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Nuove accuse contro i fratelli Tate: così funzionava la loro rete di sfruttamento sessuale

Andrew e Tristan Tate, ex campioni di kickboxing e influencer, sono accusati di aver creato una rete criminale in Romania per sfruttare sessualmente donne vulnerabili. Un'inchiesta rivela l'intreccio con potere mediatico e politico

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Romania, i fratelli Tate e l'inchiesta per sfruttamento sessuale - nella foto, Andrew Tate

Andrew Tate | ANSA EPA/Robert Ghement

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

11 giugno 2026 – Andrew e Tristan Tate, ex campioni di kickboxing e volti noti sui social, si trovano ora al centro di un’inchiesta che scuote la Romania. Secondo un’inchiesta del New Yorker, i due fratelli avrebbero messo in piedi una rete criminale che sfrutta decine di donne, molte delle quali minorenni, obbligate a partecipare a pornografia online. Una base operativa costruita con manipolazioni, minacce e rinchiudendo le vittime in condizioni disumane. Non è solo una storia di crimine, ma un sistema che si intreccia con il potere e l’influenza mediatica.

Le prime vittime: simboli di un controllo totale

Come riporta il Fatto Quotidiano, tra le testimonianze più forti c’è quella di Bibiana Hruskova, una ragazza slovacca conosciuta da Andrew Tate quando aveva appena quindici anni. Secondo il New Yorker, Andrew l’ha trasformata in uno dei volti principali della sua rete di pornografia online, costringendola a un tatuaggio sul braccio con la scritta “Tate Property” accanto a un cobra, simbolo personale di Tate. Nel tempo Hruskova è stata protagonista di riprese durissime, in cui veniva umiliata, maltrattata e insultata davanti a centinaia di spettatori.

In Romania un’altra vittima, Iasmina Pencov, è stata coinvolta nella piattaforma online “War Room”, un servizio a pagamento creato dai Tate per diffondere una filosofia che prometteva di “emancipare” gli uomini dalla cosiddetta prigionia sociale, ma che di fatto insegnava a dominare e sottomettere le donne, spingendole anche nella prostituzione forzata.

Manipolazione amorosa e reclutamento delle vittime

Il meccanismo usato dai fratelli Tate segue uno schema crudele, noto come “metodo loverboy”. Selezionavano donne fragili o vulnerabili, spesso molto giovani, ingannandole con finti sentimenti d’amore e creando un legame di fiducia fatto di promesse di futuro insieme o matrimonio. Questa tecnica persuasiva ha convinto molte ragazze a trasferirsi in Romania.

Una volta isolate in un ambiente controllato, le giovani venivano private di ogni libertà: passaporti confiscati, controlli stretti e limitazioni assolute. Costrette a produrre contenuti pornografici per piattaforme webcam gestite dai Tate, lavoravano sotto minacce continue di ritorsioni economiche e perfino fisiche, con l’intimidazione di possibili interventi della criminalità organizzata locale. Solo poche donne, incaricate di sorvegliare il gruppo, ricevevano uno stipendio decente.

Chi sono i fratelli Tate

Andrew e Tristan Tate hanno iniziato come atleti professionisti nel kickboxing, conquistando titoli soprattutto nel Regno Unito. Nati in Romania e con cittadinanze britannica e statunitense, sono poi diventati influencer di rilievo online, spesso legati alla manosfera, un movimento noto per i contenuti misogini e per promuovere un’idea di mascolinità basata sulla dominazione e una visione negativa delle donne. Andrew Tate in particolare si è sempre presentato come un misogino dichiarato, costruendo il suo impero digitale su quell’immagine di “iper-mascolinità” che molti vedono come violenza e manipolazione.

Nel 2015, dopo accuse gravi di violenza sessuale e stupro nel Regno Unito, i fratelli si sono trasferiti in Romania, dove hanno creato una sorta di enclave – chiamata “American Village”, vicino a Bucarest – sorvegliata da guardie armate e da cui gestivano la loro attività online. Nonostante le indagini iniziate nel 2022 in Romania per reati gravissimi come traffico di esseri umani e sfruttamento sessuale,  non hanno mai perso attenzione, anche grazie al sostegno politico che Andrew e Tristan ricevono dalla frangia più radicale della destra americana, in particolare dal movimento Maga.

Il “villaggio americano”: violenze e terrore quotidiano

Le testimonianze raccolte raccontano di un inferno dentro questo American Village: una realtà fortificata e sorvegliata, dove lo sfruttamento sessuale avveniva con la diretta e violenta partecipazione dei fratelli Tate. Andrew, ex campione di kickboxing, è descritto come un aggressore spietato: spesso colpiva le donne alle spalle, stringendole così forte da farle quasi svenire, per poi abusare di loro mentre erano incoscienti. I racconti delle vittime parlano di violenza costante e ripetuta; alcuni abusi avvenivano anche dopo rapporti inizialmente consensuali, rovesciando completamente il controllo sulle donne. Le accuse coinvolgono anche Tristan. I due fratelli Tate avrebbero avuto decine di figli con alcune delle donne sfruttate, in linea con la loro dichiarata intenzione di “massimizzare la progenie”.

Fratelli Tate, le protezioni politiche e le alleanze controverse

Nonostante le accuse e le indagini, i fratelli Tate continuano a godere di una certa protezione nel mondo politico e mediatico della destra statunitense. Personalità come Tucker Carlson, Candace Owens, Donald Trump Jr. e il compianto Charlie Kirk hanno pubblicamente difeso i Tate, mettendo in dubbio la veridicità delle accuse.

Questa rete di sostenitori ha giocato un ruolo chiave nel ridimensionare le misure cautelari: dopo l’arresto e la detenzione in Romania, i fratelli sono passati agli arresti domiciliari e poi sono stati liberati da ogni restrizione, anche dopo la rielezione di Donald Trump nel 2025, un evento che secondo i Tate ha influenzato le decisioni dei giudici. Dietro a questa vicenda si intrecciano così dinamiche di potere e influenza che complicano il lavoro della giustizia.

Risulta quindi fondamentale l’inchiesta pubblicata sul New Yorker che, oltre a riportare l’attenzione su un caso che sembrava ormai archiviato, ha fatto emergere nuovi e più dettagliati profili delle vittime, coinvolte in un sistema criminale articolato che, fondato su coercizione e violenza, intrecciava lo sfruttamento sessuale con il mondo degli influencer digitali.

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