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Tensioni tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz, Netanyahu: “Continueremo a colpire Beirut”

La crisi in Medio Oriente è su due fronti paralleli: da un lato le crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran che minacciano la sicurezza delle rotte petrolifere mondiali nello Stretto di Hormuz, dall'altro l'offensiva senza sosta di Israele che intensifica i raid militari in Libano e a Gaza per neutralizzare le minacce di Hezbollah e Hamas

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Tensioni tra Stati Uniti e Iran - nella foto lo stretto di Hormuz

Lo stretto di Hormuz |Shutterstock - alanews

Giulia Camuffo di Giulia Camuffo

Classe 2003, Veneta trapiantata a Milano. Ho studiato Relazioni Internazionali e iniziato a scrivere documentando le manifestazioni sul territorio Lombardo. Collaboro con l’agenzia Alanews e con il magazine indipendente Scomodo.

7 giugno 2026 – Il Medio Oriente resta al centro di una crescente escalation regionale che coinvolge più fronti contemporaneamente. Dallo Stretto di Hormuz, dove l’Iran alza la pressione sulle rotte energetiche globali tra minacce di controllo e nuove tariffe di transito, fino al confine libanese, dove i raid israeliani continuano a colpire obiettivi legati a Hezbollah con conseguenze sempre più gravi per la popolazione civile.

Parallelamente, si intensificano anche le tensioni diplomatiche tra Stati Uniti e Tel Aviv, mentre sul piano internazionale tornano le accuse sull’uso di armi controverse nei teatri di guerra. Il quadro complessivo è quello di un equilibrio sempre più fragile, segnato da scontri militari, guerra di intelligence e rischi di ulteriore allargamento del conflitto.

Hormuz sotto scacco: l’Iran punta al controllo mentre gli Stati Uniti contestano

Sul versante marittimo, Teheran mantiene alta la pressione. Secondo Majid Shakeri, membro della delegazione negoziale iraniana, l’Iran potrebbe imporre un ultimatum di 30 giorni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il commercio petrolifero mondiale. La condizione è che cessino tutte le minacce militari provenienti dagli Stati Uniti e dai loro alleati, prima di concedere il passaggio sotto il proprio controllo.

Si parla anche di nuove tariffe per i servizi di navigazione e sicurezza nello Stretto: assistenza alla navigazione, operazioni di ricerca e soccorso, protezione ambientale e copertura dei rischi legati al traffico marittimo. I costi potrebbero riflettere i danni ambientali causati dal traffico intenso nel tratto, dicono fonti iraniane. Nonostante i negoziati siano fermi, l’Iran ribadisce la sua sovranità sullo Stretto, condivisa con l’Oman. Le navi che passano con il permesso iraniano pagano una tariffa stimata tra 1,5 e 2 milioni di dollari. Gli Stati Uniti contestano la misura, chiedendo il libero passaggio senza pedaggi una volta terminato il conflitto.

Libano in fiamme: raid israeliani colpiscono civili

La situazione al confine libanese si è fatta ancora più critica. Nella notte tra il 6 e il 7 giugno 2026, gli attacchi israeliani hanno preso di mira diverse località nel sud del Libano, inclusa la città di Saksakiyeh, nel distretto di Sidone. Un raid aereo ha causato almeno due morti e 22 feriti, tra cui donne e bambini, secondo il ministero della Salute di Beirut.

In aggiunta, per la prima volta dall’annuncio degli accordi di cessate il fuoco con il Libano, i caccia dell’Idf hanno anche colpito il quartier generale di Hezbollah nel sobborgo sciita di Dahyeh, nella capitale libanese. A riportarlo è ANSA: un portavoce dell’Idf ha confermato che l’aeronautica ha preso di mira le infrastrutture dei miliziani. Secondo i media libanesi, l’attacco è stato condotto con tre missili, utilizzati per colpire due appartamenti a Dahyeh.

Stati Uniti e Israele, spie e sospetti sul tavolo

Anche i rapporti tra Washington e Telaviv sembrano incrinarsi, non solo sul campo militare ma anche in fatto di intelligence. Il Pentagono ha alzato il livello di allerta per attività di spionaggio israeliano, accusato di aver intercettato informazioni riservate su funzionari vicini al presidente Donald Trump, inclusi membri chiave del Dipartimento della Difesa coinvolti nella strategia anti-Iran.

Secondo fonti interne al governo americano, l’attività di spionaggio israeliana è stata particolarmente aggressiva, oltrepassando i normali limiti tra alleati. Tel Aviv ha negato ogni accusa, mentre Washington si è limitata a un “no comment”, senza escludere possibili contromisure. La tensione mette in luce le divergenze tra i due Paesi sul conflitto iraniano e svela una relazione complessa fatta di guerre sul campo e battaglie segrete nell’intelligence.

Fosforo bianco in Libano: le accuse contro Telaviv

Un’altra questione che sta facendo discutere riguarda l’uso del fosforo bianco da parte delle forze israeliane durante gli attacchi in Libano meridionale. Il New York Times e organizzazioni come Human Rights Watch hanno denunciato l’impiego di questa sostanza chimica in zone densamente abitate, sottolineando i rischi elevati per la popolazione civile.

Il fosforo bianco provoca ustioni gravissime e danni permanenti. Il suo uso è regolato dal diritto internazionale: è permesso solo per creare cortine fumogene o illuminare il campo di battaglia, ma è vietato nelle aree popolate. I rapporti documentano diversi episodi in cui il fosforo è stato usato senza discriminazione, causando incendi estesi e fughe di civili.

Queste accuse hanno suscitato condanne a livello internazionale e gettano una luce dura sulle azioni di Israele, aggravando un conflitto già segnato da violenze e sofferenze diffuse.

Per approfondire: L’Iran sospende i contatti con gli Usa dopo l’escalation in Libano. “Pronti a chiudere Hormuz”

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