.ca, coinvolta in traffico illecito di rifiuti. Sono indagate venti persone in un'operazione coordinata dalla Direzione antimafia

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Brescia, smaltimento illegale di rifiuti 24 giugno 2026 alanews

Mostafameraji — CC0 — via Wikimedia Commons (https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=126066466)

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

24 giugno 2026 – A Desenzano del Garda il Gip del Tribunale di Brescia ha disposto il sequestro del complesso aziendale della Ri.te.ca. La misura ha riguardato la flotta di automezzi dell’impresa e il vincolo di circa 12 milioni di euro. Nel corso dell’inchiesta la Procura di Brescia ha iscritto nel registro degli indagati venti persone, contestando i reati di traffico illecito di rifiuti per oltre 26mila tonnellate di scarti tessili e gestione di discarica abusiva.

Smaltimento illegale di rifiuti, cosa è successo

L’operazione è stata eseguita dai Carabinieri Forestali di Brescia su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Brescia, che ha coordinato l’indagine e chiesto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, hanno riferito gli inquirenti. Il Gip – giuice per le indagini preliminari – ha incluso nel provvedimento, oltre all’azienda, rapporti finanziari e immobili distribuiti tra le province di Brescia, Verona, Mantova, Lodi e Nuoro. In esecuzione del decreto sono stati sigillati gli automezzi impiegati per i trasporti e bloccati rapporti finanziari riconducibili alla società.

Negli atti figura anche la contestazione della responsabilità amministrativa della società, con l’obiettivo, secondo gli inquirenti, di colpire il profitto economico ritenuto derivante dalle attività illecite.

L’azienda di Brescia e il trattamento dei rifiuti

Dalle indagini emerge che la Ri.te.ca ritirava grandi quantitativi di scarti tessili, per lo più provenienti dalla Toscana, proponendo prezzi particolarmente competitivi. Gli investigatori rilevano che i materiali non venivano sottoposti alle operazioni di selezione e igienizzazione previste dalla normativa, ma venivano riclassificati come “materia prima recuperata” o “End of Waste” senza i necessari trattamenti tecnici, come risultante negli atti.

I rifiuti sono stati ammassati in almeno 15 capannoni industriali distribuiti su nove province della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia-Romagna e del Piemonte. Per reperire gli immobili, gli investigatori segnalano l’uso di società di comodo intestate a prestanome. Una volta saturati gli spazi, il gruppo avrebbe interrotto i pagamenti dei canoni di affitto, lasciando edifici e aree circostanti trasformati in discariche abusive, si legge negli atti depositati in procura.

Dall’Italia alla Turchia, il giro dell’esportazione illegale

Gli accertamenti hanno documentato anche l’esportazione illegale di rifiuti tessili: in collaborazione con l’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, gli investigatori hanno tracciato la spedizione di circa 2.000 tonnellate di scarti verso un sito nella città di Denizli, in Turchia, anch’essi dichiarati come materiale recuperato. Per questo la Direzione distrettuale antimafia ha inserito nel provvedimento profili di criminalità economica transnazionale.

Nel provvedimento il Gip e la Procura hanno distinto le responsabilità tra persone fisiche coinvolte nella filiera operativa e gli strumenti societari e finanziari che, secondo gli investigatori, avrebbero reso possibile il meccanismo illecito.

Per approfondire: Sequestrate discariche abusive a Roma, nove indagati per traffico di rifiuti pericolosi

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