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Piantedosi promette: l’IA per la sicurezza non sarà un “Grande Fratello”. Cosa prevede la bozza del nuovo decreto?

Il ministro ha spiegato che l'intelligenza artificiale diventerà uno strumento di supporto al servizio delle forze dell'ordine e non sarà "un poliziotto automatizzato"

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Gli agenti di polizia potranno usare l'IA solo in alcune circostanze

alanews.it

Alessandro Bolzani di Alessandro Bolzani

Mi chiamo Alessandro Bolzani e sono nato a Vigevano nel 1991. Sono un giornalista pubblicista e dal 2018 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale ho curato la realizzazione di articoli per importanti realtà editoriali. Sono appassionato di scrittura creativa e nel 2024 ho pubblicato il romanzo urban fantasy "Cronache dei Mondi Connessi - I difensori del parco" con la casa editrice PAV Edizioni. Alcuni dei miei scritti sono stati pubblicati anche sulla rivista Weirdbreed.

Il governo punta a portare l’intelligenza artificiale (IA) dentro le attività di polizia, ma con limiti molto netti. Matteo Piantedosi ha assicurato che ogni impiego dell’IA dovrà restare sotto controllo umano, nel rispetto dei dati personali e senza trasformarsi in un sistema di sorveglianza generalizzata. “L’IA costituisce uno strumento di supporto e non un poliziotto automatizzato”, ha spiegato il ministro dell’Interno, chiarendo che le decisioni finali resteranno sempre alle persone e che non è previsto alcun “Grande fratello” né l’uso di grandi banche dati biometriche.

Il decreto per adeguare l’Italia all’AI Act

Lo schema di decreto legislativo che andrà oggi in Consiglio dei ministri punta ad allineare la normativa italiana al Regolamento europeo AI Act. La bozza, analizzata ieri dal pre-consiglio dei ministri, disciplina l’uso dei sistemi di intelligenza artificiale da parte degli organi, uffici e comandi delle Forze di polizia, in relazione alle funzioni che esercitano.

L’obiettivo è dare agli apparati di sicurezza uno strumento in più per contrastare criminali e cybercriminali, che, secondo quanto ricordato dal vicedirettore esecutivo di Europol Jürgen Ebner, stanno vivendo un momento favorevole proprio grazie all’uso malizioso dell’IA. Senza una cornice normativa aggiornata, le autorità italiane ed europee rischiano infatti di restare indietro rispetto a chi già sfrutta queste tecnologie in modo illecito.

L’uso dell’IA: dalla ricerca biometrica al riconoscimento facciale

Tra le misure introdotte dal testo ci sono disposizioni su ricerca, sviluppo, addestramento, formazione, sperimentazione e utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale nelle attività di polizia. Il perimetro comprende anche l’etichettatura, il filtraggio e la categorizzazione dei dati biometrici, oltre all’identificazione biometrica remota in tempo reale e al riconoscimento facciale a posteriori per il contrasto dei reati.

L'uso di un software di intelligenza artificiale
L’uso di un software di intelligenza artificiale | Pixabay @Sakorn Sukkasemsakorn – alanews

Uno dei punti più delicati è l’articolo 8, dedicato ai sistemi di IA per l’identificazione biometrica remota in tempo reale, finalizzati alla prevenzione e alla ricerca di persone scomparse o vittime di reati come sequestro di persona, tratta di esseri umani e sfruttamento sessuale. L’uso è consentito soltanto per confermare l’identità di soggetti specificamente individuati o per una ricerca mirata, anche dinamica, legata a una minaccia concreta.

Le salvaguardie previste per l’uso in tempo reale

Il confronto biometrico potrà avvenire solo con una banca dati di riferimento adeguata alla singola finalità, costruita con dati biometrici e informazioni identificative già disponibili e raccolti legalmente. È espressamente vietato utilizzare archivi biometrici creati con scraping non mirato o comunque in violazione della normativa sulla protezione dei dati personali.

L’uso di questi sistemi richiederà una richiesta del questore, del comandante provinciale dei carabinieri o della Guardia di finanza, oppure dei responsabili dei servizi centrali previsti dal decreto-legge del 13 maggio 1991, indirizzata al procuratore della Repubblica competente. L’autorizzazione dovrà indicare finalità, durata, area territoriale, persone interessate, banche dati impiegate e tecnologie utilizzate, e potrà essere concessa solo per uno specifico evento o per un periodo non superiore a quindici giorni, prorogabili con decreto motivato.

Nei casi urgenti, quando un ritardo potrebbe provocare un danno grave e irreparabile, l’uso del sistema potrà partire su disposizione dell’autorità di polizia, ma sempre con comunicazione immediata al pubblico ministero e con limiti stringenti di area e di persone ricercate. Se le condizioni non vengono rispettate, o se manca l’autorizzazione, il sistema dovrà essere interrotto e tutti i dati acquisiti cancellati.

Videosorveglianza e riconoscimento facciale a posteriori

La seconda grande novità è l’articolo 10, dedicato alla videosorveglianza con tecnologia di riconoscimento facciale a posteriori integrata dall’intelligenza artificiale. I sistemi potranno essere utilizzati nei luoghi già coperti da una specifica base normativa, ma solo in presenza di esigenze di ordine e sicurezza pubblica e nel rispetto del regolamento europeo e della disciplina sui dati personali.

L’attivazione successiva del riconoscimento facciale potrà avvenire solo dopo la commissione di un reato, anche tentato, e soltanto per identificare persone già indiziate sulla base di immagini, video e altri elementi oggettivi e verificabili. La responsabilità diretta dell’utilizzo sarà affidata all’ufficiale di pubblica sicurezza designato dal questore.

Nel caso di accessi a luoghi o eventi sensibili, il sistema potrà trattare automaticamente i dati biometrici ricavati dai volti delle persone presenti, memorizzandoli localmente in una base dati di riferimento insieme ai dati anagrafici e, se previsto, all’identificativo del titolo di accesso. I dati resteranno conservati per sette giorni, poi dovranno essere cancellati in automatico. Ogni accesso e ogni operazione dovranno essere tracciati in file di log non modificabili, conservati per cinque anni e consultabili per verifiche di liceità, controlli interni o procedimenti penali.

Polizia
Polizia | Pixabay @ChiccoDodiFC – alanews

Il testo stabilisce inoltre che nessuna decisione con effetti giuridici negativi potrà basarsi solo sui risultati del riconoscimento facciale. Restano vietati impieghi non mirati, generalizzati o indiscriminati, così come utilizzi scollegati da un reato o da un procedimento penale. Un decreto del ministro dell’Interno, da emanare entro tre mesi e sentito il Garante privacy, definirà modalità tecniche, misure di sicurezza e adempimenti del titolare del trattamento.

Formazione, sviluppo e software IA di nuova generazione

L’ultima parte del decreto riguarda la formazione e lo sviluppo di strumenti di IA per la polizia. Le Forze di polizia dovranno attivare corsi specifici presso i propri istituti di formazione, nei limiti delle risorse disponibili a legislazione vigente.

Inoltre, per la prima volta, la polizia potrà partecipare allo sviluppo, alla realizzazione e alla sperimentazione di sistemi di IA, soprattutto se ad alto rischio, destinati alle attività operative. Anche in questo caso resta fermo il rispetto della protezione dei dati personali e dei diritti e delle libertà fondamentali, che il governo indica come il confine invalicabile della nuova stagione tecnologica.

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