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Polemica su Obsession: l’art director svela stipendi miseri e scuote Hollywood

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I due protagonisti di Obsession

Instagram, Obsession

Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Il mondo del cinema horror indipendente è stato recentemente scosso dal clamoroso successo al botteghino di Obsession, una produzione a bassissimo budget capace di sconfiggere colossi hollywoodiani del calibro di The Mandalorian & Grogu. Tuttavia, nelle ultime ore, l’attenzione mediatica si è spostata bruscamente dagli incassi record alle condizioni di lavoro dietro le quinte. A far esplodere la bomba è stata Sally Choi, l’art director della pellicola di Curry Barker, che attraverso uno sfogo virale sui social ha denunciato i compensi irrisori ricevuti durante le riprese, accendendo un riflettore sui lati oscuri dell’industria cinematografica.

 

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Paghe minime e multitasking: la realtà sul set di Obsession

Il post di Sally Choi ha svelato cifre che contrastano nettamente con le proiezioni economiche del film. A fronte di un budget iniziale di appena 750.000 dollari e stime di incasso globali che sfiorano i 250 milioni, l’art director ha rivelato di aver percepito una paga di 300 dollari al giorno, per un totale netto di poco meno di 7.000 dollari. Choi ha specificato che il suo intento non è quello di colpire il regista o i colleghi, bensì di denunciare la situazione dei lavoratori “below the line”, ovvero le maestranze tecniche spesso invisibili. Durante le riprese di Obsession, l’artista si è trovata a fare i salti mortali, ricoprendo contemporaneamente i ruoli di scenografa, grafica, assistente di produzione, autista, comparsa e addetta agli acquisti, arrivando persino ad anticipare di tasca propria alcune spese necessarie per il set. «Sapevo quale fosse la paga – ha spiegato Choi – ma vivevo stipendio dopo stipendio. Spesso per i produttori diventiamo solo una voce di bilancio da tagliare».

Il dibattito a Hollywood tra solidarietà e paura della gogna

Le dichiarazioni dell’art director hanno spaccato in due l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori. Da un lato, una vasta fetta di utenti e cineasti ha espresso piena solidarietà, trovando scandaloso il divario tra i guadagni miliardari di Obsession e il trattamento economico della troupe. Il regista Joseph Kahn è intervenuto sottolineando che 300 dollari al giorno, sebbene all’esterno possano sembrare una cifra dignitosa, nella costosa realtà di Los Angeles rappresentano una paga da fame per un professionista. Dall’altro lato, non sono mancate le critiche di chi ricorda che si trattava di un progetto indipendente con contratti accettati ex ante. Alcuni hanno persino ammonito la Choi, sostenendo che la sua denuncia pubblica potrebbe costarle la carriera e l’inserimento in una “lista nera”. Proprio quest’ultima accusa ha alimentato la rabbia dei sostenitori dell’art director, evidenziando come la paura di ritorsioni professionali sia il motivo principale per cui lo sfruttamento nel cinema continua a perpetuarsi nel silenzio.

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