Nel corso della sua visita a Palermo, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato un nuovo intervento economico dedicato alla sicurezza urbana. Sul piatto ci sono circa 5 milioni di euro destinati al potenziamento dei sistemi di videosorveglianza nell’area metropolitana.
Secondo quanto spiegato dal ministro, si tratta di un investimento sollecitato anche dagli inquirenti, che hanno evidenziato la necessità non solo di mantenere gli impianti già attivi, ma anche di ampliarli dove necessario. Le risorse proverranno dal fondo per la sicurezza urbana e dai fondi di coesione del Viminale.
Piantedosi ha inoltre chiarito che l’obiettivo è rendere più rapido possibile l’utilizzo dei finanziamenti: le somme dovrebbero essere trasferite entro pochi mesi e, nel frattempo, i sindaci sono stati invitati a iniziare la progettazione degli interventi.
Più personale per le forze dell’ordine: 90 nuove unità in arrivo
Sul fronte del rafforzamento degli organici, il ministro ha illustrato anche i numeri relativi alle forze di polizia. Dal primo gennaio 2025 a oggi, ha spiegato, sono state assegnate circa 850 unità aggiuntive tra polizia, carabinieri e altre forze, con un saldo positivo di quasi 100 agenti considerando i pensionamenti.
Il piano non si ferma qui: tra luglio e agosto sono previste ulteriori 90 assegnazioni per la città metropolitana di Palermo, alcune delle quali potrebbero arrivare già all’inizio del mese di luglio. Un potenziamento che, secondo il Viminale, punta a rafforzare la presenza dello Stato sul territorio.
L’appello di Piantedosi ai commercianti: “Denunciare è fondamentale”
Durante il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato dopo l’ondata di attentati legati al racket delle estorsioni, Piantedosi ha rivolto un invito diretto ai commercianti del territorio: collaborare con le forze dell’ordine e denunciare ogni richiesta di pizzo.
Il ministro ha sottolineato come il numero di denunce resti ancora troppo basso rispetto ai riscontri giudiziari già acquisiti. Una situazione che, ha spiegato, finisce per limitare anche l’efficacia delle indagini e la corretta allocazione delle risorse investigative.
Piantedosi ha riconosciuto che in alcuni casi permane la tendenza ad assecondare inizialmente le richieste estorsive, ma ha ribadito che oggi lo Stato è presente in modo molto più forte rispetto al passato e dispone di strumenti normativi e professionali adeguati.
Mafia e nuove generazioni criminali, Piantedosi: “Fenomeno in evoluzione”
Un altro passaggio centrale delle dichiarazioni del ministro riguarda l’evoluzione delle dinamiche mafiose nel territorio palermitano. Secondo Piantedosi, si starebbe verificando un ricambio generazionale all’interno delle organizzazioni criminali, con nuove figure che cercano spazio e ruoli di comando, anche attraverso percorsi già segnati dall’esperienza carceraria.
Il ministro ha evidenziato come forze dell’ordine e magistratura stiano mantenendo alta l’attenzione su questo fenomeno, definito complesso e in trasformazione. Ha inoltre ricordato le recenti operazioni antimafia e le indagini della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, citando anche i clan dell’Acquasanta e dell’Arenella.
Piantedosi ha infine ringraziato pubblicamente il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia per il lavoro svolto sul fronte investigativo.
La presenza dello stato a Palermo
Nel suo intervento complessivo, il titolare del Viminale ha ribadito più volte il concetto di una presenza rafforzata dello Stato nel territorio siciliano. Pur riconoscendo la persistenza di criticità legate alla criminalità organizzata e agli episodi intimidatori, ha sottolineato come la risposta istituzionale sia oggi più strutturata ed efficace.
Il ministro ha ricordato anche il recente aumento delle operazioni antimafia e ha assicurato che tornerà presto in Sicilia per verificare i risultati delle misure adottate, a partire dal rafforzamento degli organici fino agli interventi sulla sicurezza urbana.
Il contesto della visita di Piantedosi
La visita in Sicilia di Piantedosi è stata anche l’occasione per inaugurare a Bagheria un immobile confiscato alla mafia, simbolo del riutilizzo sociale dei beni sottratti alla criminalità organizzata.
Un gesto che si inserisce in un quadro più ampio di interventi che, secondo il Viminale, devono combinare prevenzione, repressione e rafforzamento delle strutture territoriali. L’obiettivo dichiarato è consolidare la presenza dello Stato in un’area considerata ancora sensibile, ma dove – secondo il ministro – si stanno registrando segnali di maggiore reattività istituzionale.
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