12 giugno 2026 – Due delle principali associazioni italiane che si occupano di tutelare i diritti dei consumatori hanno presentato all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato un esposto contro Divella S.p.A.,nota azienda produttrice di pasta, per presunte pratiche ingannevoli sull’origine del grano impiegato nella produzione della pasta. La segnalazione di Codacons e Adusbef prende le mosse da un procedimento avviato dall’Antitrust nel 2020 sulle indicazioni di provenienza riportate sulle confezioni. Le associazioni hanno affermato che le confezioni oggi in commercio non rispetterebbero gli impegni assunti da Divella davanti all’Autorità, con possibile pregiudizio per i consumatori.
L’esposto contro pasta Divella
L’esposto contesta che le informazioni sulla provenienza del grano siano collocate in posizione marginale del packaging, con caratteri piccoli e basso contrasto, quindi meno visibili rispetto agli elementi che valorizzano l’italianità del prodotto. “L’indicazione relativa all’origine del grano risulta infatti collocata in una posizione marginale del packaging, con caratteri grafici di dimensioni particolarmente ridotte, con scarso contrasto cromatico e con una visibilità significativamente inferiore rispetto agli elementi promozionali che enfatizzano l’italianità del prodotto“, scrivono Codacons e Adusbef nell’esposto. Le associazioni indicano come segnali che rafforzano l’idea di origine interamente italiana il richiamo cromatico al tricolore, la presenza di simboli evocativi della tradizione italiana, l’enfatizzazione della dicitura “Made in Italy” e l’uso di espressioni idonee a valorizzare l’origine nazionale del prodotto trasformato.
Impegni del 2020: diciture adottate e richieste di verifica
Nel 2020 Divella aveva assunto impegni davanti all’Autorità per chiarire le indicazioni di origine, introducendo sulle confezioni la dicitura prevista “Pasta di semola di grano duro coltivato in Italia e Paesi UE e non UE. Macinato in Italia” e prevedendo analoga indicazione sul sito aziendale.
Codacons e Adusbef sostengono però che le confezioni attualmente commercializzate “continuano a presentare elementi grafici e testuali di forte impatto visivo che richiamano immediatamente l’idea di una provenienza integralmente italiana” e che “la comunicazione commerciale appare strutturata in modo tale da attribuire massima evidenza ai richiami all’italianità e minima evidenza alle informazioni che consentirebbero al consumatore di comprendere l’effettiva origine della materia prima“.
Le associazioni chiedono all’Antitrust di avviare gli opportuni accertamenti, anche con il supporto della Guardia di Finanza, per verificare l’eventuale sussistenza di violazioni della normativa a tutela dei consumatori. Nell’esposto è stata richiesta l’adozione di eventuali provvedimenti sanzionatori e l’interruzione delle condotte ritenute non conformi.
La vicenda rimette al centro il tema dell’etichettatura alimentare e della trasparenza sulle materie prime. Il prossimo passo formale sarà la valutazione dell’Antitrust sull’ammissibilità dell’esposto e l’eventuale apertura di accertamenti istruttori.
