Ci sono storie d’amore che finiscono per entrare nella memoria collettiva quasi quanto le canzoni che le accompagnano. Quella tra Dori Ghezzi e Fabrizio De André è una di queste. In una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera, la cantante ripercorre alcuni dei momenti più significativi della loro relazione, iniziata negli anni Settanta e proseguita fino alla morte di Faber nel gennaio 1999.
“Non sarà una botta e via”
Il primo incontro avvenne grazie a Cristiano Malgioglio. Dori racconta di aver incrociato De André in uno studio di registrazione e di essere rimasta colpita immediatamente dalla sua presenza. Poco dopo, il cantautore le cantò Valzer per un amore guardandola negli occhi, un episodio che sarebbe rimasto impresso nella sua memoria.
All’inizio, molti amici cercarono di metterla in guardia. Le dicevano che De André l’avrebbe fatta soffrire. Lei però non si lasciò condizionare. A sorprenderla fu soprattutto una frase di Lucio Battisti, che intuì subito la profondità di quel legame. “Non sarà una botta e via”, le disse, prevedendo che quella relazione avrebbe avuto un futuro importante.
Dori ricorda oggi un rapporto fatto di caratteri forti, discussioni e riconciliazioni. Racconta anche che dopo una delle prime liti De André le regalò un orologio importante per farsi perdonare, ma lei glielo restituì.
Il rapimento e una prova che li unì ancora di più
Uno dei capitoli più drammatici della loro vita fu il sequestro del 1979 in Sardegna, quando entrambi vennero rapiti dall’Anonima sequestri e tenuti prigionieri per circa quattro mesi.
Fu un’esperienza che segnò profondamente la coppia. Nonostante la paura e l’incertezza di quei giorni, Dori ha più volte raccontato come quella vicenda abbia rafforzato ulteriormente il loro rapporto, mettendo alla prova la loro capacità di affrontare insieme anche le situazioni più estreme.
La malattia che portò via Faber
La parte più toccante dell’intervista riguarda però gli ultimi mesi di vita di Fabrizio De André. Dori Ghezzi racconta che il cantautore si sottoponeva regolarmente ai controlli medici. Eppure, durante le prove di un tour a Saint-Vincent, qualcosa cambiò improvvisamente. “Gli vennero dei dolori forti, non riusciva a suonare la chitarra, la buttò a terra”, ricorda.
De André si recò all’ospedale di Aosta, dove arrivò la diagnosi che avrebbe cambiato tutto. “Gli dissero: ‘Le restano tre mesi di vita’. Il male era partito dai polmoni, ormai era ovunque”, racconta oggi la cantante.
Nel corso dell’intervista Dori collega quella malattia anche a una lunga dipendenza dal fumo. “Fabrizio fumava tre pacchetti al giorno, una dietro l’altra e nemmeno le finiva”, ricorda. “Il padre gli aveva chiesto di smettere di bere e lo aveva fatto. Purtroppo non gli chiese di smettere di fumare”.
Dori Ghezzi: “Eravamo indispensabili l’uno all’altra”
A oltre ventisette anni dalla scomparsa di De André, il racconto di Dori Ghezzi restituisce l’immagine di un uomo straordinario ma profondamente umano. Un artista capace di segnare la storia della musica italiana, ma anche un compagno con cui condividere fragilità, paure e momenti difficili.
La frase che meglio sintetizza la loro storia arriva proprio alla fine dell’isisintervista. Alla domanda sul loro rapporto, Dori risponde: “Sì. Due persone diverse, indipendenti, ma indispensabili l’uno per l’altra”.
Una definizione semplice, ma probabilmente la più efficace per raccontare uno degli amori più celebri della musica italiana.
